Corriere del Veneto (Vicenza e Bassano)

Linea e strategie, nella Lega sale lo scontro

Marcato trova alleati tra i parlamenta­ri, levata di scudi dei salviniani: la resa dei conti dopo i ballottagg­i

- Di Martina Zambon

Alledure parole di Roberto Marcato, capo banda leghista nel padovano e assessore della giunta Zaia che ha parlato di « errori grossolani dai vertici del partito a Padova e Verona», ieri si sono aggiunte nuove voci. Perfino più duro Da Re («Salvini venga a spiegare, non ci riconoscia­mo più nella sua linea») ma soprattutt­o sono venuti allo scoperto i primi parlamenta­ri. E il piano di tenere a freno la polemica è fallito: levata di scudi corale dei salviniani e certificaz­ione della spaccatura.

VENEZIA In principio era solo la base in subbuglio fra un’autonomia che non arriva mai e le pirotecnic­he trovate di Matteo Salvini. Oggi, a commento dell’attacco frontale a «questa Lega» da parte di un pezzo da novanta come l’assessore regionale Roberto Marcato («Dopo il voto serve una riflession­e violenta su chi siamo e dove andiamo») si ritrovano sui social, decine di commenti a sostegno. E non parliamo di semplici militanti delusi ma di padri nobili della Liga come Luciano Dussin che sul profilo Facebook del Corriere del Veneto scrive: «Marcato è un uomo coraggioso e fa da grancassa ai sentimenti dei militanti». Poco sopra Gianluca Forcolin, ex vice presidente della Regione, chiosa, sulla bordata di Marcato: «Sottoscriv­o ogni parola». Il Carroccio veneto che aspettava solo la débâcle padovana per rompere gli indugi è un magma in ebollizion­e e la voce che gira è: «Attendiamo i ballottagg­i per chiedere le dimissioni del commissari­o regionale Alberto Stefani».

Il tallonamen­to, se non il sorpasso, di FdI mette a rischio l’egemonia su Palazzo Balbi e quel numero rimbalzato dalle urne nei giorni scorsi, 15%, spaventa ormai tutti, dai consiglier­i regionali ai parlamenta­ri. Questi ultimi, calcolatri­ce alla mano, vedono assottigli­arsi sempre più il sogno di tornare a Roma. Nel pomeriggio a gettare benzina sul fuoco ci ha pensato l’europarlam­entare Toni Da Re che attacca frontalmen­te Salvini: «Il 6 e 7% a Padova e Verona fanno ridere, e sono il frutto di politiche e candidati sbagliati. A Padova la sconfitta era evidente, tanto valeva correre con un candidato di partito». Per arrivare all’affondo finale «la Lega in Veneto non si riconosce più nella politica di Salvini. A questo punto noi vogliamo che il segretario venga in Veneto e spieghi in un’assemblea qual è il suo programma da oggi fino alle prossime elezioni. Settembre è troppo tardi. Non vogliamo cambiare il segretario ma fargli capire che la sua politica è sbagliata». Non sono bastate, insomma, le indiscrezi­oni secondo cui «il capitano » vorrebbe coinvolger­e Giancarlo Giorgetti, Luca Zaia e Massimilia­no Fedriga nella gestione del partito. Il tabù della critica al capo è caduto. Tanto da generare, in serata, un fuoco di fila di dichiarazi­oni-fotocopia a sostegno di Salvini. Citiamo i commissari provincial­i che scrivono: «Nemmeno il Pd in Veneto attacca Salvini come fa qualcuno che dal suo posto privilegia­to si può permettere anche di fare il “commentato­re”».

Eppure crepe iniziano ad aprirsi anche a Roma, tra quei parlamenta­ri finora compattame­nte al fianco di «Matteo».

Il deputato Mirco Badole spiega: «Dobbiamo dircelo: abbiamo perso le elezioni. Sono in perfetta linea con Marcato. Anni di commissari­amento hanno svilito lo spirito di appartenen­za nel partito. È stato uno degli errori maggiori. Sono urgenti un congresso nathional e subito dopo il federale». Ma che i parlamenta­ri la pensino tutti come Badole? «Diciamo che la pensano come me i meno giovani» sorride lui. Il riferiment­o è ai Salvini Boys. Fra le voci di dissenso c’è anche quella di Adolfo Zordan: «Una riflession­e va fatta, i risultati sono innegabili. Siamo da tempo commissari­ati, chiediamo congressi e segretari eletti dai militanti. Non critico Salvini, per carità, certo che i risultati non puoi negarli, no?». Erik Pretto concede: «Dopo ogni scadenza elettorale serve una riflession­e ma lo si fa all’interno del direttivo». Non a caso i comunicati-fotocopia di cui sopra. Citiamo il senatore Cristiano Zuliani: «No alle polemiche pubbliche sulle spalle della Lega e di Salvini, che non merita tutto questo. Il dibattito all’interno di un partito è fisiologic­o ma le spettacola­rizzare di discussion­i private non fa altro che danneggiar­ci». Segue il deputato Giuseppe Paolin: «Ci sono sedi opportune per esprimere il dissenso, quindi, se il suo contributo (rivolto a Da Re ndr) vuole essere costruttiv­o, lo invito a

"Luciano Dussin Marcato è un uomo coraggioso e fa da grancassa ai sentimenti dei militanti

manifestar­e il proprio pensiero in quelle evitando la facile tribuna offerta dai media». E così via, europarlam­entari (quindi colleghi di Da Re) inclusi. Fra i fedelissim­i salviniani c’è il deputato veneziano Alex Bazzaro che vuole coerenza dal Veneto che chiedeva l’ingresso nel governo Draghi e che ora punisce la Lega per le scelte di responsabi­lità fatte: «Si mettessero d’accordo». Secca Vania Valbusa: «Noi siamo abituati a fare riflession­i all’interno del partito e non sbandieran­dole sui giornali».

La prossima settimana si terrà il direttivo regionale ma pare che nessuno chiederà la testa di Marcato «altrimenti creiamo un martire» ragiona, pensoso, un anonimo colonnello. La parola d’ordine è: i conti si faranno dopo i ballottagg­i, ci sono da prendere Verona, Jesolo, Feltre e Thiene.

Massimo Bitonci, grande antagonist­a di Marcato è in linea: «Le analisi devono essere fatte internamen­te, non sui giornali. Ora la priorità sono i ballottagg­i».

 ?? ?? L’anno d’oro Il segretario federale della Lega, Matteo Salvini, sul palco di Pontida nel 2018. Era l’anno d’oro per la Lega. Accanto a Salvini Luca Zaia, Attilio Fontana e Massimilia­no Fedriga
L’anno d’oro Il segretario federale della Lega, Matteo Salvini, sul palco di Pontida nel 2018. Era l’anno d’oro per la Lega. Accanto a Salvini Luca Zaia, Attilio Fontana e Massimilia­no Fedriga
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