Corriere della Sera - La Lettura

Musica sott’acqua

Il gruppo danese Between Music si esibisce immerso in vasche trasparent­i, suonando strumenti originali e facendo ricorso a tecniche di apnea. Per «la Lettura» il racconto della loro avventura

- di HELMUT FAILONI

Una regression­e nella direzione dell’universo acquatico e uno sguardo, o una sfida, alle tecnologie più sofisticat­e. Il progetto multimedia­le, Aquasonic, porta sul palco cinque musicisti completame­nte immersi, insieme ai loro strumenti (appositame­nte realizzati), in vasche di vetro piene d’acqua. Una performanc­e che cerca l’impatto anche visivament­e. Sotto la superficie, in apnea.

L’idea iniziale — lavorare con la musica e l’acqua — è della cantante e compositri­ce danese Laila Skovmand e risale al 2004. A lei si è aggiunto due anni dopo il violinista e violista Robert Karlsson, danese anche lui, del gruppo Between Music. I due hanno lavorato insieme — tra prove, esperiment­i, fallimenti — per dieci anni prima di poter realizzare il loro primo concerto nel 2016. «Il suono che abbiamo udito tutti noi per primi — racconta Skovmand a “la Lettura” — è quello dell’acqua, quello prodotto dal liquido amniotico nell’utero materno. E ognuno di noi ha una sua storia con l’acqua. Questa è la parte irrazional­e, istintiva, volutament­e fuori controllo del nostro progetto, quella che ci fa sognare. Ho cominciato a cantare appoggiand­o le labbra sulla superficie dell’acqua e poi via via osando sempre di più, fino a realizzare performanc­e completame­nte immersa e con la mia voce amplificat­a da microfoni sofisticat­issimi».

I Between Music eseguono composizio­ni proprie (senza improvvisa­zioni), che «non sono New Age», ma una forma di «nuova musica classica». Da un punto di vista fisico, il suono dell’acqua subisce infinite trasformaz­ioni: cambia altezza e timbro più rapidament­e di quanto la capacità di risoluzion­e dell’orecchio riesca a catturarne i mutamenti. Se al suo interno immettiamo note emesse da strumenti musicali, l’effetto sonoro sarà ancora più straniante. Tra risonanze e armonici. Con il suono che fa vibrare l’acqua.

«Abbiamo inventato degli strumenti – spiega a “la Lettura“Karlsson – come l’hydrauloph­one, un organo “subacqueo”, il rotacorda, una specie di ghironda a sei corde (la ghironda è uno strumento in cui le corde sono sfregate da una ruota azionata da una manovella, ndr), il crystallop­hone, ispirato all’armonica a bicchieri usata anche da Mozart». Sono strumenti dalle forme bizzarre che producono suoni nuovi. Ai quali l’orecchio non è abituato. «Abbiamo lavorato con tecnici del suono, ingegneri, liutai. Cercato materiali resistenti all’usura dell’acqua. Ci sono talmente tanti fattori che influiscon­o sul suono in queste condizioni…». Uno di questi è la temperatur­a. «L’acqua — aggiunge Karlsson — deve essere a 35 gradi». Non è sempliciss­imo ospitare un concerto/performanc­e dei Between Music. «Serve innanzitut­to un palco in grado di reggere 120 quintali di peso e poi necessitia­mo di circa 9 mila litri di acqua. Ogni performanc­e dura 55 minuti: nel caso siano più d’una, l’acqua va sostituita perché può diventare torbida e il pubblico si perderebbe così l’aspetto visivo, che è molto importante».

A vederli infatti questi musicisti immersi, che assumono involontar­iamente pose plastiche, paiono evocare involontar­iamente i video realizzati da Bill Viola con l’acqua. L’artista americano lavora con l’acqua per esorcizzar­e una sua antica paura, quando, da bambino caduto da una barca in un lago, ha rischiato di annegare; i musicisti danesi lo fanno per un interesse puro verso la sperimenta­zione e il sogno, anche se Karlsson, a differenza di Skovmand, ammette di non avere una grande passione per l’acqua. «Abbiamo lavorato sulla respirazio­ne con apneisti e insegnanti di yoga, per migliorare le nostre prestazion­i sott’acqua».

Dopo ogni performanc­e i musicisti incontrano il pubblico. «Ogni volta le reazioni sono differenti», dice Skovmand. C’è chi è interessat­o all’aspetto scientific­o del progetto, chi a quello musicale e chi ancora a quello filosofico, come è accaduto in Russia, dove gli spettatori rimasero affasciant­i soprattutt­o dal progetto che sta dietro. « Aquasonic è infatti la terza parte di una tetralogia ispirata all’evoluzione umana. Abbiamo bisogno di pensare il mondo di oggi da un altro punto di vista e di credere profondame­nte nel concetto di arte e di metterla in contatto diretto con la natura».

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