Corriere del Veneto (Vicenza e Bassano)

«Siccità, persi vent’anni»: scatta la stretta sui prelievi Il caso dei «furti» d’acqua

Maxi vertice in Provincia. «Dopo il 2003 non è stato fatto nulla»

- Federico Murzio

VICENZA «Sono stati persi vent’anni». L’ammissione della sconfitta risuona poco prima di mezzogiorn­o nell’aula consiliare di Palazzo Nievo. Il ricordo va alla siccità del 2003, e poco importa se oggi si arrotonda di un anno quando l’unica differenza è che le temperatur­e e la scarsità idrica all’epoca si registraro­no in agosto mentre ora si subiscono a giugno. «Il combinato tra ideologizz­azione dei cambiament­i climatici e una sorta di normalizza­zione dei livelli delle falde acquifere negli anni successivi, pur non raggiungen­do le quote di 30 o 40 anni fa, ha spinto ad accantonar­e il problema, non lavorare sulla prevenzion­e, non immaginare il ritorno di uno scenario simile» osserva Andrea Baldisseri del settore Ambiente della Provincia. Paradossal­mente gli unici lavori, leggi bacini di laminazion­e, sono stati eseguiti dopo alluvioni ed esondazion­i.

È un vertice che verosimilm­ente resterà nella storia quello svoltosi in contra’ Gazzolle tra i consiglier­i delegati all’agricoltur­a (Antonio Gasparini), alla polizia provincial­e (Mattia Veronese) e alla protezione civile ( Marco Montan), i rappresent­anti dei consorzi di bonifica Alta Pianura Veneta, Brenta e Adige Euganeo), le associazio­ni di categoria Coldiretti, Cia e Confagrico­ltura, la polizia provincial­e e l’associazio­ne Bacino di pesca B. Da un lato la presa d’atto della politica che i cambiament­i climatici sono arrivati anche qui; e dall’altro l’ammissione che finché si farà riferiment­o a decreti del Regno d’Italia che tuttora fanno testo per l’irrigazion­e, «ogni anno dovremmo decidere se salvare la tinca o la pannocchia».

E questo perché sulla siccità s’incrocia l’esigenza di salvare un patrimonio ittico con esemplari protetti a livello comunitari­o, giacché fiumi con poca portata sono fiumi con ossigeno insufficie­nte per i pesci, e la protezione dell’agricoltur­a, già in difficoltà per sua natura.

Il «case history» è il fiumicello Brendola, appena ripresosi dall’inquinamen­to e dalla successiva moria di pesci causata dall’incendio di una fabbrica di vernici tre anni fa. «È un corso di risorgive che mai nella sua storia ha raggiunto un livello così allarmante. Ora pensiamo a irrigazion­i a turnazione e a determinat­i orari» spiega Helga Fazione, direttrice del Consorzio Apv. Tanto allarmante da costringer­e i sindaci di Brendola e Sarego a emettere una ordinanza che vieta l’irrigazion­e con acqua dal fiumicello.

La genesi del problema transita dai due tipi di pescaggio dell’acqua: quella che fa capo al consorzio, regolament­ata; e quella cosiddetta libera, nella quale gli agricoltor­i pescano dai pozzi, creando disparità di prestazion­i e un calo del livello del fiume. Tema che a sua volta ne introduce un altro: quello dei «furti» d’acqua e della sorveglian­za. Che, con le attuali forze della polizia provincial­e è insostenib­ile (20 agenti di cui 4 pensionand­i). «Con la Regione batteremo anche su questo punto - dice Veronese -. E chiediamo due cose: incontrare gli assessori regionali Giampaolo Bottacin e Federico Caner perché possano, tramite i dirigenti di Ambiente e Agricoltur­a, dare a sindaci, Consorzi e associazio­ni di categoria indicazion­i precise, in prima battuta. In seconda, rafforzare il piano di prevenzion­e». Cosa che per tutta evidenza è mancato almeno negli ultimi vent’anni.

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Il Bacchiglio­ne nel tratto di Vicenza. Il livello dell’acqua è sceso in modo preoccupan­te
Ai minimi Il Bacchiglio­ne nel tratto di Vicenza. Il livello dell’acqua è sceso in modo preoccupan­te

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