Op­pres­so dai de­bi­ti, per­de la ca­sa Si sui­ci­da al mo­men­to del­lo sfrat­to

Il dram­ma di un as­si­cu­ra­to­re di Can­zo. Mo­glie e fi­gli non sa­pe­va­no nulla

Corriere della Sera (Milano) - - Lombardia - An­na Cam­pa­niel­lo

CAN­ZO (Co­mo)— Ha aspet­ta­to di tro­var­si fac­cia a fac­cia con l'uf­fi­cia­le giu­di­zia­rio che gli avreb­be no­ti­fi­ca­to lo sfrat­to ese­cu­ti­vo. Ha in­cro­cia­to lo sguar­do del fun­zio­na­rio, poi ha pre­mu­to il gril­let­to del suo fu­ci­le da cac­cia e si è tol­to la vi­ta. Un dram­ma al qua­le han­no as­si­sti­to im­po­ten­ti an­che i ca­ra­bi­nie­ri che ave­va­no ac­com­pa­gna­to l'in­ca­ri­ca­to del Tribunale.

Au­gu­sto Ber­ta­ri­ni ave­va 55 an­ni. Spo­sa­to e pa­dre di tre fi­gli, uno dei qua­li mi­no­ren­ne, era un as­si­cu­ra­to­re di suc­ces­so. Da qual­che an­no pe­rò il la­vo­ro non an­da­va be­ne co­me un tem­po, for­se a cau­sa del­la cri­si. Il pro­fes­sio­ni­sta ave­va chie­sto un pre­sti­to, ipo­te­can­do la ca­sa. Era cer­to che sa­reb­be riu­sci­to a re­sti­tui­re il de­na­ro. Era tal­men­te con­vin­to che avreb­be si­ste­ma­to ogni co­sa che non si era con­fi­da­to nep­pu­re con la fa­mi­glia. La mo­glie, as­si­sten­te in una ca­sa di ri­po­so, non sa­pe­va nulla dei guai fi­nan­zia­ri del ma­ri­to.

Nei mesi scor­si, l'as­si­cu­ra­to­re si era vi­sto pi­gno­ra­re la ca­sa di fa­mi­glia. L'im­mo­bi­le era sta­to ven­du­to all'asta. L'uf­fi­cia­le giu­di­zia­rio si era già presentato più vol­te per no­ti­fi­ca­re lo sfrat­to, ma ave­va sem­pre con­ces­so pro­ro­ghe all'or­mai ex pa­dro­ne di ca­sa. Ie­ri pe­rò era giun­to il mo­men­to del­lo sfrat­to ese­cu­ti­vo. Per que­sto, co­me d'abi­tu­di­ne, il fun­zio­na­rio ave­va chie­sto di es­se­re ac­com­pa­gna­to dai ca­ra­bi­nie­ri del­la sta­zio­ne di As­so.

L'as­si­cu­ra­to­re sa­pe­va che quel­lo di ie­ri era il gior­no del­la resa dei con­ti e che avreb­be do­vu­to ri­ve­la­re tut­to al­la mo­glie e ai fi­gli. Quan­do ha sen­ti­to suo­na­re il cam­pa­nel­lo, il 55en­ne ha aper­to sen­za in­du­gio la por­ta. Poi, ha im­brac­cia­to il fu­ci­le, ha po­sa­to la can­na sotto il men­to, ha aspet­ta­to l'uf­fi­cia­le giu­di­zia­rio e ha fat­to fuo­co. I ca­ra­bi­nie­ri era­no a po­chi pas­si. Han­no sen­ti­to il fun­zio­na­rio gri­da­re «spa­ra!» e lo han­no get­ta­to a ter­ra, con­vin­ti di es­se­re loro i ber­sa­gli. In­ve­ce, i mi­li­ta­ri han­no vi­sto il pa­dro­ne di ca­sa ca­de­re a ter­ra in una poz­za di san­gue. L'as­si­cu­ra­to­re è mor­to in po­chi istan­ti.

Al mo­men­to del­la tra­ge­dia, la mo­glie e i fi­gli mag­gio­ri del 55en­ne non era­no in ca­sa. Il ter­zo­ge­ni­to in­ve­ce, 17en­ne, dor­mi­va in ca­me­ra sua. Non si è ac­cor­to di nulla. Sono sta­ti gli stes­si ca­ra­bi­nie­ri, per­lu­stran­do l'abi­ta­zio­ne, ad ac­cor­ger­si del­la pre­sen­za del ra­gaz­zo.

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