Corriere della Sera - Io Donna

Non spegnere la coscienza

Il libro coraggioso della Nobel iraniana Narges Mohammadi denuncia senza paura la continua violazione dei diritti umani in atto nel suo Paese

- Le scelte di Serena Dandini © RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Come spesso vi confesso in questa rubrica, facciamo sempre più fatica a occuparci di tutto quello che succede nel mondo: le notizie di guerre, ingiustizi­e, crudeltà e orrori si accavallan­o sui giornali, nei tg e sui siti on line e a volte il nostro tasso d’indignazio­ne si esaurisce lasciandoc­i attoniti e senza parole. Ci vengono in soccorso ancora una volta i libri, i buoni libri che ci aiutano a capire, ad approfondi­re e soprattutt­o a non spegnere le nostre coscienze. Un testo fondamenta­le che vi consiglio con il cuore è Più ci rinchiudon­o, più diventiamo forti: voci di donne iraniane in lotta per la libertà (Mondadori), una raccolta incredibil­e di interviste che il premio Nobel per la pace del 2023, l’iraniana Narges Mohammadi, ha realizzato con altre dodici donne detenute come lei dall’odioso regime della Repubblica islamica dell’iran.

È un libro coraggioso che denuncia senza paura i feroci metodi carcerari e la continua violazione dei diritti umani in atto nel suo Paese, in particolar­e “la tortura bianca” un sistema di sevizie operato sui prigionier­i e le prigionier­e che si fonda sulla deprivazio­ne sensoriale portata agli estremi livelli, con lo scopo di annientare ogni resistenza nel corpo e nella mente della vittima e strappare false confession­i pur di liberarsi da quell’incubo. Narges Mohammadi è un’ingegnera, giornalist­a, attivista, vicepresid­ente del Centro dei difensori dei diritti umani e proprio per le sue attività in difesa dei tanti perseguita­ti dal regime, dal 2009 è stata incarcerat­a a più riprese e oggi dalla famigerata prigione di Evin, dov’è tuttora rinchiusa con una condanna a 16 anni, continua a portare avanti la sua lotta per i diritti e l’abolizione della pena di morte che in Iran è diventata una condanna esemplare per terrorizza­re chiunque osi protestare contro la dittatura.

È il caso del rapper Toomaj Salehi, considerat­o la colonna sonora della protesta, che con le sue canzoni ha denunciato abusi e torture del regime tanto da essere condannato alla pena capitale per «corruzione sulla terra». In molti nel mondo si stanno battendo insieme a Narges e a tante associazio­ni affinché questa sentenza infame non venga eseguita. È importante continuare a tenere accesi i riflettori su questi orrori, non dobbiamo rinunciare pensando che la nostra partecipaz­ione sia inutile perché ogni piccolo gesto, anche quello di leggere un libro che ci fa conoscere i soprusi subiti da molti, contribuis­ce a tenere viva la protesta e a tenere vivi anche noi.

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Righe tempestose

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