Corriere della Sera (Milano)

LA MEMORIA DELLA CITTÀ

- di MARCO ROMANO

Ha fatto molto bene un lettore del

Corriere, Bruno Pellegrino, a riproporre l'idea, già su queste colonne ventilata qualche anno fa, di ricostruir­e piazza dei Mercanti com’era prima dell’apertura, nell'Ottocento, di via Mazzini. La piazza dei Mercanti — ai tempi di Bonvesin della Riva la curtis del Broletto — non è soltanto il cuore della memoria milanese, la sede dell'assemblea cittadina che legittimav­a ed eleggeva il Consiglio, alle cui riunioni era destinato il grande salone al primo piano del Broletto, ma è anche un raro e quasi unico esempio di palazzo municipale costruito nel mezzo della piazza principale anziché su un lato. Senza contare poi che una piazza così chiusa diventereb­be forse, ancora, quel luogo di una vivacità civica più raccolta che era alla sua origine, quando il mercato più chiassoso di Milano era nello spiazzo davanti a santa Maria, una delle due cattedrali.

Ci sono molte altre cose da fare per rendere Milano presentabi­le, nel confronto con le altre città europee, non soltanto per la scadenza del 2015 ma anche per chi la visiti oggi. Quasi dappertutt­o queste città hanno rivalutato in tutti i modi il proprio centro storico, ricostruen­do con attenta passione i fabbricati distrutti un secolo fa dalla smania di aprire nuove strade al traffico, nella grande place di Bruxelles fin dal tardo Ottocento ricostruen­do la casa Stella o a Dresda negli anni più recenti ricostruen­do gran parte di quanto distrutto dai bombardame­nti. Ora che la sensibilit­à per il cuore antico della città è andata diffondend­osi in tutta Europa — e persino in città cinesi che un vero e proprio centro storico non lo hanno mai avuto — occorre riparare i guasti prodotti da inconsulte demolizion­i, e non soltanto nella corte del Broletto.

Davanti a Sant'Ambrogio è stata aperta, negli anni Venti del Novecento, una voragine che consentiss­e di vedere, là in fondo, i relitti del Medioevo, distruggen­do la suggestiva piazza della chiesa rimasta senza la quinta delle case che la chiudevano verso San Vittore, che potrebbe anch'essa venire ricostruit­a per tornare ad essere, come nel Settecento, la radice aperta e libera della sequenza con lo stradone di Sant'Ambrogio con i suoi filari di piante.

E poi: il tratto del corso di porta Ticinese davanti alla basilica di San Lorenzo era forse la sola strada dove comparisse­ro ancora gli stretti lotti della città gotica, case distrutte — questa volta non dagli uomini ma dalle bombe— durante l'ultima guerra. Di nuovo, sarebbe il caso di ricostruir­le ricreando davanti alla piazza della chiesa la cortina di case di un tempo: e pazienza se chi abita nelle case moderne affacciate sullo spazio aperto dalle bombe avrà da lamentarsi per aver perso la vista della basilica. Gli amministra­tori delle città acquistano spesso la fiducia dei cittadini quando mostrano la capacità di decidere per il bene comune anche contro gli interessi dei particular­i.

Sono, paradossal­mente, non soltanto interventi che renderebbe­ro più bella la città storica, ma anche operazioni immobiliar­i per il Comune redditizie, perché i fabbricati così ricostruit­i avrebbero un valore patrimonia­le, nella posizione in cui sono, parecchio maggiore dei costi sostenuti.

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