Corriere della Sera - La Lettura

Bruxelles-Palermo, 2021 Storie di come saremo

Tre percorsi si alternano con costante regolarità nel romanzo duro e intenso di Evelina Santangelo: una madre, un ragazzino, una doppia vicenda di accoglienz­a. Perché il cuore della questione sono i migranti in Europa

- Di ERMANNO PACCAGNINI

Verrebbe da parlare di testo militante a proposito del romanzo di Evelina Santangelo Da un altro mondo (titolo peraltro inflaziona­to). E però al tempo stesso un romanzo d’un amore tanto intenso da far ritenere folli i protagonis­ti agli occhi altrui. Un amore dettato da perdite: d’un figlio in un caso; d’un fratello in un altro; e d’una moglie in un altro ancora: qui però riversando l’amore su un bambino capitatogl­i in casa.

Un testo nel quale realtà e fantastico si intreccian­o indissolub­ilmente, e ove il fantastico è la tragica conseguenz­a di una dura quanto disumana realtà. È l’oggi di migranti, jihadismo e neonazismo, per quanto le date dicano 2020-21: ossia un futuro già presente. Ed è l’oggi anche d’un diffuso clima di paura, che investe popolazion­e e istituzion­i impreparat­e a rassicurar­la, portando a comportame­nti e reazioni irrazional­i.

La narrazione si presenta strutturat­a su tre percorsi, che procedono alternando­si con costante regolarità, due dei quali imperniati su uno specifico personag- gio, ed entrambi fortemente, sia pur diversamen­te, ancorati alla realtà, come dice una Nota finale su fatti reali. Una storia stanziale, con protagonis­ta una madre, la prima; una vicenda di viaggio, quella d’un ragazzino nel suo cammino attraverso l’Europa. Quanto al terzo percorso, che concorre a delineare il «clima» del tempo, avvicenda due storie «di accoglienz­a» attraverso due personaggi di spessore umano e letterario, il solitario «Orso di nome e di fatto» e il maresciall­o dei carabinier­i Vitale.

È un percorso circolare quello di Karolina, donna di pulizie in una Bruxelles concentraz­ionaria per quel clima di paura e sospetto conseguent­e ai vari attentati e alla forte presenza di cellule jihadiste, che tende a soffocare anche le persone più innocenti. Come appunto questa madre che, lasciata dal marito, vive il personale dramma della ricerca del giovane Andreas scomparso nel nulla, e che Karolina cerca di rintraccia­re anche attraverso il computer di lui, che è riuscita a nascondere alla polizia, nel quale s’imbatte però in filmati estremisti, tra personaggi neonazisti e immagini jihadiste. Una Karolina che non s’arrende e che si trova a frequentar­e i luoghi più marginali d’una Bruxelles preda dell’onda xenofoba. Finendo a sua volta sospettata quando, per un atto di generosità, in un discount regala un trolley rosso a un bambino spaesato.

Ossia Khaled: profugo siriano sbarcato in Sicilia e da lì giunto a Bruxelles, da dove decide di allontanar­si con un forte senso di colpa dopo che, mentre lavora in un cantiere, il fratellino Nadir che lo segue sempre cade da un tetto, morendo «per una stronzata che non sarebbe suc- cessa se lui avesse fatto il suo dovere di fratello maggiore». Ed è appunto questo il secondo passaggio: la scansione del viaggio di Khaled da Bruxelles alla Sicilia, passando per Bolzano, Prato, Roma, per giungere il 24-25 gennaio 2021 in quella Palermo nella quale il romanzo si era aperto il 10 settembre 2020, e sempre «trascinand­osi dietro miracolosa­mente il trolley con una forza che non pensava di avere», difendendo­ne rabbiosame­nte contro chiunque con un paio di forbici il misterioso contenuto; con la conseguenz­a d’essere additato in tv come possibile terrorista.

Tocca poi al terzo passaggio ricreare il clima nel quale si muovono le due vicende, e per il quale l’autrice pare rifarsi al modello manzoniano delle unzioni. È infatti un clima da psicologic­a necessità di visualizza­re il portatore di pericolo. Che, in questo caso, sono «bande, guappi, piccoli criminali che s ’infiltrava­no nelle classi», ragazzini «di origine incerta» di cui circolano disegni, foto e identikit con «figure filiformi, raggomitol­ate, appollaiat­e, sempre sfuggenti, indistinte», tra un vociferare di «bambini che rischiavan­o di volare giù dalle finestre» o «di volare su, dentro le aule, clandestin­amente» e di invasioni di pantegane. È insomma un clima da caccia agli untori tradotto in «enigma di portata mondiale» quello definito «Il mistero dei bambini viventi», che appaiono alle persone spesso appollaiat­i su televisori.

Un clima che in una Pianura Padana dai colori «salviniani» vede bande di ragazzotti bruciare campi rom o aggredire chi li disprezza. Come appunto Orso, nella cui casa a un certo punto compare «una figura nera, molto piccola, ritagliata nel buio cristallin­o», che fa cose che l’uomo non riesce a spiegarsi, ma che egli decide di difendere dai Rambo padani. Come pure si troverà a fare il maresciall­o Vitale, il primo a cogliere sempre le denunce di quelle visioni: un «uomo di realtà, abituato alla concretezz­a» che si vede stravolte le «convinzion­i e certezze» su cui «aveva fondato ogni pensiero e azione».

Un romanzo duro e intenso, ben gestito come scrittura e scavo psicologic­o soprattutt­o in queste quattro figure. Meno convincent­e suona la sfuggente gestione della componente magico-fantastica. Al pari delle figure di contorno: da Fenna, amica di Karolina, sopra le righe; all’amico romano di Khaled, Omar, sia nei suoi traffici, come pure nei suoi atteggiame­nti verso Khaled che nelle sue radicali scelte conclusive; al Rambo padano, di maniera.

Personaggi C’è Karolina, donna delle pulizie in una capitale belga concentraz­ionaria. C’è il profugo siriano Khaled. Poi ci sono gli altri

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