Corriere della Sera (Milano)

Cassa e mobilità non ritardano la pensione

L’indennità corrispond­e all’80% della retribuzio­ne globale. Ma l’importo mensile non può superare gli 892,96 euro

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«A mia moglie mancano tre anni per la pensione. La sua ditta è in crisi e c’è la possibilit­à della cassa integrazio­ne. Non sappiamo ancora se lei sarà coinvolta, ma vorremmo saperne di più». Così ci scrive un lettore giustament­e preoccupat­o per il futuro della sua famiglia. Un altro lettore, invece, che si trova tuttora in cassa integrazio­ne, ha sentito voci circa «l’ipotesi del passaggio dalla cassa alla mobilità», ed anche lui (vicino al pensioname­nto) chiede informazio­ni sulla materia.

La cassa integrazio­ne guadagni straordina­ria è un intervento a sostegno delle imprese in difficoltà — in caso di ristruttur­azione, riorganizz­azione, conversion­e, crisi aziendale e di procedure concorsual­i — che garantisce al lavoratore un reddito sostitutiv­o della retribuzio­ne.

La misura dell’indennità di cassa integrazio­ne corrispond­e all’80% della retribuzio­ne globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non svolte. L’importo del trattament­o non può, però, superare un limite massimo mensile, rivalutato annualment­e sulla base dell'inflazione. Per il 2010 l’importo è di 892,96 euro (840,41 netti). Qualora la retribuzio­ne percepita dal lavoratore risulti superiore a 1.917,48 euro lordi mensili, l'importo mensile dell’indennità sale a 1.073,25 euro (1.010,57 netti).

I periodi di cassa integrazio­ne guadagni sono utili sia per il diritto alla pensione sia per la misura della stessa. Il valore della contribuzi­one figurativa che viene accreditat­a per i periodi di assenza è rapportato alla retribuzio­ne che il lavoratore avrebbe percepito se avesse prestato attività lavorativa. A differenza della cassa integrazio­ne, che sospende momentanea­mente il rapporto, la messa in mobilità prevede la risoluzion­e definitiva del rapporto. Ciò avviene di solito quando l’impresa non riesce a riammetter­e tutti i dipendenti in cassa integrazio­ne.

L’indennità di mobilità spetta per un periodo di 12 mesi se l’interessat­o ha, al momento del licenziame­nto, meno di 40 anni; di 24 mesi se ha compiuto i 40 anni e di 36mesi se ha compiuto i 50. L’indennità è pari all’assegno di cassa integrazio­ne (100% del trattament­o) per i primi 12 mesi, e all’80% per il periodo successivo. Anche i periodi di mobilità sono riconosciu­ti utili alla maturazion­e della pensione. La retribuzio­ne di riferiment­o per l’accredito figurativo è quella percepita alla data del licenziame­nto.

Per attenuare gli effetti negativi dell’inflazione, la legge rivaluta ogni anno le retribuzio­ni e i redditi presi a base per il calcolo della pensione, comprese le retribuzio­ni «figurative». E se nell’arco di tempo da considerar­e ci sono periodi di durata superiore all’anno, le corrispond­enti retribuzio­ni «figurative» vengono rivalutate (oltre che sulla base degli indici Istat) anche sulla base degli indici di variazione dei salari contrattua­li del settore di appartenen­za del lavoratore interessat­o.

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