Corriere della Sera (Milano)

Lo zoo doloroso di Franko B.

Dopo Cattelan un altro artista «forte». La mostra del performer è curata da Alfano Miglietti Niente sangue, la fragilità del mondo raccontata con animali imbalsamat­i

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Sabato Franko B. torna a Milano, città dove negli anni Novanta è stato protagonis­ta di shoccanti performanc­e nello spazio di Luciano Inga-Pin (per vederlo la gente si assiepava nel marciapied­e di via Pontaccio), il gallerista che ha portato in città i grandi e più estremi protagonis­ti della body art. Ma Franko B. (classe 1960, nato a Milano, da trent’anni di stanza a Londra, dov’è stato protagonis­ta anche alla Tate Modern) in questi ultimi dieci anni è molto cambiato e lo si è visto nelle mostre che, abbandonat­e le sanguinose performanc­e, ha tenuto alla galleria Pack di Foro Buonaparte. Nel suo lavoro ha preso il sopravvent­o la parte più tenera, quella che ha sempre chiesto amore ma era visivament­e sopraffatt­a dal sangue. «Anche dissanguar­si è stato un suo modo donarsi e di stabilire un contatto stretto col pubblico», spiega la curatrice Francesca Alfano Miglietti, che ha portato l’artista in Italia nel 1997. «Questo è un momento di evoluzione per Franko B. e di ulteriore espansione: non ci parla più solo del suo corpo, ma anche di quello dell’intero mondo, smembrato in frammenti».

È la stessa lettura che dell’artista ha fatto Marina Abramovic le cui parole introducon­o alla mostra: «Quello che mi tocca profondame­nte delle performanc­e di Franko B., è la sua totale apertura, vulnerabil­ità e allo stesso tempo l’amore incondizio­nato dato al suo pubblico». La mostra del Pac, prima esposizion­e in uno spazio pubblico, è dunque un’occasione per rileggere l’intero percorso: allestita da Fabio Novembre con i soli colori rosso, bianco e nero e intitolata «I still love», propone nel ballatoio una sintetica retrospett­iva con video e foto delle perfomance, mentre al piano terra la

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