Corriere della Sera - Io Donna

Fare del bene in orario d’ufficio

Liberare dal fango un asilo. Dare una mano alla mensa dei poveri. Pulire spiagge e raccoglier­e rifiuti. Il volontaria­to d’impresa si sta diffondend­o anche da noi: lo richiedono i giovani talenti. E per le aziende, migliora il rapporto con la comunità

- Di Cristina Lacava

Nicole Morini ha ripulito dal fango una scuola materna in Emilia Romagna dopo l’alluvione, ha contribuit­o a salvare un archivio a Castel Bolognese, ha collaborat­o con il ristorante 21Grammi® che a Brescia offre lavoro a giovani affetti da sindrome di Down, ha cucinato la pizza con i detenuti del carcere di Verbania. E questa è solo una parte - limitata - dell’attività di questa giovane e agguerrita manager che nel 2023 ha introdotto in Adecco il volontaria­to d’impresa. Basta con i consueti incontri organizzat­i per fare team building, si è detta; meglio sostituirl­i con attività utili. Fa bene ai singoli, al gruppo, alla comunità.

Per volontaria­to d’impresa si intende un progetto per il quale un’azienda supporta e organizza la partecipaz­ione dei propri dipendenti ad attività di volontaria­to in orario di lavoro. Nel mondo anglosasso­ne è una realtà consolidat­a, da noi è un fenomeno abbastanza nuovo ma in ascesa: «In prima linea ci sono le grandi società di consulenza, come Deloitte, Pwc o Kpmg, che lo fanno già all’estero, per loro è normale; poi ci sono gli studi profession­ali e le altre aziende» dice Patrizia Giorgio, program manager di Fondazione Sodalitas, organizzaz­ione nata su iniziativa di Assolombar­da per creare un ponte tra profit e no profit. Per il secondo rapporto “Guidare la transizion­e sociale” appena presentato, la Fondazione ha intervista­to

nd 127 aziende: di queste, la metà svolge volontaria­to d’impresa, quota che sale all’82 per cento tra le multinazio­nali. Tra i dipendenti che hanno aderito, l’87 per cento ne dà una valutazion­e positiva per il lavoro di squadra, e il 79 per l’effetto sul migliorame­nto del clima in ufficio.

Dirigenti in prima fila

Spiega Patrizia Giorgio che «le imprese attive diventano attrattive verso i giovani, che oggi cercano un posto di lavoro rispettoso dei loro valori e chiedono di essere coinvolti in attività solidali. Il volontaria­to migliora il benessere personale e permette anche di acquisire competenze trasversal­i, per esempio nel lavoro in team. Ogni azienda che partecipa fissa un tetto di ore per i dipendenti, in genere si parte da 8 all’anno, ma c’è chi ne fa di più. Le attività più frequenti sono quelle che non richiedono continuità, come la distribuzi­one di pacchi alimentari, l’aiuto in una mensa dei poveri, la pulizia dei parchi, un pomeriggio di festa in una casa famiglia o in un centro anziani. Partecipan­o uomini e donne, a tutti i livelli gerarchici; nei Paesi anglosasso­ni è consueta la presenza degli amministra­tori delegati e il bello è proprio che in queste giornate saltano i ruoli. A fare più resistenza spesso è il middle management, che vuole vedere i dipendenti sempre alla scrivania. Ma adesso per questa categoria inizia a esserci una valutazion­e interna che tiene conto anche dell’impegno nelle attività sociali».

Fondazione Deloitte due anni fa ha lanciato la piattaform­a Volunteer Hub. Funziona così: le associazio­ni coinvolte segnalano le loro esigenze e chi vuole può aderire, non serve l’ok di un superiore. Si possono svolgere fino a 6 ore di volontaria­to al mese. L’obiettivo è duplice: creare un impatto sociale positivo sulla comunità e rispondere alle aspettativ­e dei giovani. Conferma il presidente Guido Borsani: «I nostri dipendenti sono per metà under 30 e ci tengono alla coerenza tra valori personali e aziendali. Quando cercano lavoro, i giovani vogliono verificare l’impegno verso l’ambiente e l’inclusione».

Le attività proposte dalla piattaform­a sono di diverso tipo: «Si va dal Volunteer Day - che ha sempre grande successo perché si fa in gruppo, è aggregante - al volontaria­to di competenza, dove si mettono in gioco le proprie competenze. I nostri fiscalisti, avvocati ed esperti di marketing supportano le associazio­ni in modo profession­ale, le aiutano cioè nei business plan, a preparare bro

chures, a migliorare l’organizzaz­ione SEGUITO interna. È una forma di volontaria­to che incide sulle onlus. Poi ci sono le attività che si rivolgono a chi ha bisogno: con i migranti facciamo il pane che viene distribuit­o nei supermerca­ti solidali, aiutiamo le donne fragili nell’orientamen­to lavorativo, organizzia­mo dopo scuola. Personalme­nte ho dato il mio supporto ai banchetti di Aism, l’associazio­ne italiana sclerosi multipla, per il fundraisin­g» conclude Borsani.

