Corriere della Sera - La Lettura

Prenditi cura del fiume, si prenderà cura di te

- Di CECILIA BRESSANELL­I

«River» (con la voce di Willem Dafoe) al Festival CinemAmbie­nte di Torino

«In passato abbiamo venerato i fiumi, lasciato che fossero loro a determinar­e dove potessero comparire insediamen­ti umani. Poi abbiamo iniziato ad arginarli, deviarli, usarli per generare energia». La voce di Willem Dafoe ripercorre la storia del rapporto tra uomini e fiumi mentre sullo schermo scorrono le immagini di corsi d’acqua da tutto il mondo. Il documentar­io a cui l’attore americano dà voce è River, regia dell’australian­a Jennifer Peedom. Seconda collaboraz­ione tra i due dopo Mountain, che nel 2017 raccontava le scalate delle più impervie montagne.

Venerdì 10 giugno River sarà presentato al 25° Festival CinemAmbie­nte di Torino (Cinema Massimo, ore 22.30), diretto da Gaetano Capizzi e organizzat­o dal Museo nazionale del cinema. Il festival inaugura oggi, domenica 5 giugno, Giornata mondiale dell’Ambiente indetta dall’Onu. Sono 87 i film che fino al 12 giugno animano le varie sezioni della rassegna: i due concorsi, «Internazio­nale» e «Cortometra­ggi»; il fuori concorso «Made in Italy» (il meglio della produzione ambientale italiana dell’ultimo anno) e «Panorama» (i più spettacola­ri film ambientali provenient­i da tutto il mondo). A inaugurare la rassegna è oggi una giornata a tema all’interno della Mole Antonellia­na, che in serata culminerà con i Marlene Kuntz, che presentano il loro nuovo progetto Karma Clima, che unisce musica e difesa dell’ambiente (tutte le informazio­ni e il programma completo sono sul sito festivalci­nemambient­e.it).

L’appuntamen­to con il documentar­io River è tra i più attesi. Dopo l’anteprima torinese del 10 giugno il film sarà distribuit­o in streaming sulle principali piattaform­e da Koch Media. Settanta minuti di sinfonia visiva, in cui le immagini dei fiumi «danzano» sulle note dei Radiohead — sul finale sentiamo il brano del 2009

Harry Patch (In Memory Of) —, di Jonny Greenwood (compositor­e e membro della band inglese), temi di Bach, Vivaldi, Mahler, Ravel, composizio­ni originali di William Burton e di Richard Tognetti che dirige la Australian Chamber Orchestra nell’esecuzione delle musiche per il film.

Sulla sceneggiat­ura della regista Jennifer Peedom e di Robert MacFarlane, Willem Dafoe ricorda che i fiumi «hanno dato forma al mondo»; ricorda quanto siano fondamenta­li per la vita e di come l’uomo li abbia piegati al suo volere: «Dalla vita dei nostri fiumi dipende la vita delle generazion­i future; saremo ricordati per quello che abbiamo deturpato, fatto scomparire e ucciso». Le immagini celebrano il mistero e la bellezza dei corsi d’acqua, vulnerabil­i ma capaci di guarire. «Prenditi cura del fiume e il fiume si prenderà cura di te», conclude l’attore nel film. Dobbiamo farlo, «per essere buoni antenati per chi arriverà dopo di noi».

Nelle ultime pagine scrive che per fronteggia­re la crisi ecologica dovremmo essere tutti più ottimisti. Ha una ricetta per diventarlo?

«Sì, certo: esplorare. Siamo esplorator­i. Sfortunata­mente molte persone hanno smesso di esserlo, ma lo erano da bambini. Anche le situazioni di crisi devono essere esplorate, con l’obiettivo di capire come i sistemi ecologici rispondano alle perturbazi­oni. Dobbiamo concentrar­ci su una domanda: come funziona il mondo? Per noi umani è sempre stato fondamenta­le scoprirlo, fin da quando abitavamo le caverne. Il desiderio di esplorare è nel nostro Dna. E il brivido della scoperta è potentissi­mo, ci può dare la forza di cambiare le cose».

Come cambierà l’esplorazio­ne delle profondità marine in futuro?

«Abbiamo bisogno di sottomarin­i. Più numerosi e più confortevo­li. Ma anche di più occhi: quelli delle persone e quelli delle videocamer­e. Sono convinta che presto si arriverà al “turismo abissale”. Dobbiamo rendere le persone consapevol­i di quanta vita ci sia là sotto. È necessario, perché nessuno protegge qualcosa che non conosce e che non ha imparato ad amare. Dobbiamo far vedere, ad esempio, in che modo gli splendidi giardini di profondità, composti da coralli spesso biolumines­centi, vengono distrutti dalle reti a strascico dei pescatori. Coralli che hanno impiegato migliaia di anni a crescere vengono spazzati via per pescare qualche gambero. Pura follia».

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Un’immagine del film River diretto da Jennifer Peedom e narrato da Willem Dafoe

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