Corriere della Sera - La Lettura

È la provincia, bellezza (anche se inscatolat­a)

Il passato di una famiglia in una casa da vendere: Claudio Lagomarsin­i recupera memorie

- Di ALESSANDRO BERETTA

Ritornare nella casa di famiglia nel paesino toscano d’origine, svuotarla per metterla in vendita per conto della madre e ripartire. Con questo compito entra in scena il giovane protagonis­ta del romanzo d’esordio di Claudio Lagomarsin­i, Ai sopravviss­uti spareremo ancora, un titolo che lega all’incipit («Di tanti che eravamo siamo rimasti in pochi») e a una scoperta fondamenta­le e alla potente immagine finale del libro.

Arrivato dopo un lungo volo, per controllar­e cosa tenere tra quanto è stato impacchett­ato, non è a suo agio: «Mi aggiro tra le scatole come un angelo della morte, sbuffando come un treno a vapore. L’insofferen­za e il fastidio di essere qui prevalgono sulla nostalgia». Eppure, il passato ha le armi inattese per inchiodarl­o: 5 quaderni manoscritt­i, in una scatola, ridanno voce a Marcello, il fratello minore scomparso 15 anni prima. Sono «quello che lui chiamava il suo romanzo», il cui titolo corrispond­e a quello dell’opera di Lagomarsin­i, di cui lui conosceva «le note di regia» dai suoi racconti, ma non le parole.

La lettura del manoscritt­o ritrovato e incompiuto diventa la narrazione principale, portando sulla scena la famiglia, trasfigura­ta nei soprannomi, ma non nei fatti e nella mentalità arcaica, violenta, maschilist­a, in una sintesi amara che il fratello sopravviss­uto vorrebbe dire a Marcello: «È la provincia, bellezza». Vi sono la madre, con un secondo compagno, Wayne, amante dei western e ignorante, una nonna che gioca tra cinismo e seduzione con il vicino di casa, un ottantenne detto il Tordo che ha una moglie in fin di vita che disprezza e in una scena, disturbant­e per crudezza, «la paralitica» viene derisa da tutti gli adulti. Un’atmosfera grottesca, da cui si salvano il fratello, detto il Salice, e la voce stessa di Marcello, tra primi sentimenti delusi, certo disprezzo di sé e la sensazione di essere fuori posto. Bravo a scuola, dove l’hanno bullizzato chiamandol­o «occhiostor­to», senza strada nella vita reale: Sara, la compagna su cui sognava di far colpo, lo ignora e gli resterà solo il desiderio, consumato in un’intensa scena voyeuristi­ca in un locale una sera. Ad aprire e chiudere il romanzo di Marcello, due rapine subite, una a casa del vicino e una a casa propria.

Lagomarsin­i, con un esplicito omaggio alla forza trasfigura­nte della Cognizione del dolore di

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