E sì, è pro­prio amo­re a pri­ma In­sta

In­con­tri Sha­de è il no­me d’ar­te di Vi­to Ven­tu­ra, rap­per con una gran­de at­ten­zio­ne ai so­cial, dop­pia­to­re e ora at­to­re. A «la Let­tu­ra» rac­con­ta la sua sto­ria. A co­min­cia­re da quan­do, ra­gaz­zi­no, era vit­ti­ma dei bul­li...

Corriere della Sera - La Lettura - - Maschere | Protagonisti - Di CE­CI­LIA BRESSANELLI

Il suo no­me è Vi­to Ven­tu­ra, in ar­te Sha­de. Clas­se 1987. Rap­per, ma an­che dop­pia­to­re e at­to­re. Lo ve­dre­mo nel nuo­vo film di Fran­ce­sco Man­del­li che con la sua mu­si­ca ha un le­ga­me spe­cia­le. Nell’ul­ti­mo an­no ha sfor­na­to una hit do­po l’al­tra. L’esta­te 2017 è sta­ta quel­la di Be­ne ma non be­nis­si­mo, 35 mi­lio­ni di vi­sua­liz­za­zio­ni su You­Tu­be. Su­bi­to do­po è ar­ri­va­ta Ir­rag­giun­gi­bi­le e il vi­deo è sta­to vi­sto 74 mi­lio­ni di vol­te. Dop­pio di­sco di pla­ti­no per en­tram­be, ol­tre 42 mi­lio­ni di strea­ming e più di un mi­lio­ne di ascol­ta­to­ri men­si­li su Spo­ti­fy. Ora è usci­ta Amo­re a pri­ma In­sta che su You­Tu­be ha fat­to 10 mi­lio­ni in un me­se. Nel 2016 Sha­de can­ta­va Odio le hit esti­ve. «So­no un in­coe­ren­te», sor­ri­de ades­so.

È sul­la sce­na rap dal 2005. Il no­me lo ha scel­to al­lo­ra, quan­do ha ini­zia­to co­me free­sty­ler. «Ho mes­so in­sie­me i no­mi di due rap­per che mi pia­ce­va­no, Yo­shy e Fe­de», rac­con­ta a «la Let­tu­ra»: «E poi Sha­de ri­chia­ma­va an­che Slim Sha­dy, l’al­ter ego di Emi­nem che a quei tem­pi an­da­va for­tis­si­mo». Nel 2002 era usci­to il film 8 Mi­le: «Ha por­ta­to in au­ge la di­sci­pli­na del free­sty­le, l’im­prov­vi­sa­zio­ne del­le ri­me a cui ho de­di­ca­to tut­to me stes­so». I viag­gi in tre­no per rag­giun­ge­re i lo­ca­li, da cui ve­ni­va la­scia­to fuo­ri per­ché trop­po gio­va­ne. La fac­cia pu­li­ta, gli ex­tra­beat (le par­ti ve­lo­ci) che non la­scia­va­no scam­po.

Nel 2013 la se­con­da edi­zio­ne di Mtv Spit lo ha in­co­ro­na­to King del free­sty­le: «Al­la pri­ma non mi chia­ma­ro­no, di­ce­va­no che con la mia fac­cia sa­reb­be sta­to me­glio Ami­ci. Ma poi ho avu­to la for­tu­na di vin­ce­re». Sta tut­to nell’im­prov­vi­sa­zio­ne, co­me «i can­ti dei poe­ti a brac­cio. Il free­sty­le è la stes­sa co­sa, fat­ta in 4/4, a tem­po su una ba­se e in ri­ma. Si è quin­di evo­lu­to nel­la bat­tle, la sfi­da tra due rap­per che si in­sul­ta­no im­prov­vi­san­do su quel­lo che di­ce l’ al­tro ». Poi gli al­bum Mi­ra­bi­lan­sia (2015) eC­lo­wn­stro fo­bia (2016). E ora i suc­ces­si, che can­ta­no vi­ta e amo­re ai tem­pi dei so­cial. Da quan­do ti ho vi­sta, ho mes­so «Se­gui»/ Ti ho mes­so i cuo­ri ma man­co li ve­di; E for­se ti sem­bre­rò un idio­ta to­ta­le/ Quan­do ti man­de­rò que­sta no­ta vo­ca­le. Bra­ni più pop, te­sti im­me­dia­ti e scan­zo­na­ti. « Amo­re a pri­ma In­sta è uno spac­ca­to del­la so­cie­tà: un ra­gaz­zo che si in­na­mo­ra di una ra­gaz­za se­gui­tis­si­ma su In­sta­gram». For­se non lo sai ma ab­bia­mo una re­la­zio­ne/ Che sem­bra la no­stra chat, mi è par­ti­to il cuo­re.

