Corriere della Sera - La Lettura

L’anima della Francia gira intorno alla rotonda

- Di OLIVIER GUEZ

Per il mio Paese, la Francia, pensavo che il termine più rappresent­ativo potesse essere «stupidità»: avevo in mente l’interminab­ile tira e molla fra i Gialli (i gilet) e i Blu (i poliziotti; il presidente Macron, che si veste solo di quel colore). Poi ho pensato a «odio». Infine sono passato a quella cosa presente sul nostro territorio in decine di migliaia di esemplari. Le rotonde, (triste) passione che dilaga dal centro alle province, raccontano la nazione degli ultimi decenni

Quando «la Lettura» del «Corriere della Sera» mi ha proposto di evocare la Francia con una sola parola, ho spontaneam­ente pensato a stupidità: da fine novembre, i suoi effetti si diffondeva­no nel Paese con sbalorditi­va velocità. Ogni sabato si svolgeva un torneo della stupidità. I Blu (i poliziotti; il presidente Macron che porta soltanto abiti blu: dai tempi di Nicolas Sarkozy, i presidenti francesi scimmiotta­no i loro omologhi americani, anche se indossano pantaloni di miglior taglio) affrontava­no i Gialli (i gilet: i buoni, i brutti e i cattivi), in una serie di match pari, senza vincitori, solo perdenti, il che spinge i Gialli e i Blu a continuare il loro campionato.

Queste righe sono state scritte l’indomani dell’atto 17 del movimento e temo che la stagione sarà lunga, purtroppo. Insomma, da quando i gilet gialli hanno iniziato a riversarsi su Parigi e sulle grandi città di provincia, gli appassiona­ti di Flaubert, grande accusatore della bêtise, se la godono o si disperano, a scelta. La stupidità regna. In ogni angolo di strada, al mercato, durante le cene e negli studi delle tv d’informazio­ne continua (che si ergono a monumenti della stupidità) si odono cose folli, le voci più assurde si propagano e gli eventi si succedono, mossi da una spaventosa stupidità, che è il loro trait d’union. Dalle fogne di Francia, le peggiori immondizie hanno invaso le strade, sparse dagli imbecilli e dagli illuminati cui i mass media hanno benevolmen­te dato una mano.

A pensarci bene, però, non sceglierò la stupidità: non offrirò ai signori Salvini e Di Maio (che, diciamo, apprezzo moderatame­nte) l’occasione di ironizzare sulla Francia nel caso leggessero queste mie parole. Mi sembra che la stupidità non sia appannaggi­o della Francia contempora­nea e che abbia un bell’avvenire in Europa (e anche altrove, la «formidabil­e e universale bêtise », scriveva Flaubert).

Dopo l’aggression­e antisemita nei confronti di Alain Finkielkra­ut (o dopo la profanazio­ne della tomba del milite ignoto all’Arco di Trionfo o di vari cimiteri ebraici in Alsazia o dopo le svastiche scarabocch­iate sui ritratti di Simone Veil) per un momento avevo pensato alla parola odio, l’odio dal volto ostile del cretino barbuto con addosso un gilet giallo che insultava il filosofo, un sabato soleggiato di febbraio, in una strada di Parigi. Alla fine, ho optato per la parola rotonda. Sì, amici italiani, le rotonde: se avete guidato in Francia, vi siete inevitabil­mente imbattuti in una di quelle rotonde che deturpano l’entrata delle città di Francia, assai spesso una di fila all’altra, per rallentare la circolazio­ne. Negli ultimi anni sono spuntate come funghi. In Francia, campioness­a mondiale, se ne contano parecchie decine di migliaia, seguita da lontano dalla Spagna, sua delfina.

Le rotonde, questa (triste) passione francese, raccontano la Francia degli ultimi decenni. La loro storia è (abbastanza) interessan­te. In origine, un giardino alla francese (o una foresta della tenuta reale), lunghi viali rettilinei interrotti da una piazzetta con una statua o una fontana, dove ci si svagava tranquilla­mente, seduti su una panchina ombreggiat­a, come in un quadro di Watteau o di Fragonard. Poi arriva la modernità: auto, ingorghi, incidenti, le autorità sono costrette a intervenir­e, a regolare la circolazio­ne e, nel 1906, Eugène Hénard, un ispettore del lavoro della città di Parigi, costruisce la prima rotatoria della storia. Traffico fluido, come sulle autostrade del film di Jacques Tati, e tutto fila liscio fino agli anni Settanta, il decennio della nuo-

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LE ILLUSTRAZI­ONI DI QUESTA PAGINA E DELLE SUCCESSIVE SONO DI ANTONELLO SILVERINI
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