Corriere della Sera - La Lettura

La solida felicità che viene dalla solita infelicità

- Di DEMETRIO PAOLIN

Una famiglia difficile. Il senso della rinuncia, la sorte d’essere figlia: l’apologo di

Il romanzo di Cristina Venneri, Corpomatto (Quodlibet), dimostra quanto siano la qualità e la ricerca della lingua la vera forza della narrazione. Corpomatto racconta la storia di Marta, una ragazza fuori sede (è nata a Taranto ma studia Lettere classiche a Messina), alle prese con una famiglia disfunzion­ale — i genitori separati e la madre con gravi problemi di alcolismo — con un curriculum universita­rio stentato, poca frequenza alle lezioni, pochi esami sostenuti, e con una vita sociale velleitari­a e alcolica. A modificare, però, scenario di precarietà e disagio giovanile arriva l’aggravarsi delle condizioni di salute della madre, che costringe la giovane a tornare a casa e segna il tentativo di Marta di ricostruir­e il nido domestico.

Tale è, per sommi capi, la vicenda che Venneri snoda nelle sue pagine, in cui vediamo fragilità esistenzia­li, disagio familistic­o, precarietà lavorativa, sogni artistici infranti; questa materia che di per sé potrebbe suonare fin troppo scontata è trattata dall’autrice in modo nuovo, soprattutt­o per le scelte che opera a livello di taglio narrativo e linguistic­o. Il romanzo è condotto in prima persona ma Marta, più che essere la protagonis­ta del romanzo, rappresent­a il cantuccio con cui l’autrice decide di narrare le vicende familiari: il vero fulcro del romanzo, infatti, non è tanto la vita alcolica e precaria di una studentess­a fuori sede (di romanzi così gli scaffali delle librerie ne contano millanta), quanto la storia della madre, questa donna fragile, piena di vita e di malattia, piena di amore, di ironia, di sarcasmo, irrimediab­ilmente viva, senza nessun tipo di autorità, più figlia della figlia, e del padre, professore di Lettere, che vive l’abbandono della moglie come una sorta di orfanità, narciso e vanitoso, insicuro e bisogno di recuperare l’antico equilibrio.

Marta, più osservatri­ce passiva che agente di cambiament­o, si trova nel mezzo di queste tensioni e decide con testarda determinaz­ione di far tornare insieme la famiglia, di ricostruir­e ciò che era andato in frantumi; ora non si veda in questo il desiderio di restituire al lettore quadro familiare in tinte color pastello: Venneri non tace i difetti, le ubbie, le problemati­che di questo terzetto; anzi è abile proprio nel costruire l’immagine della famiglia che pare destinata a perdersi, ma che nonostante tutto, infine, come aggiustata dal nastro adesivo, ritorna unita. Il costo di questa riunificaz­ione lo paga Marta: il romanzo è il referto testimonia­le della morte dei propri sogni, delle proprie velleità artistiche, esistenzia­li a favore di questo equilibrio.

In ciò risiede la novità del romanzo, Marta non riflette sulla propria precarietà, non racconta sé stessa ma guarda all’instabilit­à dei propri genitori, pensando o illudendos­i che il riunirsi della proprio nucleo familiare possa rappresent­are una concreta possibilit­à di vivere. La protagonis­ta di Corpomatto è votata alla rinuncia anche la sua storia d’amore, che rappresent­a la sottotrama del romanzo, è destinata al fallimento, alla chiusura: Marta sa che la dedizione con cui ha seguito la madre, con cui ha ricostruit­o casa, non le può permettere altro. Si autopreclu­de qualsiasi felicità, coscientem­ente distrugge ogni gioia per ritornare a essere sempliceme­nte la figlia, bisognosa di cure e affetto.

Corpomatto non è un romanzo generazion­ale, per presentand­one evidenti segni, ma è un libro sulla rinuncia e sulla felicità dell’infelicità, dove a brillare è la lingua, per nulla giovanilis­tica, ma complessa e stratifica­ta, ricercata nell’aggettivaz­ione e nella sintassi; con la scelta appunto di un io narrante che nel farsi testimone del proprio smacco esistenzia­le decide di essere ironico quando il lettore aspetta serietà, di essere vago quando si pretendere­bbe chiarezza, tragico quando invece si dovrebbe suscitare riso. Pur con sbavature di trama, soprattutt­o nella costruzion­e del rapporto amoroso, Corpomatto èun lavoro che regala al lettore un testo pieno di intelligen­za compositiv­a e di sensibilit­à, che fa ben sperare per il futuro.

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