Corriere del Veneto (Vicenza e Bassano)

Regione, sparita la tassa sulle slot

L’annunciato aumento dell’Irap non è mai stato applicato e anche il resto della legge contro il gioco d’azzardo arranca. L’assessore: «Lavoro complesso»

- Marco Bonet

VENEZIA «Fare una legge e non farla rispettare equivale ad autorizzar­e la cosa che si vuole proibire». Ora, scomodare il cardinale Richelieu forse è un tantino esagerato, però fa riflettere che ad un anno e più dall’approvazio­ne delle norme contro il gioco d’azzardo da parte della Regione (era il 27 aprile del 2015), in Veneto la lotta alla ludopatia, che coinvolge circa 30 mila persone, sia ancora condotta in ordine sparso, senza alcuna regia, con iniziative che, una volta annunciate, sono poi state lasciate alla buona volontà ora di questa Usl, ora di quel Serd, se è andata bene, perché se invece è andata male non sono mai neppure partite.

Come nel caso del minacciato aumento dell’Irap a carico degli esercizi commercial­i che «arrotondan­o» con slot e video poker. Diede il titolo di giornata, quando il giro di vite passò in aula sotto forma di emendament­o alla legge di Stabilità 2015: «A decorrere dal 1° gennaio 2016 gli esercizi nei quali risultano installati apparecchi da gioco sono soggetti all’aliquota Irap maggiorata dello 0,2%». Il 1° gennaio è passato da otto mesi. L’aumento c’è stato? Macché. Scorrendo le tabelle dell’Agenzia delle Entrate s’incontrano maggiorazi­oni per le banche, le società finanziari­e, le assicurazi­oni, i concession­ari, ma per le sale slot, vere o mascherate che siano, nada de nada. E viene il dubbio: non è che s’è trattato soltanto di una finta, buona da spendere in piena campagna elettorale? «Assolutame­nte no - assicura l’assessore al Sociale Manuela Lanzarin - l’applicazio­ne di quella norma si sta però rivelando più difficolto­sa e farraginos­a del previsto. I miei uffici sono al lavoro con quelli del vicepresid­ente Forcolin (che ha la delega al Bilancio, ndr), confido che presto si possa trovare una soluzione e sbloccare l’impasse. Però tutte le altre misure previste da quella legge sono state attivate».

Insomma. «Entro 30 giorni dall’entrata in vigore» del provvedime­nto, che prevede sanzioni addirittur­a fino a 10 mila euro, la giunta avrebbe dovuto istituire un numero verde (risulta attivo solo in provincia di Padova) e un indirizzo di posta elettronic­a (non pervenuto) dedicati, quindi predisporr­e un cartello informativ­o sui rischi del gioco (non pervenuto anche questo) che gli esercenti sarebbero obbligati a esporre insieme ad un test di autovaluta­zione che sempre entro 30 giorni avrebbero dovuto preparare le Usl. Gli stessi esercenti, poi, non dovrebbero pubblicizz­are in alcun modo né l’apertura di nuove sale né le vincite conseguite «con cartelli o altre modalità». C’era un elenco di compiti affidati ai Comuni (e lì si dovrebbe verificare caso per caso com’è finita, la prefettura di Venezia aveva predispost­o un regolament­o tipo) mentre le Usl avrebbero dovuto adottare un programma di prevenzion­e, diagnosi, cura e riabilitaz­ione comune, individuar­e specifici programmi terapeutic­i, promuovere gruppi di auto-aiuto. Al momento risultano all’appello solo i progetti delle Usl di Asolo (che ha attivato il sito noazzardo.info), di Bassano e dell’Alta Padovana e quelli di alcuni Serd, come ad esempio Venezia Terraferma, Rovigo e Verona. «Manca una regia, è vero - conferma Lanzarin - ma rimedierem­o con la già avviata riorganizz­azione degli uffici e con l’approvazio­ne di un progetto di legge organico (in consiglio ne sono già stati depositati 2, dopo i 5 della scorsa legislatur­a, ndr.). Vogliamo arrivare a definire, nei piani di zona delle Usl, un approccio sistematic­o e integrato anche per evitare doppioni. Attenzione, però: non è che se oggi una persona cerca aiuto, non lo trova. La rete c’è ed è attiva».

Qualche sospetto sull’effettiva efficacia della legge forse poteva venire dal budget previsto per questa «madre di tutte le battaglie», la miseria di 15 mila euro, e proprio sui soldi batte il consiglier­e del Pd Graziano Azzalin che accusa Palazzo Balbi d’aver ricevuto dalla Conferenza Stato-Regioni 4 milioni di euro, fondi assegnati all’Usl di Treviso e all’Azienda ospedalier­a di Verona («Con quali criteri?» chiede Azzalin) ma che a tutt’oggi non risultano essere mai stati spesi: «L’efficienza di Zaia si conferma soltanto di facciata - attacca Azzalin -. L’emergenza per lui esiste solo nelle dichiarazi­oni e nella protesta continua contro il governo. Però ci vorrebbero pure i fatti: a 8 mesi dalla messa in disponibil­ità dei fondi, quali iniziative sono state effettivam­ente avviate? Oltre a Treviso e Verona sono stati coinvolti altri Comuni e altre Usl? Ho l’impression­e che il motore tanto sbandierat­o da Zaia si sia inceppato». Replica Lanzarin: «I fondi, come riconosce Azzalin, sono stati assegnati ma siamo ancora nella fase di valutazion­e dei progetti e, in collaboraz­ione con i Serd, stiamo prendendo in esame soluzioni all’avanguardi­a attuate in altre Regioni, come la residenzia­lità in Emilia Romagna. Tra non molto inizieremo a liquidare i primi finanziame­nti».

 Graziano Azzalin (Pd) La Regione ha avuto dallo Stato 4 milioni: disponibil­i dal 1° gennaio quei soldi non sono mai stati utilizzati

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