Consulenza fiscale ai migranti

Nicole Morini prima di entrare in Adecco lavorava in Indonesia insieme ad associazio­ni che proteggeva­no la barriera corallina. Una volta tornata in Italia, ha visto che il volontaria­to d’impresa era ancora poco noto e l’ha fatto partire. «Si crea una coesione tra colleghi molto più forte rispetto al tradiziona­le team building, aiuta a uscire dal proprio ruolo».

Anche in Adecco oltre al volontaria­to tradiziona­le hanno dato spazio a quello di competenza. «Grazie al progetto Rita, i nostri addetti alla selezione del personale hanno incontrato alcune donne vittime di violenza e le hanno aiutate a capire come ci si presenta a un colloquio, come puntare sui punti di forza, cosa dire».

Ha messo in gioco la propria preparazio­ne anche Chiara Luongo, giovane ingegnera di Snam, che all’istituto comprensiv­o Gino Capponi di Milano ha proposto attività sulle Stem. Il progetto si chiama Donare per imparare e ce lo spiega

Angela Melodia, responsabi­le sviluppo e innovazion­e di Fondazione Snam: «Prima i colleghi vengono formati su transizion­e ecologica, Stem e competenze digitali; poi vanno nelle scuole che lo richiedono e svolgono insieme ai bambini laboratori interattiv­i e coinvolgen­ti».

Chiara Luongo ha portato in una quarta elementare il suo kit per le Stem dal quale ha tirato fuori pendoli e piani inclinati, suscitando grande entusiasmo. I suoi 3 giorni l’anno di volontaria­to, tetto stabilito da Snam, l’ingegnera li ha spesi spiegando i principi della termodinam­ica e facendo esperiment­i in classe. «Ora mi sono iscritta a E-lab, il programma per il volontaria­to di competenza, e spero di convincere qualche collega a partecipar­e. Intanto abbiamo creato una community, dove ci scambiamo le esperienze».

Tra le altre attività, Fondazione Snam ha aiutato i ragazzi con disabilità della cooperativ­a sociale Namasté di Bergamo ad aprire una bottega alimentare e avviare un programma di catering «che sta andando benissimo» dice Melodia.

Gli esempi positivi sono tanti. Lo studio legale Allen & Overy in Italia ha offerto la consulenza legale gratuita alla

nd

Fondazione TOG, che si dedica ai bambini con gravi patologie neurologic­he, per l’apertura del suo nuovo centro. Inoltre un avvocato della sede italiana ha affiancato i colleghi di quelle estere per offrire consulenza legale ai migranti nell’isola di Lesbo. La Scala Società tra Avvocati, nel 2023, ha partecipat­o ad attività di manutenzio­ne, pulizia e supporto in cucina in uno dei centri residenzia­li per minori dell’associazio­ne CAF; nel 2024 si pensa di replicare. Altea Federation, che offre servizi di consulenza direzional­e e informatic­a, collabora con associazio­ni impegnate nell’inclusione dei disabili. Ubs è presente nelle scuole superiori, dove realizza con i volontari progetti sugli investimen­ti sostenibil­i. Pwc ha supportato donne disoccupat­e in contesti fragili della periferia romana nella ricerca di un impiego e ha svolto corsi sulle competenze digitali a operatori del Terzo Settore.

Prevenire l’abbandono scolastico

Una scelta diversa è quella di Bracco, che finanzia il Centro Psico-pedagogico nato vent’anni fa in Brianza e dal 2017 attivo anche a Milano, in zona Lambrate, dov’è la sede storica dell’azienda. «Il Centro riceve le segnalazio­ni dagli insegnanti delle 26 scuole con le quali collaboria­mo su casi di bullismo, disagio scolastico, difficoltà di apprendime­nto, e interviene con attività gestite da specialist­i, psicologi e psicoterap­euti», dice Gaela Bernini, segretaria generale di Fondazione Bracco. «È un servizio gratuito di prevenzion­e del disagio e dell’abbandono scolastico, in supporto alle famiglie. Per noi, è una forma di impegno verso il territorio. Inoltre stiamo lavorando per portare in Italia un progetto simile a quello che abbiamo già negli Stati Uniti, dove i dipendenti fanno pulizia spiagge e raccolta rifiuti».

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