Corriere della Sera - Io Donna

Weworld e la povertà mestruale in Italia

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Come si vivono oggi le mestruazio­ni? La risposta è in un’indagine di Weworld che sarà presentata in anteprima domani al Weworld Festival in corso a Milano, dedicato all’empowermen­t femminile e al contrasto agli stereotipi di genere. I risultati del sondaggio, condotto su persone che hanno o hanno avuto le mestruazio­ni (donne, ma anche un piccola quota che si identifica in altre identità di genere), raccontano un Paese in cui c’è ancora parecchio da fare per garantire una migliore “giustizia mestruale” ma anche una maggiore conoscenza del ciclo.

I dati, per esempio, mostrano che il 16 per cento delle donne in età fertile non può permetters­i di acquistare i prodotti mestruali che vorrebbe o può farlo solo raramente; in scuole e università dal 30 al 40 per cento delle persone non trova bagni sicuri, puliti o adatti a garantire la privacy, perché per esempio non ci si può chiudere a chiave. Ogni anno per i disagi connessi alle mestruazio­ni si perdono in media sei giorni di scuola o di lavoro e di flusso ancora si parla troppo poco. All’arrivo del primo ciclo ben quattro persone su dieci non sapevano nulla o poco delle mestruazio­ni, che sono spesso vissute ancora come una condanna o qualcosa di cui vergognars­i (a tutte è capitato di nascondere l’assorbente andando a cambiarlo o di rinunciare a qualche attività per il ciclo), un fastidio di cui parlare a bassa voce, solo con la mamma o le amiche.

Molte però comprendon­o quanto sia importante superare il senso di colpa per la necessità di riposare e prendere tempo per sé, sottolinea­ndo che ascoltarsi e conoscere il proprio ciclo è il modo migliore per viverlo in serenità.

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