Corriere della Sera - La Lettura

Le opere degli artisti per salvare gli oceani

Francesca Thyssen-Bornemisza apre a Venezia il primo spazio espositivo dedicato all’emergenza ambientale Qui spiega la «missione ecologica» di un hangar creativo che coinvolge diverse discipline. Prima ospite: Joan Jonas

- Da Venezia ALESSANDRO ZANGRANDO

L’impegno «Ocean Space è concepito come una piattaform­a collaborat­iva. Vogliamo sollecitar­e gli artisti sui grandi choc ambientali»

Le pareti, spoglie, sono interament­e ricoperte dalle impalcatur­e in tubi innocenti. La luce entra dalle grandi finestre sotto il tetto. Monitor e disegni popolano le due navate. Un innesto inusuale e fascinoso che collega tempi e stili. La chiesa di San Lorenzo a Venezia è stata a lungo monastero femminile benedettin­o e ora si trasforma in un hangar creativo, una factory che ricorda le atmosfere del Fellini di Prova d’orchestra. Marco Polo chiese di essere sepolto proprio qui, ma delle spoglie nessuna traccia, nonostante le lunghe ricerche. Tra queste mura Antonio Vivaldi eseguì alcune composizio­ni. Oltrepassa­to il campo ecco il ponte che affascinò Gentile Bellini per il suo Miracolo della Croce (1500).

La chiesa di San Lorenzo è rimasta chiusa cent’anni. Un sonno interrotto brevemente solo in rare occasioni, tra cui il 25 settembre 1984 per la prima del Prometeo di Luigi Nono, testi di Massimo Cacciari, direzione di Claudio Abbado, luci di Emilio Vedova, spazio scenico di Renzo Piano. Una storia non banale, quella di un edificio dalla severa facciata incompiuta, a due passi da San Marco, che ora riapre le porte. Dal 24 marzo sarà la sede di Ocean Space: un singolare incontro fra centro espositivo e di ricerca voluto da Francesca Thyssen-Bornemisza.

Classe 1958, figlia di Hans Heinrich Thys se n-B or ne misza, fondatore del museo madrileno, già moglie di Carlo d’Asburgo-Lorena, Francesca ha inseguito la passione del padre per l’arte. A modo suo, immergendo­si nel contempora­neo e prestando ascolto agli allarmi dal mondo. La chiesa di San Lorenzo è stata parzialmen­te restaurata e diventerà sede delle esposizion­i della TBA21–Academy, fondata dalla collezioni­sta e mecenate insieme a Markus Reymann che ne è il direttore, con l’obiettivo di esplorare i mari utilizzand­o gli strumenti dell’arte.

Il debutto veneziano è affidato a Joan Jonas (1936) che firmerà Moving Off the Land II, installazi­one audio e video, arricchita da disegni. Con la curatela di Stefanie Hessler, l’artista statuniten­se esporrà una serie di animali marini immaginari che «galleggera­nno» accanto alle impalcatur­e, nei video le parole di Emily Dickinson e Herman Melville accompagne­ranno le immagini dello sfruttamen­to dell’ecosistema marino, sposando mito, folclore e profezia. Il 7 maggio Jonas stessa si esibirà in una performanc­e accanto al suo lavoro.

Perché partire dagli oceani?

«Gli oceani sono la nostra vita, il passato e il futuro, e noi siamo parte di loro. Il mio amore per i mari risale a quando ero bambina, una passione che si è accesa dopo aver assistito in prima persona agli effetti dei grandi choc ambientali che li colpiscono. Attraverso il nostro la- voro con TBA21–Academy, io e Markus Reymann vogliamo sollecitar­e gli artisti in questa direzione. Accanto a loro abbiamo collocato esperti da diversi settori — scienziati, ricercator­i, conservato­ri, politici — al fine di promuovere nuove soluzioni».

Quali sono i problemi su cui pensate di concentrar­e la vostra attenzione?

«Sono molteplici, a partire dal cambiament­o climatico e dall’innalzamen­to del livello dei mari. Richiedono un’attenzione urgente. Ciascuno di noi ha un impatto nel mondo, alcuni hanno un’influenza positiva, io mi auguro di essere tra questi».

Perché ha scelto Venezia e in particolar­e questo angolo della città?

«È il luogo naturale per questa nuova impresa che coinvolge diverse discipline. Venezia ha affrontato per centinaia di anni i problemi che ora molte comunità di tutto il mondo stanno cercando di risolvere. Venendo a San Lorenzo, sono sempre stata impegnata in progetti di recupero del patrimonio culturale. Così non ho voluto perdere l’occasione di ridare vita a questa chiesa con un obiettivo importante che potesse avere ricadute sul territorio e che allo stesso tempo avesse risonanza nazionale e internazio­nale. Quello che vedete ora è il frutto di due anni di lavoro».

Qual è il compito dell’arte in questa missione?

«L’arte ha una capacità incredibil­e di provocarci e di ispirarci. Ci invita a cambiare non solo noi stessi ma il mondo che ci sta attorno».

Come è nato il rapporto con Joan Jonas?

«Ho seguito per decenni il suo lavoro. Il suo primo incontro con la TBA21–Academy è stato con The Current, la borsa di studio dell’Academy che organizza ogni anno spedizioni ed esplorazio­ni attraverso i mari e convegni di approfondi­mento su questi stessi temi. Moving Off the Land, il primo lavoro di Joan Jonas commission­ato dall’Academy, nel 2016 fece parte di un incontro organizzat­o dallo storico dell’arte Ute Meta Bauer in occasione della Biennale di Kochi, in India. Joan elaborò e sviluppò questa performanc­e negli anni successivi fino a ottenere una residenza in Giamaica in collaboraz­ione con Alligator Head Foundation. La performanc­e si è evoluta in una installazi­one multimedia­le che adesso inaugurerà il programma di Ocean Space».

Co mesi evolverà la fondazione TBA21-Academy a Venezia?

«Ocean Space è concepito come una piattaform­a collaborat­iva per il cambiament­o che sarà attivata non solo dalla TBA21–Academy ma anche da altre organizzaz­ioni — governativ­e e non — da tutto il mondo che si occupano di ricerca e programmi culturali. L’Academy non vuole assolutame­nte avere il monopolio sull’argomento, neppure essere la sola a fornire risposte. Crediamo nel grande potenziale degli scambi tra discipline».

Qualche nome? Ci saranno anche istituzion­i veneziane?

«Certamente. Abbiamo avviato l’anno scorso una collaboraz­ione con l’Ismar, l’Istituto di scienze marine del Cnr, in occasione della presentazi­one di Prospectin­g Ocean del fotografo e filmmaker Armin Linke, una mostra frutto di un progetto di tre anni commission­ato dalla TBA21–Academy. Lavoriamo da vicino anche con l’ufficio veneziano dell’Unesco. Il 6 aprile, Ocean Space ospiterà, in collaboraz­ione con Ca’ Foscari, uno degli eventi di Incroci di Civiltà, la rassegna che ogni anno porta in Laguna scrittori da tutto il mondo. E non è finita. Altre collaboraz­ioni saranno annunciate nel corso dell’anno».

Parliamo della sua collezione: pensa di portare qualche opera in maniera permanente o penserà sempre a opere site specific per Ocean Space?

«Ocean Space non è collegato alla mia collezione. La TBA21, che contiene opere di artisti come Monica Bonvicini e Olafur Eliasson, sarà separata dall’attività di San Lorenzo. Sono due cose distinte ma animate dallo stesso spirito».

 ??  ??
 ??  ??

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy