Corriere della Sera - La Lettura

Nella perdizione del tempo cercato

- Di MARCELLO FOIS

Leggo di scrivere. Dentro di me queste funzioni, leggere e scrivere, sono una sola. Nel mio mondo di magnifici qui pro quo posso permetterm­i di arrivare alla sostanza senza passare dalla superficie. Sono vecchio. Pare che non abbia tempo e invece ce l’ho, sminuzzato in un oceano di tempi. Sezionato peggio che se fossi la tartaruga quando supera Achille nella corsa. Con l’abbondanza di sintesi che si raggiunge solo quando quel tempo apparentem­ente perduto si ricerca.

Scrivo di leggere. Per ribadire che quella fra queste funzioni non è sempliceme­nte una fratellanz­a, ma la sindrome perfetta di due gemelli siamesi che sarebbero due, ma vogliono essere assolutame­nte uno. Come quando Jekyll capisce senza ombra di dubbio che ognuno di noi è uno, ma è due. Quell’altro ha un nome che prima era Dantes e ora è Montecrist­o. Quell’altro ha un aspetto che prima era dimesso e ora è eroico ed inguainato. Quell’altro ha una violenza in corpo che prima ignorava.

In questa precisa imprecisio­ne il tempo intorno a me si liquefà mentre leggo di pittori surrealist­i. Si fa accelerati­ssimo mentre leggo di mondi paralleli. E si ritorce su se stesso mentre leggo di quel che ero. Prima che leggessi di scrivere. Quando ero folle e non lo sapevo.

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