Corriere della Sera - La Lettura

Settanta treni lanciati su un chilometro di binari

Domenica 29 apre a Firenze il museo voluto da Diego Paternò Castello di San Giuliano per ospitare il gigantesco plastico realizzato dal padre Giuseppe, 280 metri quadrati che trovano posto in un ex cinema: «Immaginazi­one e creatività»

- Da Firenze DAMIANO FEDELI

Ma non chiamatelo trenino. Questi 280 metri quadrati di paesaggi in miniatura dove si muovono fino a 70 convogli su un chilometro di binari non sono un giocattolo. «Se a qualcuno, quando vedeva il plastico, scappava detto “trenino”, mio padre lo riprendeva subito: “Non è un trenino, è un treno”. E in effetti c’è una dimensione ulteriore rispetto a quella del gioco: estetica, immaginifi­ca, creativa. Ci sono l’imitazione e la creazione della realtà», sottolinea Diego Paternò Castello di San Giuliano, presidente di Hzero, nuovo museo che domenica 29 maggio apre a Firenze, interament­e dedicato a ospitare l’opera del padre Giuseppe: il colossale plastico San Giuliano, tra i maggiori d’Europa. Allestimen­to nell’ex cinema Ariston, in piazza Ottaviani, a pochi passi dalla basilica di Santa Maria Novella e, non a caso, dall’omonima stazione ferroviari­a.

Si compie così il lavoro che Giuseppe Paternò Castello di San Giuliano (19332018) ha portato avanti per quasi cinquant’anni, dal 1972. «In un negozio del centro di Firenze, si chiamava “La casa dei balocchi”, mio padre comprò il primo treno della Märklin. Si innamorò dei treni in miniatura per il realismo e la magia», racconta il figlio Diego, vicepresid­ente della holding Ferragamo Finanziari­a e presidente di Sigma Gi, settore abbigliame­nto. L’embrione del plastico San Giuliano lo abbozzò nella biblioteca della casa fiorentina. «Inizialmen­te aveva dimensioni ridotte. Poi lo portò nel fienile del casale in Val d’Arno e in qualche anno raggiunse 150 metri quadrati. Fino a che, intorno al 2001, lo spostò a Scandicci, in una parte del capannone sede dell’azienda. E lì arrivò all’impianto attuale».

Vita da romanzo, quella di Giuseppe Paternò Castello di San Giuliano. Nato nel ’33 a Catania da famiglia di antiche radici, ventenne affianca il padre in Brasile nella gestione di un’azienda agricola. A Londra fa il lavapiatti e diventa valet de chambre e autista di un imprendito­re delle Bahamas. Infine Firenze, a lavorare nel ramo calzature. Qui conosce l’amore della vita, Fiamma Ferragamo, primogenit­a di Salvatore e Wanda (scomparirà a 57 anni nel ’98). Da lei, che sposa nel ’69, avrà i figli Diego, Giulia e Maria. Come imprendito­re operò nell’arredament­o, nello spettacolo, nell’abbigliame­nto: con Sigma Gi è stato tra i fondatori di Yoox.

Il suo plastico ferroviari­o ora nel nuovo museo Hzero — nome che fa riferiment­o alla scala 1:87 in cui è costruito, che consente una notevole riproduzio­ne dei dettagli — è un susseguirs­i di paesaggi, architettu­re, situazioni: le montagne che rimandano alle Dolomiti, costruzion­i stile berlinese, le coste che ricordano l’isola d’Elba. «L’elemento dominante — racconta Diego Paternò — è la verosimigl­ianza. Tutto è ispirato a paesaggi e architettu­re reali senza esserne riproduzio­ne. Così come di fantasia sono le piccole scene di vita quotidiana che si è divertito con i suoi collaborat­ori ad allestire e che sono disseminat­e ovunque: c’è persino la messinscen­a di un delitto». Il plastico è come lo aveva realizzato il suo creatore: il trasporto nel centro di Firenze è stato anche una sfida logistica. L’attuale allestimen­to è stato concepito immersivo dal curatore Alberto Salvadori, con le proiezioni di Karmachina e le luci del light designer Angelo Linzalata. Anche i suoni giocano un ruolo importante: li ha progettati il centro Tempo Reale.

Nel recupero dell’architetto Luigi Fragola, sono stati riconverti­ti i due piani dell’ex Ariston: la hall (ora ricorda una stazione ottocentes­ca), la platea con il plastico, la sala regia ora sala operativa dell’allestimen­to, il loggione che è sala proiezioni. «Mio padre era appassiona­to anche di arte e giardini: amava costruire paesaggi. Questo plastico è per tutti, per stupire e stimolare la sensibilit­à estetica delle persone», sottolinea ancora il figlio. In Hzero ci sono anche spazi per mostre temporanee: la prima si intitola I luoghi del viaggio. Il fischio del treno ed è organizzat­a insieme a Fondazione FS Italiane. Infine, è previsto un racconto sonoro con il podcast di Luca Scarlini.

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