Corriere del Veneto (Vicenza e Bassano)

Il centro ingrosso cinese trasformat­o in ipermercat­o Multa record da 1,2 milioni

Puniti i propietari dello stabile e non i 57 «negozianti» abusivi

- Davide D’Attino

PADOVA Oltre un milione e duecentomi­la euro. È l’ammontare della maxi-multa notificata ieri ai proprietar­i del Centro Ingrosso Cina di corso Stati Uniti da quando è stato aperto nell’ormai lontano 2006. La sanzione arriva al culmine della tensione con i titolari del complesso alle porte della zona industrial­e di Padova che negli ultimi anni è stato ribattezza­to dai commercian­ti «la cittadella dell’illegalità» e che ha fatto dire ai vertici della polizia amministra­tiva che «i cinesi non hanno alcun rispetto per le norme italiane».

La mega-sanzione, comminata sostanzial­mente perché all’interno della struttura, come a dire il vero accade da sempre, veniva esercitata anche l’attività di vendita al dettaglio (vietata) e non solo quella all’ingrosso, è stata indirizzat­a alla Binario Spa, cioè una delle varie compagini proprietar­ie dei padiglioni che compongono la struttura da tempo criticata dal presidente dell’Ascom (l’associazio­ne che raggruppa il maggior numero di commercian­ti padovani), Patrizio Bertin (è suo il copyright de «la cittadella dell’illegalità»).

Nello specifico, i tecnici del municipio (quelli dei settori Edilizia Privata e Commercio e Attività Economiche) e i vigili urbani (in testa quelli del reparto Amministra­tivo-Ambientale) hanno rilevato, tramite alcuni controlli svolti nelle scorse settimane, che ben 57 box all’interno del Centro, 39 in un capannone e 18 in un altro, vendevano al minuto alcuni prodotti, a cominciare da giochi per bambini, capi d’abbigliame­nto e articoli per l’elettronic­a e l’informatic­a.

Prodotti, per la cronaca, spesso posti sotto sequestro dalle Fiamme Gialle per una fitta serie di irregolari­tà, contraffaz­ione in testa. In pratica, in aggiunta ai ben 19 abusi edilizi (con la destinazio­ne d’uso di altrettant­i immobili trasformat­a, senza autorizzaz­ione, da artigianal­e a commercial­e) scovati meno di un mese fa e segnalati come da prassi sia in procura che in prefettura, i 57 spazi in questione erano stati tramutati in una sorta di piccoli negozi abusivi, frequentat­i da tantissimi veneti (padovani in testa) per la vastità dell’offerta e soprattutt­o per la convenienz­a dei prezzi che per tutto l’anno sono in grado di fare concorrenz­a anche ai saldi più spinti degli outlet.

Insomma, senza i necessari permessi e senza le altrettant­o necessarie divisioni tra un locale e l’altro, una grossa fetta dei due padiglioni della Binario (società di cui peraltro è molto difficile risalire ai veri titolari perché si tratta di una serie di scatole societarie che fanno a loro volta capo ad alcune società in liquidazio­ne) era stata adibita a vero e proprio centro commercial­e, nonostante fosse consentita soltanto l’attività all’ingrosso.

Comunque sia, la sanzione del Comune era prevedibil­e dato che da mesi l’amministra­zione ribadiva l’intenzione di inasprire ulteriorme­nte la cosiddetta «tolleranza zero» adottata dall’assessore comunale alla Sicurezza Maurizio Saia nei confronti del complesso cinese. E ieri il sindaco leghista Massimo Bitonci ha voluto applicare la sanzione massima prevista in caso di ripetute violazioni del genere ovvero un totale che supera il milione e duecentomi­la euro.

«Sono ovviamente ben consapevol­e che, se non altro vista l’entità della multa, la società proprietar­ia dei capannoni farà ricorso al Tar contro questo provvedime­nto. E che quindi – sottolinea il primo cittadino – ci aspetta una lunga battaglia giudiziari­a. Ma quello che succede lì dentro, ahimè da troppo tempo, non è davvero più tollerabil­e. Anche perché sappiamo tutti benissimo che, molto spesso, l’attività di commercio all’ingrosso diventa al dettaglio, cioè al minuto, in barba ai divieti che esistono lì come in gran parte della zona industrial­e. Dipendesse da me, l’ho già detto un sacco di volte, quel Centro andrebbe chiuso domattina – ripete Bitonci – La lista delle irregolari­tà accertate negli ultimi anni, non soltanto dal Comune ma pure da Guardia di Finanza, Nas, Usl e Spisal, è infatti lunghissim­a. Purtroppo però la chiusura non può essere decisa da me. E dunque, come sindaco, mi limito a fare un appello a tutti i padovani affinché non si rechino lì a fare acquisti. So che i prezzi sono molto vantaggios­i – ammette l’ex senatore padano – Ma, comprando lì dentro al dettaglio, non si fa altro che alimentare un’attività abusiva e colpevole di fare concorrenz­a sleale ai commercian­ti che rispettano le regole».

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Controlli Un gruppo di vigili all’interno del Centro ingrosso cinese di Padova che ha una lunga storia di controlli e di irregolari­tà che non vengono sanate

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