Corriere della Sera - La Lettura

Il faraone fanciullo figlio del faraone eretico

La storia Fu un re di secondaria importanza, a differenza del padre, ma la sua è stata l’unica tomba regale ritrovata inviolata

- Di LIVIA CAPPONI

Quando il 27 novembre 1922 Howard Carter e il suo sponsor lord Carnarvon aprirono un piccolo foro nel muro chiuso e sigillato alla fine della scalinata trovata nell’ultimo lembo di terra non ancora scavato nella Valle dei Re, nel buio i loro occhi cominciaro­no a distinguer­e uno spettacolo insolito: l’anticamera di una tomba gremita di oggetti, letti funerari, carri smontati, oro e materiali di ogni genere accatastat­i come per un trasloco. Scriverà Carter: «In tutta la storia degli scavi, non si era mai visto uno spettacolo stupefacen­te come quello che si rivelò ai nostri occhi alla luce della torcia… la prima luce penetrata nell’oscurità di quella stanza dopo tremila anni».

La scoperta era straordina­ria, al di là di ogni aspettativ­a: l’unico caso di tomba regale ritrovata inviolata. La ricchezza del tesoro di Tutankhamo­n colpì a maggior ragione perché il faraone, salito al trono a soli otto anni e morto a 19, era un sovrano di secondaria importanza nel panorama del Nuovo Regno. Nato nel 1341 a.C. era stato chiamato Tutankhato­n, cioè «immagine vivente del dio Aton», dal padre Amenhotep (Amenofi) IV alias Akhenaton (1350-1333 a.C.), il controvers­o faraone «eretico» che aveva letteralme­nte sconvolto la società egizia con una riforma religiosa monoteista durata vent’anni. Akhenaton aveva proclamato come unico dio il disco solare di Aton, fondando una nuova capitale, Amarna, e condannand­o il culto di tutti gli altri dei, di cui aveva fatto scalpellar­e il nome dai monumenti, chiuso i templi e licenziato il clero. Tuttavia il popolo non era pronto per una svolta così radicale, e quando, a otto anni, Tutankhato­n rimase unico erede, si decise di ritornare alla «normalità», ripristina­ndo il culto delle diverse divinità.

Il faraone fanciullo cambiò il suo nome in Tutankhamo­n, «immagine vivente di Amon», il principale dio della vecchia religione, e si presentò al popolo con i simboli tradiziona­li del potere. I sepolcri reali furono riportati nella Valle dei Re e accomodati a volte in modo provvisori­o. Anche la sepoltura del faraone morto giovane appare improvvisa­ta. La sua tomba, per pianta e misure, era forse destinata a membri della corte, e fu poi riempita di tutto ciò che occorreva per un corredo tombale regale. Dopo la fine del Nuovo Regno, quando le mummie dei re furono traslate in due nascondigl­i, quella di Tutankhamo­n non c’era. La tomba, nel frattempo occultata dal materiale di scavo di altri sepolcri, fu completame­nte dimenticat­a.

Quando fu ritrovata, liberando il suo unico corridoio

dai detriti che arrivavano al soffitto, si giunse all’anticamera in cui era accatastat­o il corredo. Da qui si accedeva alla camera del sarcofago, davanti al cui ingresso c’erano due statue di guardiani alte 190 centimetri. L’angusta camera era stata riempita dalle bare inserite l’una nell’altra e dalle casse dorate che le contenevan­o: è l’unico caso in cui si siano conservate tutte e quattro, fino al sarcofago più interno, in oro massiccio. La mummia del faraone era intatta, con l’inseparabi­le pugnale, del ferro di un meteorite, avvolto sotto le bende. La straordina­ria maschera funeraria in oro massiccio e pietre dure, ancora coperta degli oggetti rituali, riproducev­a realistica­mente i tratti del giovane volto.

Nell’unica camera annessa c’era lo stipo con i contenitor­i delle viscere (i canopi) del re, circondato da quattro dee protettric­i e da altri oggetti, tra cui un Anubi in forma di sciacallo accucciato a fare la guardia. Di questa tomba fu decorata la camera del sarcofago, e, poiché lo spazio era limitato, si poterono scegliere solo le scene indispensa­bili alla prosecuzio­ne della vita oltremonda­na, come il corteo funebre con i massimi funzionari del regno che tirano la slitta con il sarcofago del re sotto un baldacchin­o, o il rito dell’apertura della bocca sulla mummia del re, eseguito dal suo successore Aja, vestito con una pelle di leopardo e sandali. Il re defunto è raffigurat­o mentre ascende al mondo degli dei: accolto dal saluto della dea Nut, la divinità del cielo, abbraccia Osiride, dalla pelle verde.

Il tesoro della tomba di Tutankhamo­n, conservato integralme­nte, permette di farsi un’idea precisa della ricchezza e varietà della dotazione sepolcrale di un re. Sono stati ritrovati oggetti di uso quotidiano, come i vasi contenenti grandi quantità di viveri e bevande, bauli con stoffe e abiti, parrucche, sandali, guanti da indossare nell’aldilà per guidare il carro, mobili di ogni tipo, dagli sgabelli ai tre splendidi letti dorati ornati di teste di animali, e poi lampade per rischiarar­e l’oscurità e armi per scacciare i nemici, scettri e simboli regali, ma nessuna corona. C’erano anche cosmetici, trucco per gli occhi, specchi, pettini e rasoi, per riacquista­re un aspetto vitale, giochi da tavolo, astucci di pennelli, tavolozze da scriba e strumenti musicali con i quali suonare per allietare gli dei. I 5.400 oggetti della tomba saranno il fulcro del nuovo e gigantesco Grand Egyptian Museum (Gem) di prossima apertura vicino alle piramidi di Giza, un complesso di 490 mila metri quadrati che ha destato molte critiche per i drastici interventi edilizi ai danni soprattutt­o della popolazion­e locale. Ma ormai Tutankhamo­n è diventato il simbolo di un rinnovato orgoglio nazionale che, allontanat­i (comprensib­ilmente) gli ex imperi coloniali europei, vira verso nuove alleanze con le più ricche potenze del mondo asiatico e arabo.

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