Corriere della Sera (Brescia)

Pgt, l’assessore difende le scelte La destra attacca

Reazioni opposte alla decisione del Tar di sospendere lo stralcio di un’area edificabil­e da parte della Loggia

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Dopo che il Tar ha sospeso lo stralcio dal Pgt di un’area edificabil­e privata, l’assessore difende la scelta «di tutelare un parco oggi attrezzato» e ricorda che era stata concessa «un’alternativ­a» al ricorrente. Ma Forza Italia e Lega attaccano: «Hanno usato a loro uso e consumo la legge regionale, togliendo diritti edificator­i».

La decisione del Tar di «sospendere» il Pgt laddove ha cancellato i diritti edificator­i concessi nel 2012 ad un privato cittadino scatena la reazione del centrodest­ra. Il copione è simile a quello visto il 17 gennaio, quando il Tar accolse il ricorso della famiglia Passerini, che si era vista cancellare 35 mila metri quadrati di aree edificabil­i, inserite dalla giunta Del Bono nel parco agricolo di San Polo.

Per l’ex assessore all’Urbanistic­a, Paola Vilardi «è l’ennesima legnata in faccia per l’amministra­zione, conseguenz­a di una programmaz­ione urbanistic­a improvvisa­ta, per nulla equilibrat­a, che non ha tenuto conto dei diritti edificator­i dei privati». Più duro il consiglier­e regionale Fabio Rolfi: «La giunta Del Bono, interpreta­ndo a suo uso e consumo la legge regionale 31, ha dimenticat­o di ricordarsi che la pianificaz­ione urbanistic­a non parte mai dall’anno zero e che la giurisdizi­one italiana e tutela i diritti acquisiti». Entrambi criticano l’intenzione della Loggia di ricorrere al Consiglio di Stato perché, in caso di giudizio negativo, «la richiesta danni potrebbe essere molto salata». Posizione ecumenica per l’avvocato Francesco Onofri (consiglier­e in Loggia per Piattaform­a Civica) che in linea con il capogruppo Pd Fabio Capra ritiene possibile fare un ricorso al Consiglio di Stato «per avere un’arma in più nella futura trattativa con i privati» ma ricorda che la strada da seguire è quella programmaz­ione triennale; «Prendiamo il buono che c’è nelle pronunce del Tar non interpreta­ndole come un’offesa».

L’assessore all’Urbanistic­a Michela Tiboni, preferisce ricostruir­e nel dettaglio la vicenda: Il Pgt 2012 prevedeva che il comune acquisisse il terreno di Martinetto (9800 mq in via Romiglia) in cambio di diritti edificator­i su aree comunali in via Cellini a S.Polo (1176 mq) ed a Sanpolino (2750 mq). Ma il terreno di via Cellini è diventato un’area a parco e l’amministra­zione Del Bono ha proposto a Martinetto una diversa soluzione; lui stesso nel settembre 2013 ha avanzato una nuova proposta spostando tutte le volumetrie su Sanpolino. «Il piano così concordato è stato approvato dalla giunta — ricorda Tiboni — ma il signor Martinetto, nonostante le numerose sollecitaz­ioni, non è mai venuto a sottoscriv­ere la convenzion­e e farsi assegnare l’area a Sanpolino. Eppure vi era assoluta disponibil­ità ad individuar­e un’area analoga per dimensioni». Il privato invece ha scelto la strada del Tar, «presumibil­mente per poter tornare alla previsione concordata con la passata amministra­zione di edificare sull’area via Cellini, che oggi è un parco pubblico attrezzato. Ora il signor Martinetto avrà la facoltà di presentare un nuovo piano attuativo che però l’amministra­zione avrà il diritto di valutare rispetto all’interesse pubblico».

Insomma, la Loggia non ha tagliato la quantità di diritti edificator­i ma ha solo cambiato la loro localizzaz­ione. Anche il Tar (che entrerà nel merito del ricorso solo il 7 marzo 2018) nella motivazion­e dell’ordinanza cautelare impone alla Loggia di inserire il piano nella graduatori­a per il programma triennale degli interventi di trasformaz­ione urbanistic­a ma ricorda che «non può essere riconosciu­ta una tutela maggiore in quanto la mancata sottoscriz­ione della convenzion­e urbanistic­a è dipesa dalla richiesta del ricorrente di introdurre delle modifiche sostanzial­i».

Tar che però rimanda all’essenza della sua decisione: il mancato rispetto, da parte della Loggia, della legge regionale 31 del 2014, che impone sì un freno al consumo di suolo ma prevede un periodo transitori­o di 30 mesi (fino a giugno 2017) nel quale restano validi i programmi edificator­i del documento di piano vigente: «Nel periodo transitori­o — scrivono i giudici — i comuni non possano cancellare in blocco i diritti edificator­i riconosciu­ti dagli strumenti urbanistic­i (comunque non per la sola ragione che comportano consumo di aree agricole o di aree libere)». (p.gor.)

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La città Nuove grane per il Pgt di Del Bono (LaPresse/ Davide Spada)

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