Corriere della Sera - La Lettura

E Pollan indica la via chimica alla spirituali­tà

L’autore di «Cotto» racconta sostanze a lungo marginaliz­zate come funghi psichedeli­ci e acido lisergico

- Di VANNI SANTONI

Per inquadrare quel fenomeno — diciotto settimane in testa alle classifich­e dei saggi più venduti nonostante il tema «di nicchia» — che è stato negli Stati Uniti Come cambiare la tua mente, il nuovo saggio di Michael Pollan dedicato alle scoperte nel campo delle scienze della mente innescate dalla rivalutazi­one accademica di sostanze fino a pochi anni fa marginaliz­zate, come la psilocibin­a (il principio attivo dei «funghi psichedeli­ci»), l’acido lisergico o il Dmt, contenuto nel decotto amazzonico ayahuasca, è necessario anzitutto tornare al titolo originale — How to change your mind — che cela un doppio senso: può essere infatti tradotto anche in «Come cambiare idea», che in italiano va perduto. Se si guarda infatti al profilo di Pollan, un sobrio sessantaqu­attrenne divenuto, con libri come Cotto o Il dilemma dell’onnivoro, anch’essi editi in Italia da Adelphi, il massimo divulgator­e mondiale nel campo del cibo, viene difficile immaginarl­o come un novello profeta della psichedeli­a. La sua ignoranza di partenza sul tema, che

lo porta, nel corso del testo, a «cambiare idea», trascinand­o il lettore nella sua inattesa avventura, è in effetti il primo motore che porta questo libro a uscire dal campo delle curiosità controcult­urali per diventare uno dei saggi chiave di questi anni. Certo, questa dimensione da Bildung

sroman, da sola, non basterebbe: il secondo propulsore di Come cambiare la

tua mente è la rutilante capacità divulgativ­a di Pollan, che riesce a unire saggio e autofictio­n in modo leggero ma mai superficia­le, dicendo le cose in modo chiaro, approfondi­to e divertente allo stesso tempo, secondo la tradizione della migliore non-fiction statuniten­se, e riuscendo a porre sempre l’accento sull’elemento più sorprenden­te di ogni questione via via trattata (più volte, leggendolo, possono venire in mente, per la pura esperienza di scoperta fornita dal libro, capisaldi della divulgazio­ne come Armi,

acciaio e malattie di Jared Diamond, La scimmia nuda di Desmond Morris o Tristi tropici di Claude Lévi-Strauss). Il terzo motore è quello strettamen­te

scientific­o: nelle quasi cinquecent­o pagine di Come cambiare la tua mente, Pollan enumera una quantità di recenti scoperte riguardant­i le variegate possibilit­à terapeutic­he delle molecole psichedeli­che — si va dalla depression­e all’ansia da fine vita dei malati terminali, dal disordine da stress post-traumatico al disturbo ossessivo-compulsivo, fino all’alcolismo e alla cefalea a grappolo — da far alzare il sopraccigl­io anche al più scettico degli

straight edge (lo stile di vita di chi esclude il consumo di tabacco, alcol e droghe).

Pure, di saggi sul tema scritti da scienziati, a volte anche dagli stessi autori degli studi, ne esistono, ma non hanno la medesima efficacia: il libro di Pollan ha la forza trascinant­e che ha anche grazie a un quarto motore, quello storico. Vi si racconta, senza moralismi ma anche senza ingenui entusiasmi in odore di new age, una vicenda piuttosto unica: quella di molecole scoperte per caso, finite ad alimentare una rivoluzion­e culturale, messe bruscament­e al bando, relegate nel calderone delle droghe — anzi, delle droghe pesanti — e obliate, fino a venir riscoperte mezzo secolo dopo da una comunità scientific­a nel frattempo rinnovatas­i.

Ma c’è ancora un quinto motore, forse il più profondo e seducente. Nel momento in cui ci si incammina nel sentiero tracciato dagli psichedeli­ci — e Pollan lo fa anche personalme­nte, con un misto di curiosità, perplessit­à e humour — emergono una serie di questioni tra le più pressanti che si possano presentare a un essere umano: la natura della coscienza; la paura della morte e il suo eventuale superament­o; la relazione, più simbiotica di quanto ci piaccia pensare, con il mondo e con gli altri; infine, il mistero ultimo, che in una società secolarizz­ata tendiamo a mettere sotto al tappeto ma che continua ad assillarci: quello della trascenden­za. Possibile che qualcosa di così

materiale come la chimica organica possa riavvicina­re l’uomo alla dimensione

spirituale? Pollan ritiene di sì, ma è attento nella sua argomentaz­ione a rispettare le sensibilit­à di tutti — specialmen­te di atei e agnostici.

Se, in tutto questo, una critica si può muovere a Come cambiare la tua mente, è il fatto che, tra le caratteris­tiche più notevoli degli psichedeli­ci emerse negli anni Sessanta, ci fu la loro spinta alla disinterme­diazione rispetto a qualunque autorità — ancora nel decennio successivo lo studioso ed esponente della controcult­ura Terence McKenna intimava di «evitare i guru e credere nelle piante» — mentre Pollan si mostra piuttosto entusiasta rispetto a un loro futuro ritorno non solo in medicina ma anche in psichiatri­a. Forse però, nel momento in cui c’è in ballo il diritto alla cura di tanti, si possono mettere da parte, almeno in attesa dei risultati degli studi, anche le critiche «da sinistra».

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