Corriere della Sera - La Lettura

Venezia, 1951 Obbiettivo sullo sbarco di Dior e su un Re Sole in festa

I clic di Cameraphot­o

- Di GIULIA ZIINO

L’anno è il 1951. La città è Venezia. Il mito è quello di Christian Dior. Da Parigi lo stilista detta la moda: il suo New Look ha rivoluzion­ato l’haute couture del dopoguerra. Per ogni stagione, uno stile. Le regole le detta Dior che per quell’anno punta sulla linea Ovale: spalle arrotondat­e e maniche raglan, cappellini alla cinese, tessuti morbidi modellati sul corpo dalle abili mani di madame Marguerite Carré, prima sarta dell’atelier e braccio destro del couturier. Per lanciare i nuovi abiti, Dior sceglie Venezia: in estate le sue modelle — elegantiss­ime — si fanno fotografar­e tra le calli, in motoscafo, davanti alle chiese e a Palazzo Ducale. Sorridono come turiste a spasso, sorseggian­o aperitivi affacciate sui canali.

Il 3 settembre di quello stesso anno don Carlos de Beistegui y de Yturbe, eccentrico multimilio­nario di origine basche, apre le porte di Palazzo Labia in Campo San Geremia, Cannaregio, da lui comprato e restaurato, per il gran Bal Oriental. Il Ballo del secolo, lo chiamerann­o: ci sono tutti, dall’Aga Khan a Orson Welles, dai Rothschild a Cecil Beaton, a Nina Ricci, a re Faruq d’Egitto. Una serata memorabile. Il padrone di casa, vestito da Re Sole, do-

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