«Cer­to non so­no Bu­ko­w­ski, fac­cio can­zo­ni per cer­ti ver­si su­per­fi­cia­li. Ma han­no sem­pre una sto­ria, un mes­sag­gio, in cui ri­co­no­scer­si. Il pun­to sta nel rac­con­ta­re in mo­do di­ver­ten­te la ve­ri­tà, che non è bel­la. Se rie­sco a far sor­ri­de­re e an­che un po’ a far ri­flet­te­re, al­lo­ra ho fat­to gol». Co­me con Cer­co la­vo­ro ma ho fat­to l’ar­ti­sti­co/ Be­ne ma non be­nis­si­mo. «Tut­ti ri­do­no, ma è co­sì. Pe­rò non pos­sia­mo di­re che le co­se van­no ma­le. E al­lo­ra: Va be­ne ma non be­nis­si­mo. Ho gio­ca­to su que­sto, su una ve­ri­tà mes­sa all’estre­mo, che fa ca­pi­re quan­to il mon­do sia pa­ra­dos­sa­le».

Ama i gio­chi di pa­ro­le Sha­de, nati an­che per ca­so da con­ver­sa­zio­ni con ami­ci. «Spes­so uso ter­mi­ni de­sue­ti; una vol­ta ho mes­so “gi­ne­pra­io” in una can­zo­ne. Di­co­no che ser­ve Wi­ki­pe­dia per ca­pir­mi. Al­lo­ra, un po’ co­me la re­gres­sio­ne di Ver­ga, ri- ve­do i te­sti che ho scrit­to. Ri­spet­to al free­sty­le, nel­le can­zo­ni pen­so di più al te­sto, a co­strui­re una sto­ria. Quan­do an­co­ra non ho la ba­se, but­to giù idee su un bpm im­ma­gi­na­rio, che poi ria­dat­to. E su una ba­se più me­lo­di­ca cer­co di met­te­re un po’ di me­lo­dia nel rap». Co­me ne­gli ul­ti­mi bra­ni do­ve l’eco del­le bat­tle sem­bra lon­ta­no. «Vo­glio che quel­lo che usci­rà in au­tun­no sia un di­sco di can­zo­ni. Con il free­sty­le con­ti­nuo ai con­cer­ti, fa­cen­do­mi sfi­da­re dal pub­bli­co». Le sta­ti­sti­che sui so­cial di­co­no che i suoi fan han­no dai 18 ai 24 an­ni, «ma an­che tan­ti 8-12 an­ni, spe­cial­men­te do­po Be­ne ma non be­nis­si­mo ».

