Corriere della Sera - Io Donna

Nd Quello che le donne raccontano

Meloni, Schlein e la solitudine delle numero uno

- Antonella Baccaro abaccaro@corriere.it © RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Emozioni, ricordi, riflession­i affrontati da due diversi punti di vista. Volete condivider­li con noi? Scriveteci a

Èpossibile tirare un primo bilancio della singolare congiuntur­a in cui ci troviamo, nella quale sia il capo di governo che quello dell’opposizion­e sono donne? Visto che siamo a un passo dalle elezioni europee, non metteremo in scena in questa rubrica il confronto tra la premier Giorgia Meloni e la segretaria del Pd, Elly Schlein, che le tv rincorrono. Ci interessa piuttosto riflettere su come hanno espresso finora la loro capacità di leadership. Dunque parleremo del loro rapporto con i rispettivi gruppi di lavoro, che per Meloni sono la compagine governativ­a e il partito, mentre per Schlein, per ora, è la formazione che guida.

Diciamolo subito: il fatto di essere riuscita a conquistar­e palazzo Chigi, essendo donna e relativame­nte giovane, iodonna.parliamone@rcs.it procura a Meloni un vantaggio competitiv­o: non deve dimostrare niente ai suoi, piuttosto è il contrario. È lei che valuta il suo gruppo dirigente e decide chi sale e chi scende. Il piglio con cui lo fa appare decisionis­ta non solo nei retroscena politici, che descrivono le sue sfuriate, ma anche nelle dichiarazi­oni pubbliche, in cui non le manda a dire. Tuttavia c’è, nel modo in cui Meloni organizza le persone, un fondo di insicurezz­a che la porta a privilegia­re quelle che le sono vicine (si pensi ai famigliari) o che conosce da tempi non sospetti, quando starle a fianco non poteva portare vantaggi a nessuno.

La sua avversaria, Elly Schlein, non ha una lunga dimestiche­zza con l’esercizio del potere. Il suo approccio, giustament­e prudente nel primo periodo, non le ha impedito di fare scelte sfidanti per quanto riguarda la sua cerchia più stretta. Con l’andare del tempo, qualcosa è mutato nell’atteggiame­nto dei maggiorent­i che avevano fatto un passo indietro per consentirl­e di rifondare il partito. Ed ecco riaffiorar­e i consigli (non richiesti), a volte impartiti con un tono paternalis­tico che forse nessuno avrebbe riservato a un maschio. Sul punto Schlein si è difesa bene, senza arretrare rispetto alle decisioni prese (circa la sua candidatur­a alle europee), assumendos­ene la responsabi­lità. Che è esattament­e quello che ci si aspetta da un leader: di provarci, fino in fondo, a modo proprio.

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