Corriere della Sera (Milano)

NELLA NUOVA STAZIONE CENTRALE IL MIRAGGIO DEL PARCHEGGIO BICI

- di Isabella Bossi Fedrigotti

La stazione Centrale è stata oggetto di un lungo e costoso intervento di ristruttur­azione che ne ha cambiato il volto, ma che per molti aspetti sembra non avere avuto come principale focus le esigenze funzionali e di servizio dell'utenza. Sembra paradossal­e che ci si possa permettere di affrontare con tale disinvoltu­ra progetti che riguardano uno dei principali nodi ferroviari italiani. Una stazione non è innanzitut­to un centro commercial­e. È invece, prima di tutto, una struttura di servizio dedicata alla mobilità e allo scambio intermodal­e. E a queste funzionali­tà dovrebbe rispondere con la massima efficienza ed attenzione. Molte osservazio­ni sono già state fatte in questi mesi. Alcune di esse hanno trovato delle soluzioni almeno parziali, anche se resta legittimo chiedersi perché sia stato necessario porvi rimedio dopo, anziché progettare meglio prima. Altre questioni non hanno viceversa ancora trovato risposta. Fra queste, il tema della accessibil­ità alle bici. Non c'è, e non ci sarà, una bicistazio­ne (cioè un punto di deposito, noleggio, riparazion­e, informazio­ne, dedicato a chi arriva in bici). Ma non c'è neppure un parcheggio bici degno di questo nome. La salita lungo le scale non è in alcun modo agevolata (ad esempio mediante semplici canaline), anche se, per fortuna, sembra che sia stato consentito finalmente l'uso dell'ascensore. Inviterei tutti i progettist­i e coloro che hanno la responsabi­lità di decidere e gestire i lavori a farsi un giro nelle stazioni europee per vedere come funzionano e l'attenzione dedicata all'intermodal­ità tra bici e mezzo pubblico. Per i lavori in corso alla stazione di Lambrate dobbiamo attenderci gli stessi risultati?

Eugenio Galli Speravo anch’io in un luogo deputato per il parcheggio delle bici nella nuova Centrale, visto che da anni ripiego, per la mia personale formula bici+treno, su un palo accanto all’ingresso di un grande albergo proprio sotto gli occhi del portiere. Invece niente. E non posso fare a meno dal commentare a mia volta il tipo di stazione che ci è stata propinata: un vero e proprio centro commercial­e, dove per caso capita anche che si debba partire o arrivare. E dico pazienza per i negozi, che magari garantisco­no un certo controllo del territorio (coraggiose, però, mi dico, certe commesse dentro negozi semivuoti), ma i tabelloni pubblicita­ri che nella navata d’arrivo hanno sostituito il grande orario luminoso gridano vendetta. Come ha già scritto tempo fa una lettrice, chi scende dal treno e ha una coincidenz­a ravvicinat­a deve correre a cercare il suo binario su quelli piccoli sparsi qua e là, perennemen­te assediati dalla folla.

ibossi@corriere.it

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