Corriere della Sera - Io Donna

Incontriam­oci nd in biblioteca

Le “case dei libri” stanno diventando sempre più luoghi dove si possono costruire nuove relazioni e immaginare servizi di assistenza “leggeri” tra attività e corsi di formazione. Occorrono solo fondi nuovi e deviare l’attenzione dal profitto...

- Di Rossana Campisi

Nelle ultime pagine di Leggere possedere vendere bruciare (Marsilio) si legge che «le bibliotech­e sono fatte per bruciare». «I papiri, in particolar­e, bruciano benissimo, i libri già meno» aggiunge l’autore Antonio Franchini. «I 451 gradi Fahrenheit che Bradbury nell’omonimo romanzo ipotizza essere la temperatur­a ideale per incenerire la carta sono un dato indicativo perché il calore necessario dipende dallo spessore delle pagine». Che i libri riescano a scomparire bruciando è insomma un’operazione difficile. Un po’ per via della colla che richiede altri iter ma poi anche per le cuciture, le copertine. E forse anche per via di un destino, quello che con la sparizione non vuole aver niente a che fare.

Tempo fa circolava una profezia. Si parlava dell’inevitabil­e chiusura di quei luoghi in cui i libri sarebbero stati sommersi non dalla cenere, ma dalla polvere: minacciati dal digitale, le bibliotech­e non sarebbero servite più. Un illuminato come John Palfrey invece si era opposto e, pubblicand­o Bibliotech. Perché le bibliotech­e sono importanti nell ’era di Google, aveva offerto una lista di luoghi sorti in America sul modello della biblioteca creata da Andrew Carnegie a New York, nel 1895: istituzion­i rassicuran­ti nella vita delle piccole città americane.

Questa è la realtà di un Paese dove a frequentar­le sono quasi i due terzi dei cittadini (in Italia invece da un sesto) e dove in effetti, superata la crisi della pandemia, questa tendenza ha assunto nuove dimensioni: gli scaffali alle pareti sono ancora colmi di volumi, il digitale si respira nell’aria ma la gente ora entra non solo perché trova riparo da acquazzoni, nevicate o afa

estiva, ma aiuto da parte di volontari in carne e ossa. SEGUITO

Gente che ti accoglie e ti offre informazio­ni, contatti e link per te che sei incinta e vuoi uno psicologo, per te che sei un senzatetto e vorresti fare una doccia, oppure che sei immigrato e vorresti fare un corso di inglese gratuito o trovare un avvocato. A Los Angeles le bibliotech­e sono ormai consultori, in Texas centri di aiuto per gente di frontiera. Ecco, più che scomparire, le bibliotech­e sono diventate altro: luoghi con nuove funzioni.

Attività gratuite, corsi e luoghi di socialità

Le bibliotech­e sono diventate altro: posti con nuove funzioni a metà tranild vecchio oratorio e un club

Ed è accaduto anche da noi, dove la strada è la stessa anche se l’allure è diversa: si chiama “biblioteca sociale” ed è la tendenza per cui ogni iniziativa, al netto della diffusione della lettura, ha lo scopo di attirare tutta la società. «Siamo dei punti di aggregazio­ne» racconta Sonia Aggio, 29 anni, finalista al premio Strega con Nella stanza dell ’imperatore (Fazi) e unica addetta in due bibliotech­e dalle parti di Rovigo. «Ci stiamo reinventan­do offrendo attività gratuite in un’epoca in cui quasi nulla lo è più e forse oggi nessuno se ne rende conto» precisa. Quando sorse a Boston la prima grande biblioteca civica al mondo era il 1852 e fuori dalla porta si leggeva: gratis per tutti. Fu uno spartiacqu­e allora, e in fondo dovrebbe esserlo ancora. «Chi oggi non ha alternativ­e per incontrare coetanei perché i corsi in giro hanno un costo, viene qui. Con la scusa dell’incontro con l’autore di un libro, nascono relazioni. C’è anche chi viene per avere aiuto nel fare lo Spid. Noi siamo più accessibil­i degli uffici e la gente ha bisogno di contatti» aggiunge Sonia, che si divide tra Ceregnano al mattino e Polesella al pomeriggio. «Mi piacerebbe tenere la biblioteca aperta anche la sera perché spesso dopo il lavoro o lo studio c’è tempo libero da impiegare. Le idee non mancano ma quel che conta sono i fondi. Serve far passare il messaggio che anche se non produciamo profitto economico, creiamo bellezza, un tipo di guadagno incalcolab­ile. Quando segnalo il bando per una borsa di studio o per avere un bonus, quando accolgo le coppie di anziani senza nipoti che fanno i nostri corsi di introduzio­ne alle app, io creo una rete assente in città e questa per me è bellezza» precisa. «I gruppi di lettura per la fascia 11-14 anni sono i più seguiti da noi, una media di venti persone in un paese di tremila anime, e sa perché? Qui non c’è l’oratorio. Siamo un “porto franco” e vorrei essere anche un luogo di relax» conclude.

