La tra­ge­dia gre­ca di Ell­roy è ame­ri­ca­na

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«Era­va­mo psi­chia­tri po­st mor­tem con Ja­ni­ce sul di­va­no». Un po­li­ziot­to in pen­sio­ne ri­per­cor­re il ca­so del­la sua car­rie­ra che è sta­to, pu­re, la gran­de av­ven­tu­ra del­la sua vi­ta. E non so­lo del­la sua: tut­ti i col­le­ghi po­li­ziot­ti ave­va­no, co­me lui, pre­so una cot­ta per Ja­ni­ce, ra­gaz­za di vent’an­ni vio­len­ta­ta e am­maz­za­ta (con col­tel­li da car­ne e una bot­ti­glia rot­ta di Pep­si) in un ap­par­ta­men­to del­la Ma­n­hat­tan più ric­ca. Era di buo­na fa­mi­glia (pa­dre scrit­to­re, poi, fol­le di do­lo­re, sui­ci­da). Era bel­la, bion­da e con gli oc­chi ver­di. An­che un’ami­ca che abi­ta­va con Ja­ni­ce è sta­ta uc­ci­sa, ma di lei tut­ti (tv, gior­na­li, spet­ta­to­ri, let­to­ri, in­ve­sti­ga­to­ri) non si in­te­res­sa­no: «Ja­ni­ce era il piat­to for­te. L’ar­ti­stoi­de con il la­vo­ro fi­go a “New­sweek”». Ac­cad­de (è un fat­to ve­ro) il 28 ago­sto 1963 men­tre a Wa­shing­ton si svol­ge­va la sto­ri­ca mar­cia per i di­rit­ti ci­vi­li e la gen­te che can­ta­va We Shall Over­co­me. È una sto­ria di quell’Ame­ri­ca. John (Jack per gli ami­ci) Ken­ne­dy ne era il pre­si­den­te e sa­reb­be sta­to am­maz­za­to pu­re lui (bel­lo, bion­do, con gli oc­chi ver­di, di buo­na fa­mi­glia) il 22 no­vem­bre. Il po­li­ziot­to che ri­co­strui­sce il ca­so e i suoi pard (quel­li buo­ni, non quel­li cat­ti­vi e cor­rot­ti) era­no ken­ne­dya­ni: «Jack era no­stro… Ci fa­ce­va fa­re sem­pre una ri­sa­ta. Era tut­to buon whi­sky e si­ga­ri. Lo ri­cor­da­va­mo a mes­sa». Ja­mes Ell­roy rac­con­ta il ca­so di Ja­ni­ce e un al­tro (lo stu­pi­dis­si­mo as­sas­si­nio di Sal Mi­neo, spal­la di Ja­mes Dean in Gio­ven­tù bru­cia­ta) in Cro­na­ca ne­ra. Ma il rac­con­to su Mi­neo la nuo­va di­ret­tri­ce di «Va­ni­ty Fair» glie­lo ri­fiu­tò (e poi si la­men­ta­no che i gior­na­li van­no ma­le). Il li­bro è bel­lis­si­mo. Ell­roy è un gi­gan­te. Ma i let­to­ri de «la Let­tu­ra» (che al­lo scrit­to­re ha eret­to uno splen­di­do al­ta­re fir­ma­to da Gian­ni Santucci) lo san­no già. Una so­la co­sa. Cor­reg­ge­re nel­la ban­del­la di co­per­ti­na: «Ell­roy è uno dei più gran­di au­to­ri di cri­me », le­van­do «di cri­me ». Ell­roy è un­li­mi­ted. È tra­ge­dia (gre­ca) ame­ri­ca­na.

Ja­mes Ell­roy (Los An­ge­les, 1948)

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