Corriere della Sera - La Lettura

Puro pretesto o credenza fanatica Interrogat­ivi sulla fede dei violenti

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Èpossibile comprender­e un sistema religioso (e influenzar­lo) dal di fuori di esso? Oppure la secolarizz­azione ha prodotto una frattura irreversib­ile e insuperabi­le tra chi crede e quanti, invece, consideran­o privi di reale consistenz­a i contenuti di qualsiasi fede religiosa? È questo l’interrogat­ivo irrisolto che porta con sé la lettura del volume L’Europa e le religioni curato da Pierfrance­sco Stagi (Castelvecc­hi), che raccoglie i contributi di alcuni nomi di spicco, italiani e non, della più recente riflession­e sul ruolo delle religioni nella sfera pubblica contempora­nea — Charles Taylor, Philippe Nemo, Gian Enrico Rusconi, Gianni Vattimo, Giovanni Filoramo, Karl Lehmann, tra gli altri — equamente divisi tra «credenti» e «laici». L’interrogat­ivo è rilevante quando le società democratic­he dell’Europa si misurano con il fenomeno della violenza religiosa al proprio interno e sulla scena internazio­nale. Se si pensa che la religione sia solo un rivestimen­to esteriore di processi di radicalizz­azione che hanno altre e diverse origini, la domanda risulta priva di senso: è infatti impossibil­e che un soggetto possa fare una «reale» esperienza di un qualsiasi contenuto religioso; si tratta solo di un involucro ideologico, abilmente manipolato da burattinai cinici. Se invece si ammette che quanto è creduto all’interno di un’esperienza religiosa significat­iva possa risultare effettivam­ente «reale» per il fatto stesso di essere creduto, la prospettiv­a cambia radicalmen­te e mette in crisi molte strategie di comprensio­ne e di lotta all’odierna violenza fondamenta­lista.

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Il volume a più voci edito da Castelvecc­hi

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