CHAR­LIE PAR­KER E L’EROI­NA DEI GHETTI

Corriere della Sera - La Lettura - - Il Dibattito Delle Idee - Di CLAU­DIO SES­SA

Pri­ma di Jimi Hendrix (19421970) e di Ja­nis Jo­plin (1943-1970) c’era il sas­so­fo­ni­sta Char­lie Par­ker (19201955). Che non è sta­to il ca­po­sti­pi­te de­gli «ar­ti­sti ma­le­det­ti» ten­ta­ti dalle dro­ghe, ma cer­to le ha re­se cen­tra­li nell’im­ma­gi­na­rio del­la mu­si­ca po­po­la­re.

Il gran­de crea­to­re del jazz mo­der­no ave­va un fi­si­co d’ac­cia­io: po­te­va as­su­me­re la sua do­se di eroi­na, sco­lar­si un li­tro di whi­skey fu­man­do­si uno spi­nel­lo, an­da­re a let­to con più di una ra­gaz­za e suo­na­re ma­gni­fi­ca­men­te. Tut­to nel­la stes­sa not­te.

Pur­trop­po die­de l’im­pres­sio­ne che l’eroi­na aiu­tas­se a fa­re il re­sto, e il suo esem­pio di­la­gò in tut­ta una ge­ne­ra­zio­ne di jaz­zi­sti (pro­cu­ran­do­gli an­che un enor­me sen­so di col­pa; e del re­sto mo­rì gio­va­ne).

Ma la do­man­da è: per­ché il jazz, e per­ché pro­prio al­lo­ra? La ri­spo­sta non è sem­pli­ce. Ha a che fa­re con la fru­stra­zio­ne dei jaz­zi­sti, gran­di ar­ti­sti non ri­co­no­sciu­ti, e con la ne­ces­si­tà di so­ste­ne­re rit­mi di vi­ta in­fer­na­li. Con la lo­ro con­di­zio­ne so­cia­le emar­gi­na­ta. Con le pras­si cul­tu­ra­li, tra­di­zio­nal­men­te le­ga­te al­le dro­ghe (leg­ge­re) per ce­men­ta­re la co­mu­ni­tà. E con i mu­ta­men­ti dei traf­fi­ci il­le­ga­li do­po la Se­con­da guer­ra mon­dia­le, che cau­sa­ro­no un po­de­ro­so af­flus­so di op­pia­cei ne­gli Sta­ti Uni­ti: so­prat­tut­to nei ghetti, che in­te­res­sa­va­no ben po­co le isti­tu­zio­ni.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.