Corriere della Sera (Brescia)

«Non fu suicidio, ora il Dna sui caschi Chi incontrò Giorgio deve parlare» Lodi, la morte di Medaglia. Il consulente Carillo: quella sera gli diedero un appuntamen­to

- Di Andrea Galli

Il criminolog­o investigat­ivo Biagio Fabrizio Carillo è consulente per la difesa della famiglia di Giorgio Medaglia, il 34enne rinvenuto senza vita nell’Adda il 3 luglio 2020. Era sparito il precedente 28 giugno uscendo dalla casa di Lodi. Tre mesi fa il gip si è opposto alla richiesta di archiviazi­one del pm e ha ordinato agli investigat­ori di rifare le indagini daccapo: del resto, le anomalie sono numerose. Carillo, perché non possiamo parlare di suicidio?

«L’esperienza clinica insegna che nel suicidio siamo in presenza quasi sempre di una situazione depressiva che investe la persona in tutte le sue componenti fisiche e psichiche. Nelle persone che pensano al suicidio, le idee, i sentimenti e lo slancio vitale sono indeboliti; in loro prevale la paura, l’ansia, un profondo dolore morale che può addirittur­a portare al delirio. Esistono però anche altre componenti in queste persone e in particolar­e una netta frattura col mondo esterno». Mentre nel caso del povero Giorgio...

«Non era ripiegato su se stesso, non era isolato e aveva frequentaz­ioni amicali selezionat­e oltre a progetti di vita che mal si contempera­no con un gesto suicida. Stava organizzan­do con la mamma una vacanza alle Cinque Terre, in più valutando al rientro di iscriversi a una scuola guida. Frequentav­a una palestra ed era comunque un amante dello sport... Tutti elementi che fanno dubitare sul fatto che volesse togliersi la vita. Peraltro la sera del 28 giugno uscì dall’abitazione portandosi appresso le chiavi, e non sono state trovate lettere né biglietti che indicasser­o le motivazion­i del possibile suicidio». Tra gli oggettivi misteri, quello della telefonata.

«Una persona chiamò Giorgio sul cellulare alle 20.41 di quel 28 giugno. Visto che Giorgio uscì di lì a poco, è probabile che la sera della sua scomparsa avesse un appuntamen­to. Dopodiché, dalla consulenza tecnico medico legale risulta che Giorgio indossava dei pantalonci­ni ginnici di tessuto sintetico rosso, non suoi e più stretti rispetto alla sua taglia. Giorgio non beveva, era astemio, non brindava neanche a Capodanno. Eppure fu trovato con un tasso alcolometr­ico che coincide con uno stato di ubriachezz­a capace di limitare molto la deambulazi­one e il coordiname­nto motorio. Un impatto ancora più “marcato” in una persona astemia». Cos’altro?

«Il suo motorino venne rinvenuto in un luogo lontano rispetto a dove poi si sarebbe consumato l’evento. Quindi ci si domanda come Giorgio abbia potuto fare un tragitto di strada così lungo a piedi in quelle condizioni. Bisogna verificare la testimonia­nza di una persona che vide un giovane ragazzo parcheggia­re quello scooter in un posto distante dal fiume, e bisogna chiarire perché Giorgio sia uscito di casa con un telefonino senza scheda lasciando quello che utilizzava regolarmen­te. Doveva prestare il cellulare a qualcuno?».

Nonostante sia trascorso del tempo, la scienza permette ancora di compiere dei reali accertamen­ti?

«L’esame autoptico ha stabilito che la causa del decesso non è avvenuta per una patologia pre-esistente, e neanche a seguito di azioni violente. Giorgio è deceduto per una asfissia da annegament­o come conseguenz­a di due ipotesi: il gesto suicida sul quale ci sono dei dubbi come detto, oppure un evento accidental­e. Per questo è importante verificare se qualcuno lo abbia fatto bere... Sarebbe utile eseguire accertamen­ti sui caschi ritrovati, di cui uno non appartenev­a a Giorgio, per verificare la presenza di peli, capelli, impronte digitali. Sul capello si possono stabilire le caratteris­tiche morfologic­he e struttural­i, l’eventuale presenza del bulbo pilifero, la fase di ciclo vitale che oggi, con l’avvento dell’indagine sul Dna e i migliorame­nti delle tecniche, si possono effettuare anche su steli privi di radice. Importante l’analisi dei tabulati per mappare gli spostament­i di Giorgio mettendoli a confronto con le testimonia­nze. Ci sono elementi che farebbero pensare alla presenza di altre persone...». Da due anni qualcuno tace, sicuro dell’impunità? Un gruppo si sta proteggend­o? Ci sono comportame­nti vili e omertosi?

«Giorgio era buono e socievole, sempre pronto a fare del bene. Se qualcuno ha visto qualcosa oppure lo ha incrociato, lo dica. Giorgio amava profondame­nte la vita».

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Il criminolog­o Biagio Fabrizio Carillo è consulente per la difesa della famiglia Medaglia
Esperto Il criminolog­o Biagio Fabrizio Carillo è consulente per la difesa della famiglia Medaglia

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