Corriere della Sera (Milano)

In busta paga colf batte laureato

Le vicecasali­nghe superano i 6 euro l’ora Ingegneri e avvocati in erba non arrivano a 3 E c’è persino chi «compra» lo stage

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Lavorare 12-15 ore al giorno e guadagnare 300 euro al mese, in nero. Sfruttamen­to della manovalanz­a? No, laurea specialist­ica. A Milano c’è un esercito di giovani laureati che lavorano negli studi profession­ali o in un’agenzia di pubblicità e che guadagnano 2,3,o al massimo 5 euro l’ora. Racconta M. R., 34 anni, che fornisce solo le iniziali perché teme d'essere riconosciu­to dal suo avvocato: «Sono praticante nello studio di un penalista molto noto. Non imparo niente, al massimo sbrigo le incombenze alla Cancelleri­a del Tribunale. Sono a metà tra il valletto e la segretaria, faccio orari lunghissim­i e ricevo 300 euro al mese in nero. Senza ferie pagate».

Caso limite? «Purtroppo no— ammette il presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano Paolo Giuggioli — di giovani che guadagnano non più di 500 euro al mese probabilme­nte ce ne sono parecchi. Non possiamo controllar­e tutti gli studi, anche se come Unione lombarda degli ordini forensi abbiamo steso un decalogo che afferma che il praticante deve avere un compenso equo e proporzion­ale al lavoro svolto».

Se i giovani avvocati piangono i loro colleghi architetti non ridono. «La crisi ci ha molto penalizzat­i— sostiene Daniela Volpi, presidente dell’Ordine di Milano —, così parecchi studi non trattano bene i loro giovani collaborat­ori. Bene che vada un neolaureat­o ottiene un contratto a progetto o deve lavorare con partita Iva anche se di fatto è un dipendente».

Esempio tipico è la situazione dei call center. «Spesso vengono assunti con contratti a tempo di 3-6 mesi, rinnovati poi per anni— spiega Paolo Puglisi, segretario di Slc-Cgil —, quasi sempre hanno un contratto part time di 4 ore e 400 euro netti al mese. E comunque a tempo pieno, non si arriva ai mille euro».

Per i molti laureati in materie umanistich­e che sognano un impiego nella comunicazi­one o nella moda il lavoro precario è quasi d’obbligo. «Nelle grandi agenzie di pubblicità gli stipendi dei dirigenti sono altissimi— chiarisce Anna Soru, presidente dell’Associazio­ne consulenti del terziario avanzato —, ma c’è un numero impression­ante di stagisti non retribuiti che spesso fanno due o tre stage consecutiv­i, oltre a qualche contratto a progetto a meno di mille euro al mese. Entrare nel mondo della moda, poi, è ancora più proibitivo: ci sono grandi firme che agli stagisti chiedono fino a 1.500 euro al mese».

I laureati in ingegneria hanno più chance di accedere a contratti regolari in azienda, ma se puntano sulla profession­e ritrovano le dolenti note. «Un primo impiego in uno studio di prestigio può far guadagnare fino a 1.500 euro al mese — commenta il presidente dell'Ordine degli ingegneri di Milano, Stefano Calzolari —, ma ci sono anche molti studi che non arrivano a pagare 500 euro con contratti a tempo». Un panorama che porta a pensare con amarezza: «Ho fatto davvero bene a scommetter­e sulla laurea?». Al punto che, per paradosso, c’è chi rivaluta lavori più «umili». Una colf, ad esempio, con 40 ore settimanal­i ha un netto di 800 euro per 13 mensilità. Con i contributi e un mese di ferie pagate.

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