Un cor­po, tan­ti es­se­ri E i 5 sen­si (an­zi, 33)

Un li­bro di Bill Bry­son esplo­ra l’or­ga­ni­smo uma­no, le sue me­ra­vi­glie e im­per­fe­zio­ni, le spe­cie mi­nu­sco­le che lo abi­ta­no

Corriere della Sera - La Lettura - - Universi | Società - Di TELMO PIEVANI

Si par­te con una scor­ri­ban­da nei pae­sag­gi scon­fi­na­ti del­la pel­le uma­na, tra pe­li, ca­pel­li, po­ri e fo­run­co­li, sco­pren­do che le pre­sun­te di­stin­zio­ni raz­zia­li so­no tut­te rac­chiu­se in un in­si­gni­fi­can­te stra­to di epi­der­mi­de. Poi si giun­ge al «chi­lo e mez­zo di mas­sa spu­gno­sa che ci ri­tro­via­mo fra le orec­chie», il cer­vel­lo, un la­bi­rin­to strut­tu­ra­le, «la crea­zio­ne più straor­di­na­ria dell’uni­ver­so». Da qui si pas­sa al re­sto del­la te­sta, al­la boc­ca e al­la go­la. Quin­di si scen­de ver­so l’in­fa­ti­ca­bi­le cuo­re e si en­tra nel flus­so san­gui­gno. Si se­guo­no le com­ples­se vie de­gli or­mo­ni e ci si in­fi­la nel gi­ne­pra­io dell’ad­do­me. Toc­ca poi al­le ope­re di bio­mec­ca­ni­ca chia­ma­te ma­ni, pie­di, pol­si, ar­ti­co­la­zio­ni, ten­di­ni e mu­sco­li, non­ché al­le os­sa, al con­tem­po leg­ge­re e re­si­sten­ti. Do­po una vi­si­ta al si­ste­ma im­mu­ni­ta­rio, con un bel re­spi­ro si en­tra nei pol­mo­ni. In­fi­ne, si va e si vie­ne dal si­ste­ma di­ge­ren­te im­me­de­si­man­do­si in un boc­co­ne di ci­bo, si cor­re co­me una sca­ri­ca lun­go i ner­vi e si fa un so­pral­luo­go ne­gli ap­pa­ra­ti ri­pro­dut­ti­vi.

L’esplo­ra­zio­ne del cor­po uma­no è uno sche­ma nar­ra­ti­vo as­sai fre­quen­ta­to, dal sot­to­ma­ri­no mi­nia­tu­riz­za­to del film Viag­gio al­lu­ci­nan­te di Ri­chard Flei­scher (1966) al car­to­ne ani­ma­to fran­ce­se C’era una vol­ta la vi­ta: la fa­vo­lo­sa sto­ria del cor­po uma­no di Al­bert Ba­ril­lé. A ci­men­tar­si nell’im­pre­sa que­sta vol­ta è uno che di viag­gi se ne in­ten­de, Bill Bry­son, lo scrit­to­re sta­tu­ni­ten­se na­tu­ra­liz­za­to in­gle­se au­to­re del bestsel­ler Bre­ve sto­ria di (qua­si) tut­to (Guan­da, 2014).

Nel li­bro Bre­ve sto­ria del cor­po uma­no (Guan­da) Bry­son me­sco­la al­to e bas­so, battute di spi­ri­to e pas­sag­gi ispi­ra­ti, ma­te­ria­li­smo e poe­sia. Il suo sti­le ri­spec­chia il mo­del­lo di­vul­ga­ti­vo an­glo­sas­so­ne. Met­te a pro­prio agio i let­to­ri esi­ben­do la pro­pria in­com­pe­ten­za (so­no uno di voi, vo­glio ca­pi­re) e chie­den­do a una schiera di esper­ti di aiu­tar­lo nel farsi nar­ra­to­re del­le ri­cer­che scien­ti­fi­che. Li va a tro­va­re, li in­ter­vi­sta, ve­de co­me la­vo­ra­no. Co­sì an­che que­sta sto­ria (non tan­to bre­ve) di qua­si tut­to ciò che sap­pia­mo sul cor­po uma­no di­ven­ta un’ope­ra en­ci­clo­pe­di­ca col­let­ti­va in for­ma po­po­la­re. Bry­son si fa me­dia­to­re dei con­te­nu­ti scien­ti­fi­ci. Snoc­cio­la i nu­me­ri più stra­ni: per esem­pio, il no­stro cor­po è fat­to da 59 ele­men­ti chi­mi­ci, mol­ti dei qua­li si pos­so­no com­pra­re dal fer­ra­men­ta con 200 ster­li­ne (ma poi as­sem­blar­li per fa­re un or­ga­ni­smo è un’al­tra sto­ria). Ag­giun­ge in do­si equi­li­bra­te umo­ri­smo, aned­do­ti e cu­rio­si­tà sto­ri­che su me­di­ci di­men­ti­ca­ti, su spe­ri­men­ta­to­ri tal­vol­ta av­ven­ta­ti op­pu­re ge­nia­li.

