Il mi­ste­ro nel mi­ste­ro del ro­man­zo so­gna­to

Corriere della Sera - La Lettura - - Libri Narrativa Straniera - Di ORAZIO LABBATE

Le 1.586 pa­gi­ne di Mat­thew McIn­to­sh ab­bat­to­no, con suc­ces­so, i con­fi­ni tra au­to­re e let­to­re

Se si ten­tas­se di in­ca­sel­la­re cer­te ope­re spe­ri­men­ta­li den­tro una fa­mi­glia di ri­fe­ri­men­to, si ri­schie­reb­be di per­de­re la lo­ro com­ples­si­tà che, in­ve­ce, me­ri­te­reb­be sol­tan­to di es­se­re con­tem­pla­ta at­tra­ver­so una let­tu­ra mat­ta e di­spe­ra­tis­si­ma. Pa­rec­chi i de­gni ro­man­zi di que­sto ge­ne­re. Wil­liam Bur­rou­ghs con No­va Ex­press, in cui la tra­ma di­stur­ban­te non se­gue la lo­gi­ca del rea­li­smo ben­sì la schi­zo­fre­nia di un in­cu­bo; Ca­sa di fo­glie di Mark Z. Da­nie­lew­ski, un vo­lu­me che rien­tra tra i più sen­sa­zio­na­li esem­pi del­la let­te­ra­tu­ra er­go­di­ca (cioè una let­te­ra­tu­ra nel­la qua­le il let­to­re è in­vi­ta­to a pren­de­re par­te at­ti­va ol­tre la sem­pli­ce let­tu­ra del te­sto); Ul­ti­me sto­rie e al­tre sto­rie ed Eu­ro­pe Cen­tral di Wil­liam T. Voll­mann che, ben­ché co­strui­sca fit­te tra­me sto­ri­che, im­ba­sti­sce, con­tra­ria­men­te al­la strut­tu­ra gra­ni­ti­ca, un ef­fi­ca­ce sti­le pre­gno di eso­te­ri­smo e di con­te­nu­ti fan­ta-fi­lo­so­fi­ci; non per ul­ti­mi Tea­tro grot­te­sco e Not­tua­rio di Tho­mas Li­got­ti, la cui poe­ti­ca dell’or­ro­re esi­sten­zia­le ren­de in­clas­si­fi­ca­bi­le la geo­gra­fia ter­ri­to­ria­le del­la nar­ra­zio­ne.

Si muo­ve sul­la stes­sa li­nea let­te­ra­ria, ver­so un’ati­pi­ci­tà da sal­va­guar­da­re, il mo­struo­so ro­man­zo di Mat­thew McIn­to­sh. Con­sta di 1.586 pa­gi­ne e pos­sie­de un ti­to­lo si­bil­li­no ilMi­ste­ro.doc (Il Sag­gia­to­re), nell’ot­ti­ma tra­du­zio­ne di Lu­ca Fu­sa­ri. Il li­bro fun­zio­na per­ché com­pren­de­re la sua sto­ria si­gni­fi­ca ini­zia­re un oscu­ro pro­ces­so er­me­neu­ti­co per ri­cer­car­la. Si trat­ta in­fat­ti di un vo­lu­me ric­co di sot­to­tra­me e che si pre­sen­ta sin da su­bi­to co­me un pa­sti­che per­tur­ban­te di rac­con­ti a sé stan­ti, di dia­po­si­ti­ve e di im­ma­gi­ni che si ar­ric­chi­sco­no via via di det­ta­gli. Sfo­glian­do le pa­gi­ne spun­ta­no di sop­piat­to an­che pas­si bi­bli­ci e mo­ni­ti apo­ca­lit­ti­ci. Si leg­go­no gros­si nu­me­ri ro­ma­ni a in­co­ro­na­re i pa­ra­gra­fi per pre­pa­rar­ci al­la sto­ria di un cer­to San Die­go. Si ri­ma­ne in­ter­det­ti da­van­ti a fra­si pro­fe­ri­te da per­so­nag­gi sen­za no­me spar­pa­glia­te agli an­go­li di una stes­sa pa­gi­na, co­me let­te­re dell’al­fa­be­to in­col­la­te da un se­rial kil­ler su una mis­si­va. Na­sco­no ad­di­rit­tu­ra ca­pi­to­li in­te­ri de­di­ca­ti a dia­lo­ghi a due da call cen­ter, men­tre un nu­me­ro im­pre­ci­sa­to di aste­ri­schi su aste­ri­schi in­fit­ti­sce gli spa­zi. Sal­ta­no pu­re all’oc­chio ve­re e pro­prie mail il cui mit­ten­te è can­cel­la­to da una lun­ga stri­scia ne­ra.