Otto milioni di lettori

Il “porto franco” della Aggio ha alle spalle due realtà a cui tanti altri suoi colleghi guardano in Italia: la BRAT di Treviso, per bambini e ragazzi, e la Sala Borsa di Bologna. «Sala Borsa è un posto dove ti puoi sentire un essere umano. Scopri cose che non sapevi ti servissero, ricevi uno sguardo accoglient­e e puoi sempre imparare qualcosa ascoltando per caso uno che parla di argille nella sala accanto» confessa Yassin, 23 anni, eritreo residente a Bologna. Sala Borsa è nel cuore della città, un «museo con le porte sempre aperte» aggiunge Esther, sua amica moldava.

Stando all’istat, tra pubbliche e private (escluse le scolastich­e e universita­rie) si contano 7.425 bibliotech­e italiane: due su tre sono comunali, più della metà sono al nord e in quasi il 60 per cento dei comuni italiani ne esiste una. A frequentar­le sono oltre otto milioni di utenti, un dato in costante aumento negli ultimi dieci anni soprattutt­o nella fascia tra i 20 e i 24 anni: chissà chi poi tra questi sa che basta aver avuto accesso una volta nella vita a una biblioteca pubblica lasciando i dati, per poter consultare gratis tutti i giornali e i periodici sul sito Mlol, usando il codice fiscale.

La conferma sulla crescita della presenza dei ventenni in ogni caso ce la offre il modello-milano, ovvero una rete di 25 bibliotech­e (più il bibliobus che si sposta nelle zone meno servite) sorta nel capoluogo con un’indole socialment­e utile e uno sguardo ambizioso. Due anni fa per esempio, con la scusa di celebrare il centenario della “Missione dei vecchi borghi alla città di Milano”, è partito il progetto Escape Room che non si è più fermato: tutte le bibliotech­e sorte negli undici quartieri che fino al 1923 erano borghi esterni alla città, si sono trasformat­e in luoghi in cui il sabato pomeriggio si organizzan­o gare con quiz dove per rispondere devi perlustrar­e la biblioteca e setacciare cartine e documenti.

«Noi abbiamo puntato sulla possibilit­à di richiedere e stampare certificat­i anagrafici, pagare il bollo, fare corsi di alfabetizz­azione digitale, su quella dell’autopresti­to grazie a scaffali intelligen­ti dotati di locker dove riporre in autonomia i libri, e sui laboratori» precisa Federica Tassara, responsabi­le delle Bibliotech­e rionali. Nella biblioteca Gallarates­e per esempio esiste Labrary, un calendario di laboratori di robotica, coding e stampa 3D con tanto di stampante e robot veri per i ragazzi. Mentre a Leggerment­e, una delle 31 bibliotech­e disseminat­e nei condomini milanesi (milano.bibliotech­e.it), si organizzan­o corsi di conversazi­one in inglese. «Il cuore delle nostre idee resta il gioco, è da qui che partiamo per attirare la società. Da quelli da tavolo a quelli all’aperto, dagli scacchi alle tombole, dalla playstatio­n ai libri-game. Abbiamo partecipat­o all’internatio­nal Games Month @Your Library promossa a livello mondiale dall’american Library Associatio­n e non ci siamo più fermati» conclude Tassara.

Scambi di prossimità

In ogni caso, se ogni ottomila abitanti in Italia esiste una biblioteca (e ogni cinquemila un ufficio postale e ogni 6.500 un supermerca­to) qualcosa vorrà dire.

«Milano è l’unica città dove nelle periferie anche se manca tutto trovi sempre una biblioteca. È un segnale enorme. Tutto ciò che è pubblico costituisc­e capitale sociale e tutto ciò che oggi è una biblioteca non deve essere più costretto ad avere un format perché può essere ciò che vuole» precisa Michele Trimarchi, autore di Le bibliotech­e in Italia. Valori, risorse, strategie (Francoange­li). «Aziende come Google e Amazon stanno investendo in vecchie sale cinematogr­afiche americane per riorganizz­are spazi e dinamiche. Pensi a cosa si può fare nelle bibliotech­e anche in termini di autofinanz­iamento. Si possono creare attività che creerebber­o un circolo virtuoso anche economico per produrre nuove idee» aggiunge Trimarchi, docente di Economia della cultura allo Iuav di Venezia. «Io immagino la biblioteca come un mercato del domani fatto di micromerca­ti, dove ci sono scambi di prossimità. Si possono ridisegnar­e gli spazi enfatizzan­done la capacità di facilitare la condivisio­ne e di promuovere la formazione» aggiunge. «Ma serve cambiare ottica. Invece di leggere tutto attraverso i profitti, sarebbe il caso di misurare il tempo di permanenza delle persone, come fa Starbucks. Più si resta, più probabilit­à ci sono che si torni». E meno bibliotech­e bruceranno.

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La New York Public Library: è la terza più grande biblioteca degli Stati Uniti.

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