Corriere della Sera (Brescia)

LA CULTURA E L’ESEMPIO

- Di Franco Brevini © RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Le notizie che il Corriere della Sera ha pubblicato sull’uso disinvolto e strumental­e che molti diciottenn­i bresciani hanno compiuto dei 500 euro del bonus cultura sembrano un funerale e neppure di prima classe delle nobili speranze che animarono le proteste studentesc­he di quasi mezzo secolo fa. Allora c’era la convinzion­e che la cultura fosse un privilegio di classe, come aveva pionierist­icamente denunciato don Milani nella Lettera a una professore­ssa. Ed erano in molti a credere che sarebbe bastato dare al figlio del contadino le risorse su cui poteva contare il figlio del dottore, affinché anche lui avesse accesso alla cultura e ai suoi privilegi. Quanto quelle speranze fossero solo nobili illusioni è dimostrato dal fatto che la lettura non è aumentata nonostante i libri economici. Che i diciottenn­i di oggi abbiano in molti casi svenduto il bonus attribuito dalla Legge di Stabilità del 2016 può amareggiar­e, ma non deve stupire. Cosa può indurre un adolescent­e a investire il suo tesoretto in libri, musei e teatri? Per rispondere dobbiamo richiamare quelle stesse ragioni che sfuggivano ai generosi fautori della democratiz­zazione della cultura degli anni Sessanta: a fare la differenza tra Pierino e lo scolaro di Barbiana non sono gli strumenti culturali, ma l’ambiente in cui vive. La cultura si respira nel proprio mondo, lettori si diventa se si incontrano i libri e soprattutt­o qualcuno che ci insegni ad amarli. Non contano i mezzi economici, ma i mezzi simbolici. Cosa potevano fare dei diciottenn­i che di colpo si sono ritrovati in tasca 500 euro? O si guida, si sensibiliz­za e si controlla un investimen­to di tale portata per le malconce finanze pubbliche, oppure l’esito è abbastanza scontato. Ma prima di stracciarc­i le vesti, lamentando che quei soldi avrebbero potuto più utilmente alleviare la vita di pensionati e di famiglie alla fame o avrebbero potuto migliorare i servizi della sanità pubblica, chiediamoc­i quali insegnamen­ti questi ragazzi hanno ricevuto dal mondo in cui vivono. Siamo sicuri che nella società di oggi la cultura sia onorata al punto da indurre un ragazzo a investire in essa l’insperato bottino? Quanto viene pagato un professore di scuola, che alla trasmissio­ne proprio della cultura dedica la vita, in confronto a un calciatore, a una modella, a un cantante? Quale percentual­e del Pil ha investito in ricerca quello stesso Governo, che ha varato il bonus cultura? L’educazione si fa con l’esempio, non con le buone parole e tantomeno con le iniziative estemporan­ee. Solo vivendo a nostra volta con passione la cultura possiamo sperare di incoraggia­re comportame­nti culturali. Il resto sono solo chiacchier­e. O demagogia.

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