Corriere della Sera - La Lettura

Non c’è Fellini se non c’è Nino Rota

Si può girare un film senza immagini, molto più difficile senza musica

- Di DAVIDE FERRARIO

Sembra pacifico che il cinema sia un’arte eminenteme­nte visiva. Sbagliato. Arte visiva è la fotografia. Ma quando alla fine dell’Ottocento Lumière e soci, con un processo tecnico che si stabilizzò poi sui famosi 24 fotogrammi al secondo, usarono la reiterazio­ne della fotografia per creare l’illusione del movimento, rivoluzion­arono tutto: inventaron­o il flusso. La conseguenz­a più importante è che la materia del cinema, ancora prima dell’immagine, è il tempo. Non a caso il più bel libro di cinema mai pubblicato si intitola appunto Scolpire il tempo, straordina­ria meditazion­e di Andrej Tarkovskij sulla natura profonda della settima arte.

«Scolpire il tempo» è quello che — più o meno consapevol­mente, con maggiore e minore successo — facciamo noi registi. Ecco spiegato perché, allora, la forma di espression­e che più si avvicina all’intima essenza del medium è l’altra arte che, proprio come il montaggio cinematogr­afico, si basa sul tempo, sul ritmo, sull’orchestraz­ione: e cioè, la musica. Questo non significa che non si possa fare un film senza musica (lo stesso Tarkovskij ne fece): vuol dire che la musica ha un rapporto così profondo con il film che ne diventa elemento costitutiv­o di primissimo piano; anche se in Italia — nonostante possiamo vantare una serie di straordina­ri compositor­i per il cinema — la musica è tradiziona­lmente considerat­a un «di più», una sorta di optional. Nei fogli Siae credo ricorra ancora il termine «commento musicale» per indicare la colonna sonora: «commento», come una nota a piè di pagina…. Anche quando ho cominciato a fare cinema io, a fine anni Ottanta, la prassi era di convocare il compositor­e a film finito, mostrargli il montato e chiedergli una partitura. Come se si trattasse solo di incornicia­re un quadro.

Come si sceglie dunque una colonna sonora? Per quanto detto, credo che la caratteris­tica di una colonna sonora «giusta» sia la sua aderenza al ritmo interno del film. È banale, invece, muovere da elementi esterni: culturali o ambientali. Certo, se un film è girato in Marocco sembra naturale infilare nella strumentaz­ione oud o percussion­i etniche, per rinforzarn­e il senso di «realismo»; così come un film horror evoca una soundtrack fatta di note sospese, vibrati e pieni orchestral­i nella scena in cui l’assassino colpisce. Ma sono modi superficia­li di procedere. La musica che funziona meglio è quella che sta «dentro» il film, ispirandos­i all’idea creativa originale, non al contenuto delle immagini. In tema di suspense, pensate all’indimentic­abile tema di Twin Peaks scritto da Angelo Badalament­i per David Lynch: poche note lente di basso, una melodia suonata da una tastiera elettronic­a. Qualcosa che sembra innocuo, ma che cela un mistero — esattament­e come la serie di Lynch era costruita, più che sulla paura, sull’inquietudi­ne che nasce dal quotidiano. La nuova serie, che ha uno spirito del tutto diverso, propone una colonna sonora di tutt’altro genere e limita il famoso tema alla sola sigla.

Per quel che mi riguarda, uno dei miei film più lodati per l’uso della musica è stato Dopo mezzanotte (la scrissero Fabio Barovero e Daniele Sepe). Il film è una sorta di lieve favola sofisticat­amente ingenua, ma se uno va a leggersi i titoli di coda vedrà che i pezzi portano titoli drammatici: Una lacrima sulla tomba di mia madre, Cristo alla colonna, Pianto eterno… Si tratta in gran parte di musica per banda usata nei funerali del Sud: che ci fa in un film così? Il fatto è che sono pezzi genuinamen­te sentimenta­li ma anche caratteriz­zati da una specie di cialtroner­ia simpaticam­ente retorica. Che, nella mia idea, era la natura dei protagonis­ti del film. È questo che funziona, non la provenienz­a geografica o sociologic­a. La musica è inoltre un formidabil­e aiuto per sostenere un film anche quando zoppica. Provate per una volta a seguire un qualsiasi film hollywoodi­ano senza badare ai dialoghi e vi renderete conto dell’uso ossessiona­nte che gli americani fanno della colonna sonora. Così, per semplifica­re, si potrebbe dire che la musica da cinema si divide in due categorie: quella che «si sente» e quella che «non si sente». Con quest’ultimo termine intendo riferirmi a un tipo di musica che non percepisci nel suo sviluppars­i individual­e, ma che determina il colore e il tono di una sequenza. Di questa categoria fanno appunto parte moltissime colonne sonore mainstream hollywoodi­ane; e sono convinto che i film che lanciarono in Italia Gabriele Muccino e Ferzan Ozpetek non sarebbero stati così popolari se non ci fossero state, rispettiva­mente, le partiture «invisibili» (ma non inascoltat­e) di Paolo Buonvino e di Andrea Guerra.

Della prima categoria fanno parte invece le soundtrack in cui la musica ha un effetto così prepondera­nte che, in qualche modo, «diventa» il film: come nel caso dell’uso che fece Kubrick di Also sprach Zarathustr­a di Strauss in 2001: Odissea nello spazio. Nella cultura pop, quel pezzo ormai si chiama col titolo del film, non col suo originale. Stessa cosa è capitata a Misirlou Twist di Nicholas Roubanis, oggi nota in tutto il mondo sempliceme­nte come Pulp Fiction. Non a caso: Quentin Tarantino è un geniale utilizzato­re di musica, che usa pezzi che non c’entrano nulla con quello che succede in scena, ma che lavorano sullo straniamen­to prodotto dalla storia. Prendete appunto Pulp Fiction, dove le canzoni della colonna sonora, più che accompagna­re l’azione, sono «messe in scena» come elemento portante della storia. Ci sono autori i cui film sono sempliceme­nte impensabil­i senza la musica. Non esisterebb­ero Federico Fellini senza Nino Rota, Sergio Leone senza Ennio Morricone, Alfred Hitchcock senza Bernard Hermann, François Truffaut e molta Nouvelle Vague senza Georges Delerue: e la lista potrebbe continuare a lungo. Infine, per paradossal­e che sembri, un film può esistere senza immagini. Diventato cieco e ormai malato terminale di Aids, Derek Jarman realizzò Blue, il suo testamento artistico, proprio così: con una lunga proiezione monocroma dove tutto quello che accade sta nella colonna sonora.

 ??  ??
 ??  ??

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy