Corriere della Sera (Brescia)

Santiago come Giobbe Il magistero della sconfitta

- Nino Dolfo

Qualcuno ha detto che è il suo Moby Dick. In verità Hemingway era allergico ai simbolismi per sua stessa ammissione. A volte però non si può evitare che il significan­te si trascini dietro il significat­o, legato da una gassa d’amante, il più usato dei nodi nautici (il lessico marinaro qui è d’obbligo), e allora un episodio della vita di un pescatore può trasformar­si come niente in rappresent­azione poetica, in metafora dell’umana esistenza. Il

vecchio e il mare è un romanzo breve e d’arrivo, con tutto il suo lascito testamenta­rio.

Non era certo facile adattare al palcosceni­co la pagina in prosa, perché i due linguaggi non sono così commensura­bili come si crede, ma l’allestimen­to prodotto dal Ctb, in cartellone al Sociale fino al 12 febbraio, spazza via ogni riserva: finalmente un teatro di regia (Daniele Salvo), che non si limita a trasporre, ma interpreta e ricrea il testo; finalmente una scenografi­a visionaria e inventiva che dà respiro all’immaginazi­one (Alessandro Chiti). Il mare quasi esonda verso la platea, liquido amniotico, immensità panica e desertica come The Waste Land di T.S. Eliot, Natura pura, in cui l’uomo si ritrova a mani nude nella catena alimentare dell’oceano provvisto solo del surplus di una tecnica primitiva, la lenza. È lì che il vecchio Santiago, solo sulla barca (la solitudine del grande individual­ismo americano, ma anche la solitudine come allenament­o alla morte, diceva Céline) ingaggia la sua lotta con l’enorme marlin nel segno del rispetto au pair. Lui e il pesce sono avversari, ma non c’è traccia di alcuna ferocia sadica. La bellezza de Il

vecchio e il mare sta in quella congiunzio­ne che unisce i due nomi in un tutto organico. Santiago è un moderno Giobbe nella ciclicità della meccanica dell’universo. Del suo trofeo, come si sa, gli rimarrà alla fine solo la carcassa, una gigantesca lisca. Ma Santiago, come i grandi loser, gli agonisti perdenti, vince dopo la battaglia, quando noi pensiamo a lui, alla nobiltà della sua vita che diventa magistero. Graziano Piazza e Stefano Santospago (il narratore) forniscono due prove memorabili.

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In scena Graziano Piazza è Santiago nella produzione del Ctb

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