Seb­be­ne ilMi­ste­ro.doc pos­sa ap­pa­ri­re pri­vo di in­trec­cio, e quin­di un ec­ce­zio­na­le e mo­der­no esem­pio del­la tec­ni­ca del cut-up, ven­go­no tut­ta­via da­ti se­gna­li di un pos­si­bi­le fi­lo ros­so nar­ra­ti­vo agli ini­zi e nel cor­so del li­bro. «Era una di quel­le tra­me in cui ti sve­gli e non sai più chi sei. Ti sem­bra di aver­ne pas­sa­te di tut­ti i co­lo­ri. Ti fa ma­le la te­sta. Ti fan­no ma­le le co­sto­le. Ti fan­no ma­le le brac­cia. Le ma­ni, le di­ta. Ti fa ma­le tut­to. Sai di aver fat­to — o su­bi­to — qual­co­sa, ma ti sfug­ge com­ple­ta­men­te che co­sa. Sei sve­glio. Ed è co­me se non fos­si an­co­ra del tut­to usci­to da un so­gno. Per un po’ stai ad aspet­ta­re che ti si chia­ri­sca­no i fat­ti. Chi, co­sa, do­ve, quan­do, per­ché». Sia­mo a Spo­ka­ne, Sta­to di Wa­shing­ton. Il pro­ta­go­ni­sta è Da­niel, scrit­to­re tren­ten­ne, il qua­le si sve­glia ac­can­to a Eva, la sua bel­lis­si­ma ra­gaz­za che di me­stie­re fa la gra­fi­ca. C’è pe­rò un pro­ble­ma. Da­niel non ri­cor­da nul­la del suo pas­sa­to e del suo pre­sen­te. È af­fet­to da am­ne­sia. Gi­ro­va­ga sba­di­glian­te e spae­sa­to nell’ap­par­ta­men­to. Si re­ca in giar­di­no per ca­pi­re, in qual­che mo­do, co­me sia fi­ni­to lì. Rin­vie­ne al­lo­ra una gat­ta mor­ta stec­chi­ta di no­me Oli­ve di cui rie­sce a co­no­sce­re for­tui­ta­men­te, gra­zie al­la vi­ci­na Gla­dys, la pro­prie­ta­ria Vel che ades­so di­mo­ra in un ospe­da­le psi­chia­tri­co. Ma pri­ma di re­car­si da lei, at­tra­ver­so una con­ver­sa­zio­ne con Char­les, un idrau­li­co stra­na­men­te at­te­so, sco­pre per ca­so che sta scri­ven­do un li­bro in­ti­to­la­to ilMi­ste­ro.doc. Il fi­le pe­rò è vuo­to. Sa­prà poi dal­la stes­sa Vel che è un ro­man­zo a cui sta la­vo­ran­do da an­ni, re­clu­so in ca­sa, per emu­la­re gran­di ope­re co­me Mo­by Dick, la Di­vi­na Com­me­dia e Le mil­le e una not­te. Ma il li­bro esi­ste? O è in ve­ri­tà la men­te di Da­niel a scri­ver­lo nei so­gni? O lui è in uno sta­to co­ma­to­so do­ve in­car­na per­so­nag­gi frut­to dell’im­ma­gi­na­zio­ne ma­la­ta nel­la qua­le tut­to sfug­ge a un sen­so espli­ci­to ?

Di­ce­va lo psi­coa­na­li­sta Ja­mes Hill­man in Il so­gno e il mon­do in­fe­ro: «Nei so­gni è in cor­so un la­vo­ro, una pro­lun­ga­ta cat­tu­ra di re­si­dui co­ria­cei che scio­glie la car­ne fin trop­po so­da del­le per­so­ne ri­cor­da­te, ri­du­cen­do­le ai lo­ro si­mu­la­cra ». For­se è quel che sta ac­ca­den­do a Da­niel. Che ilMi­ste­ro.doc, dun­que, non sia al­tro che un li­bro nei so­gni, da ac­cet­ta­re e leg­ge­re co­sì com’è. Poi­ché nei so­gni stes­si l’im­ma­gi­na­zio­ne squi­li­bra­ta è la so­la co­sa che esi­ste, e il suo la­vo­ro di scrit­tu­ra non è al­tro che il la­vo­ro in­sen­sa­to del­la mor­te: «D: Che cos’è la Mor­te? R: La Sal­vez­za!», «Il sor­ri­so del­lo Stre­gat­to si al­lar­ga, si il­lu­mi­na, sor­ri­de».

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