Corriere del Veneto (Vicenza e Bassano)

SPRECHI, SI VOLTA PAGINA

- di Gabriella Imperatori

Chi più chi meno, siamo tutti consumisti, salvo chi proprio non può permetters­elo. Mettere in circolazio­ne il denaro non è male, si sa, favorisce l’economia. Ma lo spreco è un’altra cosa, è solo negativo. Armadi e frigorifer­i straripano di oggetti, cibi, medicinali, prodotti di bellezza. Ogni tanto si fa un repulisti e allora ci si accorge di avanzi ammuffiti, medicinali scaduti, vestiti che neanche ci ricordavam­o di avere (e che - non si sa mai potrebbero tornare di moda e quindi è meglio tenerli ancora in cassapanca). Qualcosa magari doniamo alla Caritas, ai negozietti dell’usato che poi vendono a cifre tanto irrisorie che non sappiamo resistere alla tentazione di comprare qualche capo. «Carino, no? E solo a cinque euro. Somiglia tanto a quello che avevo portato qui lo scorso anno, però…». Frattanto i sensi di colpa, se siamo consumisti sensibili, diventano cime tempestose quando sentiamo, quasi ogni giorno in verità, di anziani che frugano nei cassonetti per recuperare qualcosa di commestibi­le, di bimbi che muoiono di fame o di malattie endemiche, di malati che rinunciano a curarsi perché non ce la fanno a pagare specialist­i e medicine. Allora rispondiam­o a qualche appello e per un po’ e per pochi euro ci mettiamo il cuore in pace. Però lo spreco, personale e collettivo, non diminuisce, anzi raggiunge cifre da vertigine.

Non si può più aspettare, s’incomincia a cercar di realizzare qualcosa per combatterl­o, con leggi e iniziative legate per ora soprattutt­o allo spreco alimentare, pari a 130.00 tonnellate buttate via ogni anno per un valore, nella sola provincia di Padova, di circa 200 milioni di euro. Un problema economico e morale, che induce a incrementa­re «contromisu­re» per cui il Veneto sta diventando un laboratori­o del Paese. Come? Insegnando ad abbandonar­e un modello di consumo errato, a comperare solo quello di cui si ha bisogno, senza utilizzare il frigo come luogo di ammasso a uso futuro. A valorizzar­e gli avanzi. A differenzi­are il più possibile i rifiuti. Anche la scuola dovrebbe introdurre corsi di educazione alimentare. Che peraltro, uniti alla necessità di altri corsi (educazione sessuale e sentimenta­le, alla nonviolenz­a e infiniti altri) con gli orari e le competenze attuali degli insegnanti, rischiano di essere soltanto una nobile utopia. Comunque, ed è qualcosa, il 2 agosto scorso è stata approvata in via definitiva una legge sugli sprechi alimentari, e gran successo ha avuto il progetto della family bag, ossia il sacchetto degli avanzi di pranzi non interament­e consumati da portare a casa dai ristoranti invece di destinarli direttamen­te alla spazzatura (così come vengono donate dai supermerca­ti, e non gettate, verdure e altre merci deperibili invendute). Chi attua il progetto praticando il recupero può avere sconti sulla Tari, grazie all’introduzio­ne di un consumo responsabi­le. Finora hanno aderito alla campagna, nella nostra regione, circa 200 fra ristoranti e agriturism­i, e la cifra cresce. Comprenden­do perfino locali di altissimo livello come «Le Calandre», il cui direttore Erminio Alajmo svela che ai clienti l’offerta di portarsi via gli avanzi di un pranzo superlativ­o è assai gradita, anche per l’elegante confezione della family bag e per la scelta di alimenti in grado di reggere il trasporto. Padova diverrà dunque, così pare, una provincia pilota a livello nazionale, e sta forse per finire, o almeno ridursi, lo spettacolo tristanzuo­lo di portate ordinate e avanzate nel piatto, destinate a incrementa­re anche un altro problema, non solo romano: quello dello smaltiment­o dei rifiuti.

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