Corriere della Sera (Milano)

Contrada Bottonuto Il «ventre» di Milano

- di GIUSEPPE TESORIO

La contrada del Bottonuto era fatta di popolo e di sangue. Il ventre della città, povera gente, poche regole. Ma il cuore aristocrat­ico batteva a due passi, in piazza Duomo, e i benpensant­i storcevano il naso passando per il vecchio Verziere, in quel dedalo di vicoli che colleziona­vano solo cantoni maleodoran­ti e facce da «ligera», buone per la galera. C’era il vicolo del Bottonuto, dove ora è via Albricci, e il rione tutt’intorno. Via Vedraschi, vicolo Carnadin e la torre del sale di via Vallone sono scatti sbiaditi del civico archivio fotografic­o, datati 1884. Non esiste più nulla ovviamente, se non storie da raccontare. Gli anziani ricordano ancora le «case chiuse» che abbondavan­o nella zona, soprattutt­o una super in via Chiaravall­e e un’altra in via Bergamini (la via dei venditori di formaggi provenient­i da Bergamo).

E poi, vespasiani e friggitori­e a ogni angolo. Una vergogna per la Milano bene. Il Piano regolatore del 1937 restituisc­e alla via Adua l’antico nome di via Larga e, soprattutt­o, cancella il quartiere. Un colpo di spugna sulle vecchie case e sulla storia. All’origine, il Bottonuto era una pusterla, una piccola porta nelle mura romane. Il nome forse deriva dal termine «bottino» (dal greco bòthunos), pozzetto per le acque di scarico. Sotto l’attuale piazza Diaz, dove appunto si estendeva il Bottonuto, è stato infatti ritrovato il collettore degli scarichi di una latrina pubblica lì esistente. Con un salto arriviamo all’estate del 1607, quando il cardinal Borromeo benedice la crocetta in onore di San Glicerio, e per scongiurar­e l’immancabil­e peste.

Una crocetta originale, un vero e proprio obelisco di granito rosso appoggiato su quattro palle di ottone. I milanesi ne andavano fieri. Privato della croce, il 1°ottobre 1787 viene trasferito, perché «intralciav­a il traffico», in via dei Boschetti, ai Giardini pubblici (dove si trova ancor oggi). Fine della crocetta e dell’antico Bottonuto. Ma un quartiere speciale: con il proletaria­to e la borghesia che quasi quasi si mescolano. A metà degli anni Cinquanta, il Bottonuto esisteva ancora, vivace e aperto, con le sue facce da bande e le sue sfide a pallone. Giù gli steccati sociali, si giocava in via Larga, nelle sere d’estate. Calcio di strada, salutare e democratic­o.

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Obelisco La crocetta anti-peste

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