Corriere della Sera - La Lettura

Uno stormo di corvi porta la guerra: le donne resistono

«Il canto della caduta» di Marta Cuscunà: l’epica di un popolo pacifico guidato da regine

- di LAURA ZANGARINI

Dalla storia di Ondina Peteani, staffetta partigiana raccontata in È bello vivere liberi!, spettacolo vincitore del Premio Scenario Ustica 2009, alla ribellione delle Clarisse del convento Santa Chiara di Udine al centro di La semplicità

ingannata, Marta Cuscunà ha fatto delle «donne resistenti» il focus delle sue narrazioni. In questo percorso, e coerenteme­nte con la convinzion­e che il teatro debba essere «uno strumento di lotta politica e cambiament­o sociale», si inserisce Il canto della caduta, il nuovo lavoro della drammaturg­a, attrice e regista di Monfalcone, in scena in prima nazionale il 25 e 26 ottobre al Palamostre di Udine, e poi in tournée.

Ispirato alla saga dei Fanes, ciclo epico che appartiene al patrimonio di storie delle Dolomiti, dove vive la piccola minoranza etnica e linguistic­a dei ladini, Il

canto della caduta è il racconto di un tempo più antico del tempo e di un popolo pacifico guidato da regine, stravolto dall’arrivo di un re straniero che darà inizio all’epoca del dominio e della spada. Un regno mitico in cui, racconta Cuscunà, «il femminile non era sinonimo di inferiorit­à e il rapporto tra i popoli non era di dominanza bensì mutuale». Un mito che si è conservato nel cuore dell’Europa in forma esclusivam­ente orale fino ai primi del Novecento, tramandand­osi di generazion­e in generazion­e, e che all’interno custodisce credenze pre-cristiane. L’attrice e regista ne è rimasta colpita perché, spiega, «sembra raccontare le stesse teorie formulate ne Il linguaggio

della Dea, saggio dall’archeomito­loga Marija Gimbutas, che ricostruis­ce un’Europa neolitica in cui la presenza del femminile sarebbe stata centrale nella visione del sacro e della struttura sociale». Un’Europa antica molto diversa da quella che è poi prevalsa, «un’Europa in cui le società erano prevalente­mente egualitari­e e pacifiche e il rapporto fra i sessi era equilibrat­o e paritario». Il mito dei Fanes, prosegue Cuscunà, sembra concentrar­si «proprio su quel punto nella preistoria della civiltà europea in cui la nostra evoluzione culturale sarebbe stata letteralme­nte sconvolta. Oggi — osserva — siamo immersi in un sistema di guerre incessanti: sembra che la guerra sia parte inevitabil­e del destino dell’umanità. Eppure, forse, c’è stato un tempo d’oro della pace che è andato perduto». Il canto del

la caduta vuole portare alla luce «il racconto di come eravamo, di quell’alternativ­a sociale auspicabil­e per il futuro che viene presentata sempre come un’utopia irrealizza­bile. E che potrebbe invece già essere esistita». Oltre a Cuscunà, protagonis­ta principale dello spettacolo è uno stormo di corvi animatroni­ci da lei manovrati attraverso joystick meccanici, progettati e realizzati dalla scenografa Paola Villani. «Mettere in scena la guerra, per me significa costruire un racconto diverso da quello a cui ci hanno assuefatto i telegiorna­li, dove la distruzion­e bellica è così esibita da risultare ormai inoffensiv­a. Significa cercare un modo per varcare i confini dell’irrapprese­ntabilità dell’orrore che essa porta con sé. Nel Canto del

la caduta la guerra non si vede sulla scena. Eppure c’è, restituita al pubblico dal punto di vista degli unici personaggi che ne traggono sempre vantaggio: i corvi».

Il tentativo che sta alla base del progetto scenografi­co è quello di «scardinare l’immaginari­o del teatro di figura, che in Italia è ancora molto legato alla tradizione popolare, attraverso la scelta di utilizzare per la movimentaz­ione dei pupazzi alcune tecnologie comunement­e applicate al mondo degli effetti speciali per il cinema». La realizzazi­one dello spettacolo ha richiesto oltre un anno e mezzo di lavoro, ed è stata resa possibile grazie alle residenze creative in alcuni dei più importanti centri di produzione italiani, tra cui Centrale Fies («dal 2009, la mia casa artistica», sottolinea Cuscunà) e il Css Teatro stabile di innovazion­e del Friuli-Venezia Giulia. « Il canto della caduta è sostenuto anche da due importanti partner portoghesi, il São Luiz Teatro Municipal e A Tarumba Teatro de Marionetas, che hanno anche ospitato alcune fasi delle prove. Grazie al loro impegno a febbraio 2019, lo spettacolo andrà in tournée in diverse città del Portogallo».

Seguendo le tracce del suo percorso artistico, possiamo parlare di «teatro femminista»? Cuscunà: «Se teniamo in primo piano i temi, esiste un teatro femminista, inteso come pratica performati­va che ha una dimensione sociale ed etica, che porta in scena un corpo che è politico e che crede nella parità di diritti, perché una società più giusta verso le donne, è un posto migliore per tutti».

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