In­dia­na Jo­nes cac­cia­va di­no­sau­ri non so­lo te­so­ri

Sul­le trac­ce dei gran­di ret­ti­li

Corriere della Sera - La Lettura - - Libri Animali (più O Meno) Fantastici - di ALESSANDRO MINELLI

Mi­chael Cri­ch­ton, nel li­bro, e Ste­ven Spiel­berg, nel film, con­ce­do­no a Ty­ran­no­sau­rus rex di com­pie­re scor­ri­ban­de nel lo­ro

Ju­ras­sic Park, an­che se il pe­rio­do Giu­ras­si­co era fi­ni­to da 80 mi­lio­ni di an­ni quan­do lo spa­ven­to­so di­no­sau­ro pre­da­to­re fe­ce la sua pri­ma com­par­sa, cir­ca 68 mi­lio­ni di an­ni fa. Si sa­reb­be estin­to due mi­lio­ni d’an­ni do­po, vit­ti­ma di uno de­gli even­ti più scon­vol­gen­ti che il no­stro pia­ne­ta ab­bia co­no­sciu­to. Un aste­roi­de del dia­me­tro di 12 chi­lo­me­tri si schian­tò in cor­ri­spon­den­za di quel­lo che è og­gi lo Yu­ca­tan, in Mes­si­co. L’im­pat­to, ac­com­pa­gna­to da spa­ven­to­si ter­re­mo­ti e tsu­na­mi, cau­sò l’estin­zio­ne di mas­sa che se­gnò la fi­ne del pe­rio­do Cre­ta­ceo e, con que­sto, la con­clu­sio­ne dell’Era Me­so­zoi­ca, l’era dei di­no­sau­ri.

Da quan­do fu­ro­no de­scrit­ti il me­ga­lo­sau­ro e l’igua­no­don­te (nel 1824 e 1825, ri­spet­ti­va­men­te), le sco­per­te di nuo­ve spe­cie di di­no­sau­ri si so­no sus­se­gui­te a rit­mo ac­ce­le­ra­to e l’ana­gra­fe di que­sti ret­ti­li re­gi­stra og­gi più di mil­le no­mi. Tut­ta­via, in quel­la par­te del mon­do che più tar­di avreb­be pre­so le for­me dell’Ita­lia, per lun­ga par­te dell’Era Me­so­zoi­ca vi fu­ro­no ma­ri piut­to­sto che ter­re emer­se, ed è per que­sto che fra i no­stri fos­si­li di quell’epo­ca ab­bon­da­no le am­mo­ni­ti, ma scar­seg­gia­no i di­no­sau­ri. Un’or­ma ri­fe­ri­bi­le a uno di que­sti ret­ti­li fu sco­per­ta nel 1940 sul Mon­te Pi­sa­no; poi, dal 1988, in Tren­ti­no se ne so­no tro­va­te al­me­no mil­le. Nel frat­tem­po era ve­nu­to al­la lu­ce, pres­so Be­ne­ven­to, lo sche­le­tro del mi­nu­sco­lo «Ci­ro», un di­no­sau­ro vis­su­to 110 mi­lio­ni d’an­ni fa, de­scrit­to nel 1998 sot­to il no­me scien­ti­fi­co di

