Corriere della Sera - La Lettura

Confesso di non essere stato felice

Il romanzo filosofico di Stefano Corsi prende spunto da Edgar Lee Masters

- Di MARCO OSTONI

Si può ancora scrivere un «romanzo filosofico» oggi? E si può farlo in una manciata di pagine, con umiltà e apparente noncuranza? Stefano Corsi ci riesce con Non nevica, non nevicherà, un libro agile di mole quanto carico di valore, che ruota attorno a una riflession­e sul senso del vivere dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters: «Dare un senso alla vita può condurre alla follia,/ma una vita senza senso è la tortura dell’inquietudi­ne e del vano desiderio; /è una barca che anela al mare eppure lo teme». Così reca la lapide di George Gray e non è un caso se Daniele, una delle figure cruciali del libro, sia di fatto una controfigu­ra di Gray. Come lui ha vissuto una vita vuota e, sconfitto ancora giovane da un male incurabile, benché fieramente laico e scettico, chiama al capez- zale l’ex compagno di liceo fattosi prete, don Guglielmo. Può così sgravarsi del peso che lo affligge: «Se dovessi chiedere perdono di qualche cosa — dice — dovrei farlo dello scialo che è stata la mia vita, in quanto non ho mai saputo esserne consapevol­mente e compiutame­nte felice… C’era da fermarsi tutte le sere a dire grazie al caso, se non a un dio…».

Ma non l’ha fatto, Daniele, e come lui non riescono a farlo gli abitanti del piccolo paese dell’alta Val Brembana (Piazzatorr­e) cui il cielo invernale ha negato il dono della neve. Seguendo le tappe della liturgia natalizia (dal Natale all’Epifania) e l’itinerare di don Guglielmo tra le vie e nelle case del paese, Corsi scava nelle tante storie familiari di un borgo colto nel tempo sospeso della vacanza, mettendo a nudo attraverso umanissime vicende di crisi coniugali e amori adolescent­i, di lutti da esorcizzar­e e solitudini incancreni­te, i nervi scoperti di una fede travagliat­a che è la sola — sembra dire — che valga la pena di essere cercata e abbracciat­a alla ricerca di quel senso cui anche Masters alludeva.

Una fede che altro non è, alla fine, se non l’espression­e di un bisogno umanissimo: quello di trovare qualcuno che ci abbia a cuore, «perché la verità è che tutti abbiamo uno sconfinato bisogno di stare a cuore a qualcuno».

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