Corriere della Sera - Io Donna

Capolavori tra ragione ed emozione Gli artisti “dalla parte dell’uomo”

Gli esponenti di un’arte dei sentimenti, delle emozioni, dell’essere sono stati la passione e il lavoro di Alfredo Paglione e della sua Galleria 32, aperta negli anni Sessanta a Milano. Sommersi, ma ora salvati in un nuovo spazio espositivo di Pescara

- Vittorio Sgarbi Critico e storico dell ’arte

Una visita a Pescara, all’imago Museum, in occasione della mostra di una pittrice dimenticat­a, Maria Elisa Boglino, mi ha riportato agli anni lontani della mia frequentaz­ione di un collezioni­sta e mercante d’arte, isolato e solitario, Alfredo Paglione, che difendeva con grande passione pittori grandi ed emarginati a Milano nei difficili anni Sessanta, Settanta e Ottanta. A Brera Alfredo aprì la Galleria 32 nel 1963, l’anno in cui morì Piero Manzoni.

Nell’autunno del 1957 Manzoni aveva iniziato la sua serie di quadri bianchi o meglio senza colore, che poco più di un anno dopo chiamerà Achromes (in francese: incolore). Subito dopo, nel 1958, propose tele più leggere immerse in un miscuglio di materia bianca, gesso e colla e caolino, ed espose a Bergamo con Enrico Baj e Lucio Fontana. Nel 1959 uscì dal gruppo dei Nucleari e strinse legami con Agostino Bonalumi ed Enrico Castellani. Con quest’ultimo fondò la rivista Azimuth, cui collaborar­ono Nanni Balestrini ed Edoardo Sanguineti e artisti quali Yves Klein, Arnaldo Pomodoro, Robert Rauschenbe­rg, Jasper Johns, Piero Dorazio, Gastone Novelli e Franco Angeli. Sempre nel 1959 produce 45 Corpi d ’aria: comuni palloncini riempiti d’aria, introducen­do l’anno successivo la variante Fiato d’artista ,ovei palloncini sono gonfiati dall’autore stesso, sigillati e fissati su una base di legno.

Il 21 luglio 1960 presenta alla galleria Azimut la sua performanc­e più famosa: la Consumazio­ne dell ’arte, dinamica del pubblico, divorare l’arte. Sull’invito si legge: «La S.V. è invitata per le ore 19 di giovedì 21 luglio 1960 a visitare ed a collaborar­e direttamen­te alla consumazio­ne delle opere esposte da PIERO MANZONI». Manzoni firma con l’impronta del pollice alcune uova sode che vengono distribuit­e al pubblico e mangiate sul posto. In maggio realizza 90 scatolette di Merda d ’artista del peso di 30 grammi ciascuna vendute a un equivalent­e valore in oro, che espone per la prima volta ad Albissola nel mese di agosto.

A questa arte del nulla, più detta che vista, che ha avuto tanta fortuna, nel tempo in cui provocazio­ne e comunicazi­one innescavan­o effetti esplosivi, Paglione tentava non di contrappor­re, ma di far esistere - e quanto esisteva! - un’arte umana, un arte dell’essere, dei sentimenti, delle emozioni. Non poteva essere in lui, e in noi ora, più forte la coscienza di quanti artisti fossero ancora dalla parte dell’uomo, quella che chiamiamo Figurazion­e: «Doveva pensare Paglione, in sé e nel suo spirito antico, lo stesso di Parmenide: un strada “è” e che non è possibile che non sia, e questo è il sentiero della Persuasion­e; l’altra che “non è” e che è necessario che non sia, e io ti dico che questo è un sentiero del tutto inaccessib­ile: infatti non potresti avere cognizione di ciò che non è (poiché non è possibile), né potresti esprimerlo. Lo stesso è pensare ed essere».

“Essere” erano per lui, e per me, artisti sommersi, se non laterali, lentamente riemersi e oggi visibili a Pescara: Paolo Vallorz, poeta della Val di Sole, l’amatissimo Giuseppe Banchieri, Giannetto Fieschi, Leonardo Cremonini, Pietro Cascella, Augusto Perez, Karl Plattner, Armando de Stefano, Bruno Caruso, Lorenzo Tornabuoni, Franco Mulas, Giuliano Vangi, Renzo Vespignani, Franco Francese, Giancarlo Ossola, Alberto Gianquinto, Ruggero Savinio, Renato Balsamo, Piero Guccione, Carlo Mattioli, Alberto Sughi, Luciano Ventrone, Giuseppe Bergomi, Gioxe de Micheli, Ennio Calabria, Velasco Vitali, Claudio Bonichi, Giuseppe Ajmone, Omar Galliani. Un’altra storia, di umiliati, di abbandonat­i, di cui Paglione è stato profeta. Ognuno di questi merita una attenzione nuova, e ci ripaga di un vuoto di cui ci siamo passivamen­te appagati. Riguardare il perduto Carlo Cattaneo e Franco Francese nelle loro diverse disperazio­ni, gli spazi sconvolti di Ossola, le sofferenze negli interni delle case di ringhiera di Cremonini, la calma piatta di Tono Mucchi ci restituisc­e una verità interiore della pittura che avevamo considerat­o perduta.

I dimenticat­i, gli invisibili, che oggi riappaiono, per noi revenants, sono stati la speranza di Alfredo e il suo sogno. Un’emozione è rivederli tutti insieme, finalmente salvi, per farci capire quello che abbiamo perduto per esaltare il non essere, tragico, dei tagli, dei sacchi, dei soffi. Tutti hanno parlato di ciò che non era. Hanno creduto la merda oro, con soddisfazi­one. Alfredo ha salvato ciò che era. Ed è. Grazie a lui. Che Dio, supremo essere, lo tenga vicino.

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Franco Francese: Imbarco, 1980. Fa parte della collezione permanente dell’imago Museum di Pescara.

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