Sci­pio­nyx sam­ni­ti­cus. Ma nel­la sto­ria dei di­no­sau­ri il ruo­lo dell’Ita­lia non fi­ni­sce qui. Fu nel­la Go­la del Bot­tac­cio­ne pres­so Gub­bio che il pa­leon­to­lo­go ame­ri­ca­no Wal­ter Ál­va­rez iden­ti­fi­cò un sot­ti­le stra­to ar­gil­lo­so de­po­si­ta­to­si al­la fi­ne del Cre­ta­ceo, con­te­nen­te una quan­ti­tà mol­to ele­va­ta di iri­dio, ele­men­to chi­mi­co ra­ro sul­la Ter­ra. In un ar­ti­co­lo pub­bli­ca­to nel 1980, Ál­va­rez ipo­tiz­zò che que­sta ano­ma­lia fos­se do­vu­ta all’im­pat­to sul­la su­per­fi­cie ter­re­stre di un cor­po ce­le­ste di gran­di di­men­sio­ni, un ur­to che ave­va dif­fu­so pol­ve­ri in tut­ta l’at­mo­sfe­ra. Una de­ci­na di an­ni do­po si ri­co­nob­be che pro­prio a quel­la ca­du­ta si do­ve­va l’ori­gi­ne del va­stis­si­mo cra­te­re mes­si­ca­no di Chi­c­xu­lub. Que­sta sco­per­ta of­frì una plau­si­bi­le spie­ga­zio­ne dell’im­prov­vi­sa scom­par­sa dei di­no­sau­ri. L’ipo­te­si fu av­ver­sa­ta per qual­che tem­po, ma la ca­du­ta dell’im­ma­ne aste­roi­de è og­gi ac­cet­ta­ta co­me la cau­sa dell’estin­zio­ne di mas­sa av­ve­nu­ta al­la fi­ne del Cre­ta­ceo, di cui è sta­to vit­ti­ma an­che T. rex.

Og­gi, pe­rò, la scien­za ci di­ce an­che un’al­tra co­sa: che i di­no­sau­ri non si so­no af­fat­to estin­ti per via del ca­ta­cli­sma, an­zi con­ta­no qua­si die­ci­mi­la spe­cie vi­ven­ti. Gli uc­cel­li, in­fat­ti, so­no ve­ri di­no­sau­ri: di­no­sau­ri piu­ma­ti e vo­la­to­ri, piut­to­sto pic­co­li. Cam­bia, con que­sto, lo spa­zio che i gran­di ret­ti­li dell’Era Me­so­zoi­ca oc­cu­pa­no da tem­po nel no­stro im­ma­gi­na­rio? Non cre­do. La con­ti­nua sco­per­ta di nuo­vi sche­le­tri e la ri­co­stru­zio­ne sem­pre più pun­ti­glio­sa dell’aspet­to e del­le abi­tu­di­ni di vi­ta dei di­no­sau­ri as­si­cu­ra­no lo­ro uno spa­zio si­cu­ro nel mon­do mi­to­lo­gi­co e oni­ri­co po­po­la­to di dra­ghi che non ces­sa di at­trar­re l’uo­mo mo­der­no. I dra­ghi, in cer­to sen­so, so­no esi­sti­ti dav­ve­ro: ave­va­no la mo­le im­ma­ne del bra­chio­sau­ro, i den­ti e gli ar­ti­gli del ti­ran­no­sau­ro, le cor­na e il bec­co del tri­ce­ra­to­po.

Non me­no av­vin­cen­te dell’aspet­to e del­la bio­lo­gia dei di­no­sau­ri è la sto­ria del­la lo­ro sco­per­ta, al­la qua­le han­no con­tri­bui­to per­so­nag­gi che ben fi­gu­re­reb­be­ro in un film di In­dia­na Jo­nes. Que­sta dop­pia sto­ria, di gi­gan­te­schi ret­ti­li e di im­pro­ba­bi­li cer­ca­to­ri, la rac­con­ta Ste­phen Brusatte in un li­bro che esce in que­sti gior­ni. L’au­to­re, gio­va­ne pa­leon­to­lo­go ame­ri­ca­no di ori­gi­ne ita­lia­na, ora all’Uni­ver­si­tà di Edim­bur­go, è uno dei più bril­lan­ti e com­pe­ten­ti stu­dio­si del­la ma­te­ria. Asce­sa e

ca­du­ta dei di­no­sau­ri (Utet) è un te­sto di age­vo­le let­tu­ra, che spa­lan­ca fi­ne­stre inat­te­se, sen­za che il ri­go­re dell’in­for­ma­zio­ne scien­ti­fi­ca scal­fi­sca il fa­sci­no che i dra­ghi dell’Era Me­so­zoi­ca eser­ci­ta­no su di noi.

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