Corriere della Sera (Brescia)

Il derby del dottor Boranga «Dopo calcio e atletica, il nuoto»

Giocò nel Brescia che seguirà domani contro il suo Perugia

- di Luca Bertelli

L’unico difetto di Lamberto Boranga è che non sai mai come chiamarlo. In teoria dottore, perché è medico. Ma preferisce modi più informali, come il suo immancabil­e giubbotto di pelle. È stato un portiere, innanzitut­to, fino a due stagioni fa: ha smesso, perché di anni ne aveva 72 (sì, 72) e, dice lui, «il mio ginocchio non voleva più essere martoriato». Da tempo, però, è diventato un atleta Master. Salta (lungo e triplo), lancia (il peso), quasi sempre vince. I titoli nazionali sono una cinquantin­a, quelli europei e mondiali la metà. In totale sono circa 74, come le candeline spente lo scorso ottobre. Siccome di tempo libero ne aveva ancora, tra le visite agli sportivi e gli allenament­i, ha deciso di provare pure con il nuoto. Al debutto, ha vinto con 11 secondi di distacco. Lo hanno chiamato subito in nazionale: «In estate vado ai Mondiali a Budapest – racconta - Facciamo la staffetta 4x50 stile libero. In 4 facciamo 280 anni». La fama di Boranga ha oltrepassa­to i confini nazionali, ma le città della sua vita sono due. La sua Perugia e Brescia. Qui ha giocato nel 1969-70, qui torna spesso: la moglie Laura è di Carpenedol­o. Domani ritroverà la sua ex squadra al Curi e alla partita presenzier­à per lavoro: «Devo gestire eventuali casi di emergenza in tribuna. Comunque sarà un pareggio. Bucchi e Brocchi sono bravi, ma le loro squadre sono giovani. Tra qualche mese, mi aggregherò al Perugia negli allenament­i. Lo faccio per me. E per far credere agli altri portieri di essere forti…».

Perché scelse di diventare medico pur potendo vivere solo di calcio?

«Volevo seguire le orme di mio fratello. Così mi laureai in biologia e poi in microbiolo­gia. Scelsi di giocare a Brescia per avvicinarm­i a Laura e perché lì avrei potuto iniziare la specializz­azione. Mi aveva chiamato il Milan, ma Nereo Rocco si spaventò quando gli dissi che dovevo studiare». E quell’anno retrocedes­te… «Bella squadra, però. C’erano Salvi, Cagni, Simoni. Il problema è che c’erano troppi doppioni: andammo a Cagliari con tre terzini destri e nessun mancino, perdemmo 4-0. Io l’anno dopo andai a Reggio Emilia, scesi in C ma lì avrei potuto continuare gli studi. Subii solo 9 gol, ero guascone ma senza l’università avrei fatto ben altra carriera».

Ieri come oggi, però, lei è una mosca bianca

«E chi glielo fa fare, ai calciatori, di studiare? Anzi, se posso dare loro un consiglio, dico: non fate come me! (ride)».

Meglio salvare una vita o parare un rigore?

«Non contano le persone che salvi, ma quelle che muoiono. E si fa presto a dimenticar­e pure una bella parata. Una gioia, però, resta indelebile: mi sono laureato a 35 anni con mia madre, mia moglie e i miei tre figli. Il più bello tra i record che detengo». Il suo segreto? «Sono vegetarian­o e non bevo alcol. Poi ho costruito una palestra in mansarda, per non prendere freddo e ottimizzar­e i tempi. Anzi, se permette, adesso la saluto: ho 25 persone da visitare…».

 ?? (LaPresse) ?? Parata Lamberto Boranga in tuffo mentre para un tiro. Ora ha deciso di darsi al nuoto
(LaPresse) Parata Lamberto Boranga in tuffo mentre para un tiro. Ora ha deciso di darsi al nuoto

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy