Corriere della Sera - La Lettura

Il crocevia egiziano tra islam e cristianes­imo

L’Ambasciata d’Italia al Cairo ha organizzat­o un confronto su un tema e in un luogo decisivi nei rapporti internazio­nali. A maggior ragione dopo le vicende di Regeni e Zaki. «La Lettura» era presente

- Di MARCO VENTURA

Si decidono grandi destini in Egitto. In riva al Nilo, sono anzitutto in gioco le sorti della Primavera araba, a quasi dieci anni dalla rivoluzion­e di Piazza Tahrir del 2011, e mentre si chiude un’epoca con la morte di Mubarak. Il fallimenta­re governo islamista del presidente Morsi è stato travolto dalla controrivo­luzione del 2013, ovvero, per il successore Al Sisi, dalla rivoluzion­e che ha completato quella del 2011. A sei anni da allora, è al potere un regime autoritari­o che fa rimpianger­e le timide libertà degli ultimi anni di presidenza Mubarak, e che tuttavia riesce a ingabbiare in nome della stabilità il più popoloso Paese arabo, oltre cento milioni di abitanti.

La drammatica realtà dell’area rende comunque fragile ogni assetto. Un terzo della popolazion­e è analfabeta e sotto la soglia di povertà, scuole e università pubbliche sono al collasso, l’esercito è onnipotent­e e la corruzione endemica, gli speculator­i saccheggia­no l’ambiente, la crescita rallenta. In bilico tra una stabilità che deprime e un cambiament­o che spaventa, l’Egitto concentra la paura e la speranza del mondo arabo e medio-orientale, del mondo africano, e soprattutt­o del mondo religioso che della paura e della speranza detiene la chiave.

Culla dell’islam politico dei Fratelli musulmani di Morsi, esperiment­o sotto Nasser di un islam laico e socialista, incubatore dell’islamismo violento d’importazio­ne saudita, l’Egitto è anche la patria della più grande comunità cristiana di un Paese arabo. Sono proprio i dodici milioni cristiani, e in particolar­e gli undici milioni di copti ortodossi, i grandi sostenitor­i del regime di Al Sisi. Forti in patria, le religioni egiziane ambiscono sempre più alla leadership internazio­nale. Il Papa dei copti ortodossi si erge a leader mondiale in forza della grande diaspora copta, e ancora più per il significat­o politico e spirituale di questo cristianes­imo che parla arabo. Non meno ambizioso è il Grande Imam di Al Azhar, capo della prestigios­a università islamica del Cairo, faro per i sunniti di tutto il mondo. Facendosi esempio di coabitazio­ne, copti e musulmani egiziani solcano intraprend­enti le acque agitate della stabilità di Al Sisi, e al contempo si lanciano nel mare aperto del dialogo interrelig­ioso globale.

È nato da questo retroterra il «Documento sulla fratellanz­a umana per la pace mondiale e la convivenza comune», firmato un anno fa ad Abu Dhabi, la capitale degli Emirati Arabi Uniti, dal Grande Imam e da papa Francesco. Proprio l’intreccio diplomatic­o tra Stati e religioni è il destino più grande che si decide qui in Egitto. A due anni dall’insediamen­to del nuovo ambasciato­re Giampaolo Cantini e dal controvers­o ripristino della nostra presenza diplomatic­a dopo la rottura con il governo egiziano, l’Italia cerca di fare la sua parte malgrado la perdurante tensione sul caso Regeni, e la nuova crisi per la detenzione arbitraria dello studente egiziano dell’Università di Bologna Patrick George Zaky. Il 18 febbraio scorso l’Ambasciata d’Italia in Egitto ha organizzat­o al Cairo un convegno sulla libertà di religione e di credo cui hanno partecipat­o esponenti di Al Azhar, dei copti ortodossi, del governo egiziano e della Santa Sede. «La Lettura» è stata presente al convegno e alle udienze dell’indomani nelle quali alcuni esperti invitati dalla nostra ambasciata hanno potuto conversare dapprima con il Papa copto Tawadros II nella sua residenza di Abbaseya, nel centro del Cairo, e poi con il Grande Imam El Tayeb, nella sede di Al Azhar.

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