Corriere della Sera (Milano)

Una Lojodice magistrale a casa Samsa

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L’interpreta­zione di Giuliana Lojodice rende «Le conversazi­oni di Anna K», testo e regia di Ugo Chiti, uno spettacolo prezioso, liberament­e ispirato a «La metamorfos­i» di Kafka, anche se del senso profondo del folgorante racconto resta ben poco. Chiti con la sua scrittura piana e famigliare, il suo affabulare popolare e mesto, dà vita a una sorta di feuilleton con colori e ombre che segue lo sviluppo della storia vista dagli occhi di Anna, la donna a ore che si occuperà di Gregorio trasformat­osi in coleottero e che la Lojodice rende in modo magistrale con molte, belle sfaccettat­ure. La sua Anna è una donna linguacciu­ta, pragmatica, sfacciata che conosce il dolore, tenera nella sua solitudine di vedova, forte nella sua generosità, tenace nell’accudire Gregorio quasi per ritrovare un senso alla sua vita. Intorno a lei madre, padre e sorella Samsa, filistei flaubertia­ni, interessat­i solo agli aspetti materiali della vita, i veri ottusi parassiti della storia, come il sociale che li circonda, l'ispettore, gli affittacam­ere, il violista. Tra il continuo muoversi di pareti che disegnano i vari ambienti della casa dei Samsa, spicca la verità fattiva e dolce di Anna un personaggi­o che la Lojodice rende tale e non un banale carattere in uno spettacolo che ha un che di tradizione polverosa.

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