La ri­cet­ta fun­zio­na. Il let­to­re si fa ac­com­pa­gna­re per ma­no sen­za mai sen­tir­si re­spin­to e si di­ver­te as­sa­po­ran­do inu­sua­li trat­ta­zio­ni scien­ti­fi­che sul su­do­re uma­no, sul­la sa­li­va e al­tri li­qui­di, sul per­ché mai nes­su­no è mor­to di cal­vi­zie, sui mi­ste­ri in­son­da­bi­li del cer­vel­lo de­gli ado­le­scen­ti, su quan­to può re­sta­re co­scien­te una te­sta de­ca­pi­ta­ta, sui no­stri non cin­que ma 33 sen­si (si ag­giun­go­no per esem­pio il sen­so dell’equi­li­brio quel­lo del pas­sa­re del tem­po, l’ap­pe­ti­to), sul­la fi­si­ca del­lo star­nu­to e del sin­ghioz­zo, sul per­ché non tut­ti i mam­mi­fe­ri han­no i te­sti­co­li ester­ni o sul per­ché ci sia vo­lu­to co­sì tan­to tem­po per ac­cet­ta­re la cor­re­la­zio­ne tra il fu­mo e il can­cro.

Bry­son evi­den­zia quan­to sia im­por­tan­te l’igno­ran­za nel­la scien­za: ci sfug­go­no an­co­ra tan­tis­si­me co­se su co­me fun­zio­na­no il no­stro cor­po, il Dna, la co­scien­za, il son­no, l’in­vec­chia­men­to. Dun­que, la ri­cer­ca con­ti­nua. Bry­son ci con­vin­ce che il cor­po non è so­lo una mac­chi­na me­ra­vi­glio­sa, ma mol­to di più: è un in­sie­me di eco­si­ste­mi an­co­ra in par­te da esplo­ra­re. Noi lo dia­mo per scon­ta­to e non ci pen­sia­mo, fin­ché non ci dà qual­che no­ia. Sop­por­ta vi­zi e ne­gli­gen­ze. Non si la­scia so­praf­fa­re dal­le im­per­fe­zio­ni di cui è pie­no: dai mo­la­ri ec­ce­den­ti al ba­ci­no trop­po pic­co­lo per par­to­ri­re sen­za un do­lo­re lan­ci­nan­te, dal ri­schio con­ti­nuo di sof­fo­ca­men­to ai mal di schie­na e ai mil­le al­tri ac­ciac­chi cau­sa­ti dal bi­pe­di­smo, fi­no all’in­ca­pa­ci­tà di pro­dur­re la vi­ta­mi­na C.

Que­ste im­per­fe­zio­ni fun­zio­na­no, no­no­stan­te tut­to, per­ché il no­stro cor­po è il pro­dot­to di mi­lio­ni di an­ni di evo­lu­zio­ne, un po’ ab­bor­rac­cia­ta e ca­sua­le, ma te­na­ce: «Il no­stro viag­gio nel­la sto­ria è co­min­cia­to sot­to for­ma di mas­se uni­cel­lu­la­ri che gal­leg­gia­va­no in ac­que mi­ti e po­co pro­fon­de. Da al­lo­ra è sta­to tut­to un ca­so, un per­cor­so lun­go e in­te­res­san­te ma an­che piut­to­sto straor­di­na­rio». Ec­co per­ché il cor­po uma­no, co­me ogni pro­dot­to dell’evo­lu­zio­ne, è in­tri­so di det­ta­gli inu­ti­li. Le im­pron­te di­gi­ta­li e il men­to non ser­vo­no a nien­te, ma con­tri­bui­sco­no al­la no­stra iden­ti­tà. Se­con­do Bry­son, tut­to som­ma­to an­che ave­re una men­te so­fi­sti­ca­ta non è in­di­spen­sa­bi­le per il cor­po, e os­ser­van­do il com­por­ta­men­to di al­cu­ni no­stri si­mi­li si è por­ta­ti a dar­gli ra­gio­ne.

Il li­bro si chiu­de con un in­no ai pro­gres­si del­la me­di­ci­na, pur­ché sia­no equa­men­te di­stri­bui­ti. I due ca­pi­to­li mi­glio­ri so­no quel­lo sul can­cro, cioè la ri­bel­lio­ne del cor­po con­tro sé stes­so, e quel­lo sul mi­cro­bio­ta, ov­ve­ro lo zoo di bat­te­ri, vi­rus, fun­ghi e al­tri mi­cror­ga­ni­smi che po­po­la­no la no­stra boc­ca, il na­so, la pel­le, i pol­mo­ni, tut­to il trat­to ga­stroin­te­sti­na­le e gli or­ga­ni ge­ni­ta­li. E co­sì si sco­pre che il no­stro cor­po non è uno, ma mol­te­pli­ce: è un con­sor­zio di cel­lu­le uma­ne pro­pria­men­te no­stre e di mi­glia­ia di spe­cie mi­cro­bi­che (del pe­so com­ples­si­vo di cir­ca un chi­lo e mez­zo) che vi­vo­no in sim­bio­si con noi, ga­ran­ten­do­ci ser­vi­zi es­sen­zia­li. Per lo­ro, il cor­po uma­no è dav­ve­ro un in­sie­me di eco­si­ste­mi, un’iso­la tra­boc­can­te di ri­sor­se. Nel più in­ti­mo di noi stes­si, ci ac­cor­gia­mo di es­se­re una co­mu­ni­tà.

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