UN EREDE DI GOETHE CHE SFI­DA IL CA­SO

Corriere della Sera - La Lettura - - Libri - Di EMANUELE TREVI

Nel 1975, Pe­ter Han­d­ke fir­mò la sce­neg­gia­tu­ra di Fal­so mo­vi­men­to, il film di Wim Wen­ders li­be­ra­men­te ispi­ra­to agli

An­ni di ap­pren­di­sta­to di Wi­lhelm Mei­ster, il ca­po­la­vo­ro di Goethe pub­bli­ca­to tra il 1795 il 1796, ca­po­sti­pi­te del co­sid­det­to «ro­man­zo di for­ma­zio­ne». Quel­lo del gio­va­ne Mei­ster ri­ma­ne un mo­del­lo in­su­pe­ra­to di co­no­scen­za, sia dal pun­to di vi­sta dell’ar­te del ro­man­zo che dei suoi pre­sup­po­sti mo­ra­li e fi­lo­so­fi­ci. Dal mo­men­to in cui l’eroe di Goethe si la­scia al­le spal­le la ca­sa dei ge­ni­to­ri e tut­te le si­cu­rez­ze del suo ce­to bor­ghe­se, il mon­do gli si of­fre co­me un mi­ste­ro e un pre­sa­gio, nel qua­le è im­pos­si­bi­le di­stin­gue­re con si­cu­rez­za l’ope­ra del ca­so e i di­se­gni del de­sti­no.

Cre­do che Han­d­ke, nel cor­so del­la sua car­rie­ra, non si sia mai al­lon­ta­na­to da quel­lo sche­ma nar­ra­ti­vo, ogni vol­ta de­cli­nan­do­lo nel­le sue pro­se in­de­fi­ni­bi­li e per­fet­te. Gli si può ac­co­sta­re, per la vo­ca­zio­ne all’er­ran­za e la di­spo­ni­bi­li­tà al for­tui­to, un al­tro gi­gan­te del­la pro­sa te­de­sca con­tem­po­ra­nea, W. G. Se­bald: ma Han­d­ke è uno scrit­to­re mag­gior­men­te in­te­res­sa­to all’es­sen­za, vo­lu­ta­men­te di­mes­so, co­me se tut­to ciò che gli pre­me dav­ve­ro fos­se rac­chiu­so in un pu­gno di pa­ro­le dal sa­po­re sa­pien­zia­le.

Fon­da­men­ta­le, qua­si in ogni li­bro, è il ge­sto di de­ci­fra­re un se­gna­le (la pun­tu­ra di un’ape nel­la La­dra di frut­ta), che se­gna l’ini­zio di qual­che for­ma di esplo­ra­zio­ne o di viag­gio. A con­ta­re dav­ve­ro, per que­sto ro­man­ti­co fuo­ri tem­po massimo, non è mai la va­sti­tà dell’oriz­zon­te, ma l’in­ten­si­tà del­lo sguar­do, la sua pos­si­bi­li­tà di tra­sfor­ma­re l’este­rio­re in in­te­rio­re, in un pro­ces­so sem­pre in­cer­to e in­di­stin­gui­bi­le dal mo­vi­men­to del­la pro­sa, dal­le sue scan­sio­ni, dai suoi an­di­ri­vie­ni. È una men­te aper­ta e li­be­ra, quel­la che si espri­me nell’ope­ra di Han­d­ke, co­me può es­se­re quel­la di un poe­ta in un mon­do di­ser­ta­to dal­la poe­sia.

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