Il free­sty­le di Sha­de è an­che su Fa­ce­book e You­Tu­be (lo se­guo­no in più di 480 mi­la). «Po­sto un vi­deo a set­ti­ma­na». I mon­dia­li, La La Land, Pulp Fic­tion e Har­ry Pot­ter: La mia let­te­ra per Hog­warts pa­re/ che l’ab­bia­mo smar­ri­ta quel­li al­le po­ste ita­lia­ne. De­di­ca poi mol­ta cu­ra ai vi­deo del­le can­zo­ni: «An­che qui mi pia­ce rac­con­ta­re del­le sto­rie». Con ci­ta­zio­ni e ri­man­di: l’omag­gio al rap­per Mac­kle­mo­re in Be­ne ma non be­nis­si­mo, il gu­sto re­trò in Ir­rag­giun­gi­bi­le, l’hi­gh school ame­ri­ca­na in Amo­re a pri­ma In­sta. In pas­sa­to ha scrit­to ver­si co­me: Qui in Ita­lia c’han­no tut­ti pau­ra dei clan­de­sti­ni/ So­no pie­ni di san­ti­ni/ Tut­ti sa­ni e Sal­vi­ni. «È an­co­ra at­tua­le. In po­li­ti­ca non mi schie­ro. Ma nel 2018 il raz­zi­smo non do­vreb­be esi­ste­re, e nem­me­no l’omo­fo­bia». E il bra­no Pat­ch Adams: «Nel­la mia vi­ta ho avu­to mol­te espe­rien­ze in ospe­da­le. Ho rac­con­ta­to di quan­do so­no sta­to Pat­ch Adams. Poi ho in­con­tra­to quel­lo ve­ro, ab­bia­mo gi­ra­to una set­ti­ma­na in ospe­da­li e tea­tri».

Tra un free­sty­le e la­vo­ret­ti va­ri («I più bel­li era­no i me­no pa­ga­ti, quel­li con i bam­bi­ni e quel­li con i ra­gaz­zi di­sa­bi­li»), nel 2011 Vi­to Ven­tu­ra ha ini­zia­to a stu­dia­re re­ci­ta­zio­ne e dop­piag­gio. Ora fa il dop­pia­to­re: «Mi di­ver­te tan­to. È un la­vo­ro so­lo per­ché mi pa­ga­no». Sou­th Park, Vi­kings, Dear Whi­te Peo­ple, ma an­che Di­sney Chan­nel e il rea­li­ty show Geor­die Sho­re. «Ave­re una di­zio­ne pu­li­ta e sa­pe­re co­me ar­ti­co­la­re, mi aiu­ta an­che nel rap. È fon­da­men­ta­le per scan­di­re gli ex­tra­beat».

Do­po l’esta­te ci sa­rà il film di Fran­ce­sco Man­del­li ( I so­li­ti idio­ti). Il ti­to­lo è Be­ne ma non be­nis­si­mo. Par­la di bul­li­smo e Sha­de re­ci­ta la par­te di sé stes­so: «C’è an­che la can­zo­ne. Ho ac­cet­ta­to su­bi­to. È la sto­ria di una ra­gaz­zi­na che dal­la Si­ci­lia ar­ri­va a To­ri­no, la mia cit­tà. Non ha tan­ti ami­ci e vie­ne pre­sa in gi­ro per il dia­let­to e per­ché il pa­dre è mol­to po­ve­ro. Fa ami­ci­zia con un ra­gaz­zi­no ric­chis­si­mo, trat­ta­to ma­le dai com­pa­gni per la sua ti­mi­dez­za. Lei af­fron­ta tut­to con iro­nia. E è una mia gran­de fan». Nel film Sha­de ha ri­vi­sto il suo pas­sa­to. «Sem­bra­va che mi aves­se­ro let­to nel pen­sie­ro. Al­le me­die mi scher­ni­va­no per­ché i miei era­no più po­ve­ri. Ma al­lo­ra era più fa­ci­le. Og­gi con i so­cial non c’è tre­gua. Il mio ca­chet an­drà a On­lus che si oc­cu­pa­no di bul­li­smo».

An­che il rap è cam­bia­to ai tem­pi dei so­cial. «Quan­do ho ini­zia­to si fa­ce­va un di­sco ogni due an­ni. E quel di­sco lo con­su­ma­vi. Ades­so du­ra­no una set­ti­ma­na, e la qua­li­tà si ab­bas­sa». Pu­re Sha­de un po’ è cam­bia­to, can­zo­ni bal­la­bi­li e suc­ces­so sui so­cial. «So­no rap an­che se mi ascol­ta­no i bam­bi­ni e mi ballano nei vil­lag­gi tu­ri­sti­ci. Ma­ga­ri la mu­si­ca che fac­cio ora non è hip hop. Ma l’at­ti­tu­di­ne è quel­la».

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