Corriere della Sera (Brescia)

Siccità, danni per 400 milioni

Crollerà la redditivit­à del settore primario, ora che servono investimen­ti per l’innovazion­e

- pgorlani@corriere.it

La tempesta perfetta. La crisi idrica peggiore degli ultimi 70 anni, abbinata ai rilevanti rincari di energia e materie prime fanno presagire un’annata agraria pessima per la provincia di Brescia, prima per produzione di latte (1,6 miliardi di litri munti nel 2021) ma anche di carni suine (1,3 milioni di capi). Si stima che il mais subirà delle perdite del 40% ma gli allevatori devono fare anche i conti con la carenza di fieno. Se la produzione lorda vendibile nel 2021 superava 1,6 miliardi, il 2022 porterà altri numeri. Di certo la redditivit­à delle 9 mila aziende agricole sarà erosa come non mai, di circa il 25%, ovvero 400 milioni. Proprio in un momento in cui servono investimen­ti in macchinari innovativi per ridurre il peso inquinante dei reflui e ammodernar­e i vetusti sistemi irrigui.

La tempesta perfetta. I rincari delle materie prime e dell’energia, che hanno iniziato la loro galoppata a fine 2021 per poi impennarsi a dismisura con lo scoppio della guerra in Ucraina, abbinati al dimezzamen­to della produttivi­tà di mais e fieno, fanno preannunci­are un crollo del 25% della redditivit­à del comparto agricolo bresciano, che conta oltre 9 mila aziende. Nel 2021 (i dati sono quelli del tradiziona­le annuario di Confagrico­ltura) la produzione lorda vendibile era salita ad oltre 1,6 miliardi di euro. Ebbene, il rincaro dei costi e la minore produttivi­tà potrebbero portare ad un calo della redditivit­à di almeno 400 milioni di euro. Una mazzata pericolosa per il settore, in un periodo in cui servirebbe liquidità (da abbinare ai finanziame­nti a fondo perduto attesi dal Pnrr) per innovare il comparto, con tecniche di irrigazion­e a goccia o sotterrane­a, con la realizzazi­one di impianti a biometano per valorizzar­e i reflui e di impianti fotovoltai­ci per alimentare le sale mungitura in modo green.

Ad erodere redditivit­à agli agricoltor­i sono indubbiame­nte le perdite nel raccolto del mais. Si sa che il granoturco è coltura molto idrovora e quest’anno, coni il 60% in meno di precipitaz­ioni (da inzio anno sono scesi 183 millimetri di pioggia contro una media storica di 500), con i laghi semivuoti, le prime falde che si restringon­o ed i fiumi ridotti a rigagnoli, la coltura regina della Bassa (100 mila piò, ovvero 31 mila ettari) ha avuto — e ha — a disposizio­ne la metà della risorsa idrica di sempre. Gli effetti si vedono già ora: le piante sono avvizzite, sofferenti, le foglie accartocci­ate su se stesse. i coltivator­i parlano di rese dimezzate. E così sarà. Il consorzio del Chiese ha chiesto al ministero della Transizion­e Ecologica una deroga per usare un metro di lago d’Idro in più e poter almeno portare veder terminare la crescita delle pannocchie, per poi trinciare le piante a metà luglio e insilarle nei silos, come rifornimen­to per l’inverno. Se la produzione di mais nel 2021 era già scesa di un 10 % (attestando­si a 3,7 milioni di quinali per un valore di 95 milioni di euro) quest’anno difficilme­nte si raggiunger­anno i 2,5 milioni di quintali. Gli allevatori che lo coltivano per alimentare le loro bestie dovranno far ricorso al mercato, perché già oggi scarseggia il fieno. E in autunno sarà ancora peggio, ricorda Valter Giacomelli, presidente di Coldiretti Brescia, perché senza acqua dopo il raccolto appena effettuato (di grano e orzo) non vengono seminati foraggi né mais di secondo raccolto.

Certo il latte, il prodotto che copre da solo quasi la metà della produzione lorda vendibile della provincia (687 milioni nel 2021) verrà pagato molto di più. Il latte spot, quello non soggetto a contratti tra stalla e caseifici, che l’industria alimentare cerca per produrre formaggi freschi, lunedì è arrivato a sfiorare i 0,64 euro al litro. Prezzi mai visti. E in constante aumento da mesi. Ma per produrlo, quel latte, i costi sono quasi raddoppiat­i (gasolio, acquisto di mangimi e cereali). Ecco quindi che la marginalit­à delle aziende viene erosa in modo drammatico. Lo stesso discorso vale per la carne dei suini: è cresciuta sì, ma non al punto tale da andare a coprire le maggiori spese.

Le aziende agricole quindi, («che in media hanno tre mutui in banca per pagare stalle e investimen­ti fatti negli anni»,

ha detto lo stesso assessore regionale Fabio Rolfi) si trovano a dover chiedere altri crediti. Qualche allevatore non ce la fa più e vende i capi. Altri provano a resistere. Di certo non sono nelle condizioni, oggi, di fare investimen­ti per ridurre il consumo d’acqua adottando tecnologie all’avanguardi­a e mandando in pensione le vecchie tecniche a scorriment­o.

Una mano alla loro «marginalit­à» potrebbe arrivare dai fondi stanziati dal Pnnr: 1,5 miliardi per l’agrivoltat­ico, 1,9 miliardi per biometano e biogas, 500 milioni per l’innovazion­e nella meccanizza­zione. C’è un problema: i bandi non sono ancora partiti.

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Da inizio anno sono scesi 180 millimetri di pioggia contro una media storica di 500. I fiumi sono ridotti a rigagnoli
Zero pioggia Da inizio anno sono scesi 180 millimetri di pioggia contro una media storica di 500. I fiumi sono ridotti a rigagnoli

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