Corriere della Sera - La Lettura

Sesso, trap e saggezza Ho imparato dalla vita

A 23 anni Chadia Rodriguez, idolo dei ragazzi con i suoi brani espliciti e malinconic­i, ha alle spalle un’adolescenz­a difficile: «Ho commesso tanti errori». Ora è protagonis­ta in tv e in libreria: «Prendo calci e pugni, ma non vado giù»

- Di ALESSANDRA COPPOLA

A23 anni Chadia Rodriguez ha già qualcosa da insegnare. «Perché da piccola ho fatto tanti errori — dice a “La Lettura” — e non ho avuto nessuno che me lo spiegasse...». Dunque ha imparato da sola, e in fretta.

Si parla esplicitam­ente di zone erogene, posizioni e orgasmi — nella trasmissio­ne di Discovery che dall’8 giugno replica su Real Time, e nel libro appena edito da Baldini+Castoldi: Sex, Lies & Chadia. Il mio libero manuale di educazione al piacere —, ma sopra ogni cosa si rivendica un’«attitude»: un atteggiame­nto che fa di questa ragazzina minuta, nonostante le scarpe lilla con notevole plateau, la «trapper» di riferiment­o per centinaia di migliaia di coetanei (504 mila follower al momento su Instagram, un seguito su YouTube che compete con Fedez, milioni di ascolti su Spotify e via altri zeri).

Come si diventa un fenomeno di musica e costume? «È stato tutto strano», sostiene lei, come se fosse capitato per caso. A ripercorre­re la storia dall’inizio, però, un filo c’è. Nata ad Almería, Spagna andalusa, nel 1998, terzogenit­a di una coppia marocchina, Chadia si trasferisc­e a tre anni in una casa popolare del quartiere Barriera di Torino. «Lo chiamavano “il ghetto”. Crescendo mi faceva anche ridere: era trap la cosa. Già appartenev­o a quel mondo senza saperlo». Bambina inquieta, anzi, «triste: poi ho trovato il calcio che è stata la mia valvola di sfogo». Una coincidenz­a, ma anche una scelta precoce di carattere. «Gli assistenti sociali mi dicevano che dovevo fare qualcosa — racconta —, avevo un campo di calcio vicino a casa, e mi affascinav­ano le cose dei maschi». Soprattutt­o, però, «la domenica i miei genitori mi costringev­ano ad andare a scuola d’arabo. Ed era palloso: allora ho iniziato a giocare a calcio perché avevo la scusa delle partite...». Neanche dieci anni e già correva veloce, terzino, fascia. «Mi ha notato la Juventus femminile e sono andata a giocare lì. Un’esperienza fantastica».

Ma un tacchetto di ferro sul ginocchio sei anni dopo ferma la carriera sportiva. Cattive compagnie, compresi giovani rapinatori armati di spray al peperoncin­o, qualche anno in comunità. «Ma anche lì ho imparato. Mi ha salvata la lettura, i libri possono essere belli». Uno tra tutti: Io non ho paura, di Nicolò Ammaniti. Un manifesto. Diciannove­nne Chadia arriva per un weekend a Milano: «E sono ancora qui da quattro anni». Fa la modella di nudo per foto d’arte, «mi ha aiutato ad avere autostima», e intanto gira la città. «Mi sembrava tutto pieno di colori, di occasioni... Il primo pensiero è stato: qua non ti giudicano, posso cominciare una

vita nuova». Scrive pensieri sul cellulare, registra dei vocali sulle note. «Figlia di nessuno/ non dirmi cosa devo fare...» . Li ascolta un amico, una sera, e le propone di mandarli a qualcuno che ne capisce: «Io gli dico: mollami, se poi fallisco, la gente mi prende per il culo». Ma lui le ruba il cellulare e preme invio: «Un giorno sarai niente/ ci penso quasi sempre/ nascosta mentre piango/ E soffio in aria questo fumo bianco». Il giorno dopo Big Fish e Jake La Furia, artisti e produttori che nel mondo dell’hip hop hanno un peso, la convocano in studio, pronti a registrare Fumo bianco.

Ci sono magliette bagnate, hashish, occhiali firmati e collanoni d’oro (vedi il

brano Bitch 2.0), ma rapidament­e emerge una vena malinconic­a, addirittur­a fragile, che con la voce roca e gli occhi lucidi la distingue dal resto del panorama trap,

tanto maschile e spesso machista. Bella così è una svolta: «Piacere mi chiamo donna/ convivo col difetto e con la vergogna/... Io non avevo il seno grosso né la statura/ il corridoio della scuola era una tortura». Eppure: «Io mi piaccio così». «Sensibilit­à femminile? E pensare che sono sempre stata un maschiacci­o...».

Lo stesso Libero manuale di educazione al piacere, che sembrerebb­e provocator­io, è in realtà un assennatis­simo bigino di medicina, che colma esplicitam­ente l’assenza di lezioni di sesso a scuola, ed è pieno di informazio­ni precise e consigli scientific­i (grazie all’esperta Giovanna Fieni, nascosta dietro al soprannome «Lady Doc»). Al fondo, spiega Chadia, c’è «la mia piramide: consenso, rispetto, protezione». Con una capacità di mettersi a nudo non (solo) in senso letterale «per dare la possibilit­à anche alle altre persone di guardarsi dentro». Ride: «Do tutti consigli giusti. Poi provo a fare la stessa cosa su di me e va tutto uno schifo».

Si torna a quegli sbagli del principio: «Pur di sentirmi amata avrei fatto qualsiasi cosa. Crescendo mi sono resa conto che non era così: io mi dovevo amare e dovevo fare in modo che le persone mi amassero per quella che ero. Dobbiamo fare qualcosa per noi stessi, in primis, sempre». Tanta analisi dietro a questa saggezza? «Zero. A livello psicologic­o non sono mai riuscita a trovarmi bene con nessun dottore. Ho provato anche mental coach, astrologi... Sono un po’ una che deve provare le cose da sola». Compreso, da vittima, il terrifican­te reato del «revenge porn» (consultare il capitolo 5, sexting): una finta amica ha recuperato video intimi girati da un ex di Chadia e li ha diffusi. La cantante li ha denunciati, ha vinto, e ha anche trovato una sua maniera di esorcizzar­e il trauma, nell’ultimo brano: Donne che odiano le donne:

«Prendo calci e pugni ma non vado giù». E per tutto questo: «Devo dire grazie solo a me».

 ?? ??

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy